
Due italiani, padre e figlio, sono stati fermati dalla polizia israeliana in Cisgiordania, trattenuti per oltre 24 ore e successivamente espulsi. Si tratta di Manuel Tartarotti, 35 anni, e del padre Alberto, 67 anni, entrambi altoatesini, che si trovavano nella zona di Masafer Yatta per motivi umanitari. Secondo quanto riportato dal portale Salto.bz, i due sarebbero stati accusati di «terrorismo». Il più giovane ha raccontato di essere stato bendato, caricato su un mezzo militare e picchiato durante il trasferimento. Una testimonianza che solleva interrogativi sulle modalità del fermo, mentre le autorità israeliane hanno disposto anche un divieto di ingresso nel Paese.
Padre e figlio italiani fermati durante una raccolta di olive
La vicenda si è verificata nella zona di Masafer Yatta, in Cisgiordania, dove Manuel e Alberto Tartarotti si trovavano per svolgere attività umanitarie.
Secondo quanto riferito dai media israeliani, i due italiani sono stati fermati nei pressi del villaggio palestinese di At-Tuwani, mentre era in corso una raccolta di olive.
Le prime notizie diffuse in Israele parlavano dell’arresto di «due attivisti stranieri, padre e figlio», senza inizialmente indicarne le generalità.
Successivamente, il portale altoatesino Salto.bz ha identificato i due uomini come Manuel Tartarotti, 35 anni, e suo padre Alberto, 67.
Entrambi sarebbero stati trattenuti dalla polizia israeliana per oltre un giorno, prima di essere espulsi.
Il racconto di Manuel: «Ci hanno bendati e caricati su un furgone militare»
A ricostruire quanto accaduto è stato Manuel Tartarotti, che ha raccontato al portale Salto.bz le circostanze del fermo.
Secondo la sua testimonianza, gli agenti israeliani avrebbero inizialmente chiesto i documenti ai due italiani, per poi procedere al loro trasferimento su un mezzo militare.
«La polizia israeliana ci ha chiesto i documenti, poi hanno preso me e mio padre, ci hanno bendati e caricati su un furgone militare», ha dichiarato il trentacinquenne.
Manuel ha spiegato di non aver ricevuto informazioni sulla destinazione del trasferimento.
«Non ci hanno detto dove ci portavano», ha aggiunto.
Il giovane ha quindi denunciato di aver subito violenze fisiche durante il tragitto.
«Io sono stato preso e picchiato nel retro del mezzo. Non sapevo cosa sarebbe successo e ho avuto paura», ha raccontato.
Si tratta di accuse riferite direttamente dall’uomo, sulle quali non risultano, nelle informazioni disponibili, riscontri indipendenti o una replica specifica delle autorità israeliane.
L’accusa di terrorismo e il divieto di ingresso in Israele
Secondo quanto riportato da Salto.bz, durante il fermo i due altoatesini sarebbero stati accusati di «terrorismo».
Non sono stati però forniti dettagli sulle contestazioni specifiche o su eventuali procedimenti giudiziari avviati nei loro confronti.
La vicenda è stata ripresa anche dalla stampa israeliana.
Il Times of Israel, citando un comunicato della polizia, ha riferito che i due attivisti stranieri sarebbero stati sottoposti a un divieto di ingresso in Israele.
Dopo essere stati trattenuti per oltre 24 ore, Manuel e Alberto Tartarotti sono stati espulsi.
Non è chiaro, sulla base delle informazioni diffuse, se l’espulsione sia stata accompagnata da ulteriori provvedimenti né quale sia stata la motivazione formale delle autorità.
Cosa facevano i due italiani a Masafer Yatta
Manuel e Alberto Tartarotti si trovavano nella Cisgiordania meridionale per motivi umanitari.
Il fermo sarebbe avvenuto durante una raccolta di olive nei pressi di At-Tuwani, uno dei villaggi dell’area di Masafer Yatta.
La raccolta delle olive rappresenta un’attività agricola importante per molte famiglie palestinesi e, in alcune zone della Cisgiordania, viene accompagnata dalla presenza di volontari e osservatori internazionali.
Secondo le informazioni disponibili, padre e figlio erano presenti nell’area proprio nell’ambito di queste attività.
Resta da chiarire quali circostanze abbiano portato la polizia israeliana a intervenire e quali comportamenti siano stati contestati ai due italiani.
Oltre 24 ore di fermo, poi l’espulsione
La vicenda si è conclusa con l’espulsione dei due altoatesini, dopo un fermo durato più di 24 ore.
Il racconto di Manuel Tartarotti descrive momenti di paura e denuncia presunte violenze subite durante il trasferimento su un veicolo militare.
«Non sapevo cosa sarebbe successo e ho avuto paura», ha dichiarato il trentacinquenne, ricordando il momento in cui sarebbe stato bendato e portato via insieme al padre.
Da parte israeliana, secondo quanto riportato dal Times of Israel, è stata comunicata la decisione di vietare ai due l’ingresso nel Paese.
Restano da chiarire le ragioni precise del fermo, la natura delle accuse di terrorismo riportate dalla stampa e le circostanze delle presunte violenze denunciate da Manuel Tartarotti.


