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Scontri a Milano, i genitori dei fermati rompono il silenzio: “Mio figlio? Ecco cosa gli farei”

Pubblicato: 20/10/2026 07:35

“Mio figlio? Un pirla. Gli avrei spaccato la testa”. “Ho scoperto da un video che era in Duomo”. In via Fatebenefratelli a Milano la rabbia, la vergogna e la paura dei genitori andati a riprendere i figli fermati dopo la guerriglia di sabato e domenica.

La fila davanti alla Questura

Arrivano in Suv, in treno, in metropolitana. Italiani, stranieri, di seconda generazione. Sono i genitori dei ragazzi accompagnati in Questura dopo gli scontri di Italia in piazza sabato 17 e domenica 18 ottobre a Milano. Le loro reazioni, raccolte dal Corriere della Sera e da Repubblica, sono furiose, disperate, incredule.

“Ho scoperto da un video che era in Duomo”. “Mio figlio? È stato un pirla. Se ha sbagliato pagherà”. “Gli avrei spaccato la testa”. In via Fatebenefratelli si incrociano storie diverse, ma con lo stesso finale: una notte passata a cercare un figlio che non tornava a casa.

“30 anni a spaccarmi la schiena”

C’è una mamma “milanesissima” che lascia la sua Jeep Renegade grigia in divieto di sosta per riabbracciare suo figlio. E c’è un padre romeno che non trova giustificazioni: “Venire qua dopo 30 anni in Italia a spaccarmi la schiena tutti i giorni al lavoro…”. Per lui non ci sono scusanti: “Sono deluso. Se ha sbagliato, pagherà”.

Ltaief, tunisino arrivato in Italia 4 anni fa, mostra il video di TikTok in cui si vede il figlio portato via dagli agenti. Lui ha 17 anni, in questura è finito anche il fratello più giovane. “Oggi dovevano andare a scuola. Non so cosa hanno fatto. Mi avevano detto che andavano in Duomo”.

“Mi ha detto che era in Duomo con un amico”

“Quando ieri sera sono tornato a casa mio figlio non c’era”, racconta un padre egiziano. “L’ho chiamato. Mi ha detto che era con gli amici in centro a Milano”. “Sì, anche per me è stato uguale”, dice una mamma marocchina: “Mi ha detto che era in Duomo con un amico, che c’era casino. Credo si sia trovato in mezzo”.

Quelli che dicono “non ho fatto niente”

Naturalmente c’è anche chi dice di non aver fatto niente. Come Hassan, che protesta per quelle “19 ore” passate dentro. “Non ci sta quello che hanno fatto”. Domenica era arrivato da San Zenone al Lambro: “Abbiamo visto sui social che sabato c’era stato casino, e abbiamo detto ‘andiamo a vedere’. Siamo usciti dal metrò… e mi hanno acchiappato. Ma io non ho fatto niente”.

La stessa storia la racconta Tommaso: “Io non ho fatto nulla. Ero con mio cugino in via Torino. Hanno preso lui, io mi sono avvicinato per capire, e ci sono finito in mezzo”. “Eravamo in 28 in cella. Ci hanno dato da bere e da mangiare, ma le coperte non bastavano per tutti”.

“Sarei stato contento se ti avessero spaccato la testa”

Poi c’è un padre italiano che accoglie così suo figlio: “Sarei stato contento se ti avessero spaccato la testa, guarda. Te la spaccherei io”. Alcuni ragazzi erano quasi entusiasti: “Figa, quindici ore in Questura”. “Eravamo in quattro, l’unica cosa è che avevamo una busta con gli alcolici”, dice un altro. “Nella camera di sicurezza questa notte eravamo ventotto, dentro è pieno di giovani”.

C’è anche chi non sapeva nulla: “È venuto con gli amici, sono tutti rientrati lui no”, la sorpresa di un padre arrivato da Parma. “Alle 2 di notte mi ha chiamato la polizia dicendomi di cercare un avvocato perché lui poteva finire in carcere”.

La mamma ucraina: “Ha 14 anni e mezzo”

“Non ha mai dormito fuori e ieri non è tornato, non so di più. Lui è un buono”, dice il papà di un ventunenne che studia medicina. Infine, c’è Snizhana. È ucraina, è in Italia dal 2005, “e sto crescendo i miei figli da sola”.

Signora, suo figlio è uno dei ragazzi fermati durante i disordini di domenica in centro? “Sì, credo. So solo che qui c’è mio figlio. Ha 14 anni e mezzo. E ieri era in Duomo con gli amici. Altro, non so”. Dice di aver saputo del fermo dal fratello: “Mi ha fatto vedere un video in cui si vedeva che era stato bloccato dalla polizia. Poi mi hanno chiamato dalla questura. Mi hanno spiegato che devo cercargli un avvocato perché ‘andrà in carcere'”.

“Non sapevo fosse venuto a Milano. Ma invece è venuto in centro con gli amici e compagni di classe. Mi aveva chiamato per dirmi che tornava a casa. E invece non è tornato. Ho provato a richiamarlo, ma il suo cellulare era spento. Lui è piccolo ed era la prima volta che veniva a Milano. Lui è un bravo ragazzo, si sarà fatto trascinare da amicizie sbagliate. Studia, oggi sarebbe dovuto andare a scuola. E ora, invece, dicono che andrà in carcere. Voglio solo abbracciarlo, e dirgli di fare la cosa giusta”.

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Ultimo Aggiornamento: 20/10/2026 07:52

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