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“Stavo per morire!”. Francesco Totti: la rivelazione shock

Pubblicato: 19/10/2026 12:32

La paura di non farcela, il respiro che diventa sempre più difficile e il pensiero di lasciare la propria famiglia senza poterla salutare. Ci sono momenti in cui anche chi è abituato a vivere sotto i riflettori, sostenere grandi pressioni e affrontare le sfide con determinazione si ritrova improvvisamente fragile. È in queste circostanze che le certezze possono vacillare e che la vicinanza delle persone care assume un significato ancora più profondo. La malattia, soprattutto quando colpisce in modo improvviso e mette a rischio la salute, può cambiare radicalmente il modo di guardare alla vita.

È quanto racconta Francesco Totti, ripercorrendo uno dei periodi più difficili della propria esistenza. L’ex capitano della Roma ha scelto di ricordare nel suo nuovo libro, Oltre, i giorni dell’ottobre 2020 in cui il Covid-19 lo costrinse a fare i conti con sintomi pesanti e con una paura che, come ha spiegato, non aveva mai provato in quella misura. A spaventarlo non era soltanto la malattia, ma anche il ricordo del padre e il timore di andare incontro allo stesso destino, lontano dai figli e dalla propria casa.
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Francesco Totti racconta la malattia nel libro Oltre

Nel suo libro, Francesco Totti torna ai giorni in cui contrasse il Covid-19, nell’ottobre del 2020. Quello che inizialmente poteva sembrare un problema di salute da affrontare con lucidità si trasformò progressivamente in un’esperienza molto più angosciante, segnata dalla febbre alta e dalle difficoltà respiratorie.

Il racconto dell’ex numero 10 giallorosso restituisce la dimensione personale di quei giorni, nei quali i sintomi si fecero sempre più pesanti. «La febbre è salita fino a 39 e sono comparsi tosse, dolori e soprattutto affanno. Non riuscivo a respirare. All’inizio ho affrontato la situazione con lucidità, poi però ho iniziato a cag***i addosso. Avevo una paura maledetta di morire come papà».

Sono parole forti, nelle quali Totti descrive senza nascondersi il momento in cui la preoccupazione ha lasciato spazio al terrore. La difficoltà nel respirare, unita alla febbre elevata e ai dolori, avrebbe alimentato il timore che la situazione potesse precipitare.

A rendere ancora più doloroso quel passaggio era il ricordo del padre, Enzo Totti, scomparso nel 2020. Il pensiero della sua morte si intrecciava con la paura di non riuscire a superare la malattia e di lasciare la propria famiglia.

La confessione a Noemi Bocchi e ai figli

Nel racconto contenuto in Oltre, uno degli aspetti più intimi riguarda le parole che Totti avrebbe rivolto alla compagna Noemi Bocchi e ai figli durante quei giorni difficili.

L’ex calciatore ricorda di aver temuto seriamente di non riuscire a superare la malattia. «Non so se ce la farò. Credetemi, non so quanto resisterò ancora», avrebbe detto ai suoi cari, manifestando apertamente l’angoscia che stava vivendo.

Poi, il pensiero torna alla paura di morire e alla possibilità di non poter più riabbracciare i figli. «Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli».

Le parole restituiscono il lato più vulnerabile di un uomo conosciuto per la sicurezza mostrata sul campo da calcio e per il legame profondo con la Roma. In quel momento, però, il ruolo di capitano e la notorietà pubblica passavano in secondo piano: a dominare era il timore di non riuscire a tornare alla vita di prima.

Il desiderio di rimanere vicino ai figli e di non affrontare la paura lontano dalla propria casa emerge come uno degli elementi centrali della testimonianza. È proprio il legame familiare a dare la misura dell’angoscia vissuta durante la malattia.

L’aiuto di Pier Silvio Berlusconi e l’intervento di Alberto Zangrillo

Durante quei giorni, nella vicenda si inserì anche un aiuto inatteso. Secondo il racconto di Totti, Pier Silvio Berlusconi, informato delle sue condizioni attraverso Silvia Toffanin, amica di Ilary Blasi, si sarebbe attivato per offrirgli la possibilità di essere trasferito a Milano.

L’obiettivo era affidarlo alle cure di Alberto Zangrillo, medico di fiducia della famiglia Berlusconi. La proposta prevedeva la disponibilità di un aereo per consentire lo spostamento dell’ex capitano della Roma.

Totti, tuttavia, non accolse immediatamente l’idea. La sua risposta, riportata nel libro, fu diretta e accompagnata da una battuta che esprimeva tutta la sua contrarietà a lasciare la città in cui viveva: «Non mi faccio ricoverare nella mia Roma e poi vengo a morì a Milano?».

Dietro l’ironia della frase si intravedeva una situazione tutt’altro che leggera. Totti stava affrontando giorni di forte preoccupazione e il pensiero di essere trasferito altrove, in una fase in cui temeva per la propria vita, non gli appariva una soluzione facile da accettare.

Nonostante il rifiuto del trasferimento, il contatto con Zangrillo si rivelò comunque utile. Il medico gli fornì alcuni consigli per affrontare meglio i sintomi del Covid, tra cui quello di dormire in posizione prona, cioè a pancia in giù, con le braccia larghe.

«Mi sono sentito rinascere»: il ritorno dopo la paura

Tra i passaggi più significativi della testimonianza c’è il ricordo del miglioramento che Totti racconta di aver avvertito dopo aver seguito i consigli ricevuti. «Mi sono sentito rinascere», ha raccontato l’ex calciatore, descrivendo la sensazione di ritrovare gradualmente sollievo dopo giorni segnati dall’affanno e dalla paura.

Il racconto si conclude con il superamento della malattia, ma senza cancellare il peso emotivo di quell’esperienza. Per Totti, il Covid non è stato soltanto un problema fisico: è diventato anche un confronto diretto con la possibilità della morte e con il dolore legato alla perdita del padre.

La testimonianza pubblicata in Oltre permette così di conoscere un lato meno esposto dell’ex capitano giallorosso. Dietro il personaggio pubblico, le imprese sportive e il rapporto con i tifosi, emerge il ricordo di un uomo spaventato dalla possibilità di non farcela e profondamente legato alla propria famiglia.

Le frasi rivolte ai figli e alla compagna, il tentativo di evitare il trasferimento a Milano e la gratitudine per l’aiuto ricevuto compongono il racconto di una prova che ha lasciato un segno. Totti ripercorre quei momenti senza nascondere la fragilità provata, ricordando quanto la malattia lo avesse portato vicino alla paura più grande: quella di morire e non poter più stare accanto alle persone che amava.

Il messaggio che emerge dal suo racconto è soprattutto personale. Anche chi sembra abituato a superare ogni ostacolo può trovarsi davanti a una situazione che mette in discussione ogni certezza. Per Francesco Totti, quei giorni dell’ottobre 2020 restano il ricordo di una battaglia affrontata con il timore di non tornare a casa, ma conclusa con la possibilità di riprendere la propria vita.

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