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Scontri a Milano, Piantedosi: “Sospetto di un’organizzazione dietro alle devastazioni”. E punta il dito contro i russi

Pubblicato: 21/10/2026 20:30

Chi ha organizzato le violenze esplose a Milano durante le proteste dello scorso fine settimana? E soprattutto, chi ha spinto centinaia di giovani a partecipare agli scontri e alle devastazioni? Sono gli interrogativi sui quali stanno lavorando polizia e intelligence dopo quanto accaduto sabato 17 e domenica 18 ottobre. A sollevare nuovi dubbi è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in un’intervista a Open ha evidenziato un’apparente contraddizione: da una parte ragazzi che, durante gli interrogatori, sarebbero sembrati persino inconsapevoli di ciò a cui stavano partecipando; dall’altra, una capacità organizzativa significativa nel coinvolgerli. Gli investigatori stanno approfondendo anche il ruolo dei social network e delle chat online, mentre nel governo emergono posizioni differenti sull’ipotesi di possibili interferenze esterne.

Piantedosi: «Ragazzi inconsapevoli, ma qualcuno li ha organizzati»

Le dichiarazioni del ministro dell’Interno sono arrivate al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocata in prefettura a Milano dopo gli episodi di violenza dello scorso fine settimana.

Rispondendo a una domanda di Open, Piantedosi ha spiegato che due aspetti hanno attirato particolarmente l’attenzione degli investigatori.

Il primo riguarda il comportamento dei giovani coinvolti negli scontri.

«Lo spontaneismo assoluto di questi ragazzi: raccontavano i magistrati che hanno assistito agli interrogatori che alcuni sono sembrati persino inconsapevoli di ciò a cui stessero partecipando», ha dichiarato.

Il secondo elemento è invece rappresentato dalla capacità di mobilitare i partecipanti alle manifestazioni.

Secondo il ministro, sarebbe emersa una «organizzazione nella sollecitazione della loro partecipazione a questi eventi abbastanza solida e importante».

Una differenza che sta spingendo gli investigatori a cercare di capire come siano stati coinvolti i giovani e se dietro la mobilitazione possano esserci soggetti capaci di coordinare o influenzare le proteste.

Il sospetto di una regia dietro gli scontri: «Non abbiamo prove certe»

Piantedosi ha però invitato alla prudenza, chiarendo che al momento non esistono elementi sufficienti per affermare che le violenze siano state organizzate da una regia esterna.

«Non c’è nessuna evidenza materiale chiara e certa», ha precisato il ministro.

La discrepanza tra la spontaneità mostrata da alcuni partecipanti e l’efficacia della mobilitazione apre tuttavia, secondo il titolare del Viminale, nuovi scenari investigativi.

Gli accertamenti dovranno stabilire se gli episodi siano stati il risultato di iniziative spontanee, di un coordinamento organizzato oppure di altre dinamiche.

Per il momento, dunque, l’esistenza di eventuali mandanti o organizzatori esterni resta un’ipotesi da verificare, non una conclusione raggiunta dagli investigatori.

Telegram e TikTok sotto osservazione: il ruolo dei social nelle proteste

Uno dei principali filoni di approfondimento riguarda l’utilizzo delle piattaforme digitali per coinvolgere i giovani nelle manifestazioni.

L’attenzione degli investigatori si concentra in particolare sulle chat di Telegram e sui video diffusi attraverso TikTok, strumenti che potrebbero aver contribuito alla circolazione degli appelli a partecipare alle proteste.

Piantedosi ha confermato che durante il vertice sulla sicurezza è stato affrontato anche il tema dell’«ingaggio e dell’indottrinamento attraverso i social».

Polizia postale e intelligence stanno cercando di ricostruire le modalità con cui sono stati diffusi i messaggi e di verificare l’eventuale presenza di forme di coordinamento.

La diffusione di contenuti sui social, da sola, non dimostra tuttavia l’esistenza di un’organizzazione criminale o di interferenze straniere.

Crosetto parla di «guerra ibrida», Salvini respinge l’ipotesi russa

Le possibili origini delle violenze hanno aperto anche un confronto politico all’interno del governo.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha richiamato il concetto di «guerra ibrida», facendo riferimento alle attività di destabilizzazione che possono essere condotte contro i Paesi europei, anche attraverso strumenti di influenza e disinformazione.

Tra gli attori internazionali richiamati nel dibattito figura la Russia, soprattutto in relazione alle tensioni con gli Stati europei che sostengono l’Ucraina.

Di posizione diversa il vicepremier Matteo Salvini, intervenuto al vertice sulla sicurezza di Milano, che ha respinto le ipotesi di una possibile regia russa o di altre interferenze esterne.

Salvini ha concentrato l’attenzione sulla necessità di contrastare gli episodi di violenza e rafforzare la sicurezza nelle città, sostenendo una linea di tolleranza zero nei confronti dei responsabili delle devastazioni.

Le due posizioni riflettono approcci differenti alla lettura degli eventi: da una parte l’attenzione alle possibili operazioni di destabilizzazione, dall’altra la priorità attribuita al contrasto diretto della violenza urbana.

Meloni attende gli sviluppi delle indagini

In questo quadro, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non ha attribuito pubblicamente la responsabilità degli scontri a eventuali soggetti esterni.

Secondo quanto ricostruito da Open, la premier sarebbe in attesa di elementi concreti da parte degli investigatori prima di esprimere valutazioni sull’eventuale presenza di organizzatori o interferenze straniere.

Al momento, infatti, non risultano prove pubblicamente confermate che colleghino gli episodi di Milano a operazioni riconducibili alla Russia o ad altri attori internazionali.

Milano, vertice sulla sicurezza dopo le devastazioni

Il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito a Milano con la partecipazione dei vertici delle forze dell’ordine e delle istituzioni coinvolte nella gestione della sicurezza.

All’incontro erano presenti anche il sindaco Giuseppe Sala, rappresentanti della polizia, della polizia locale e dell’Esercito, oltre ai questori dei capoluoghi lombardi.

La riunione è stata convocata per valutare le misure necessarie a prevenire nuovi episodi di violenza, dopo le devastazioni e i saccheggi registrati durante le proteste contro il carovita.

Le autorità temono infatti che possano verificarsi ulteriori disordini e stanno valutando le modalità per rafforzare i controlli.

Il nodo principale delle indagini resta però quello sollevato da Piantedosi: come sia stato possibile mobilitare in modo apparentemente efficace giovani che, in alcuni casi, non sembravano pienamente consapevoli delle manifestazioni alle quali stavano partecipando.

Una domanda alla quale polizia e intelligence stanno cercando di rispondere, mentre il ministro dell’Interno ribadisce che, per ora, non esistono prove certe di una regia dietro gli scontri.

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