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Papa Leone non dovrà fare l’immunoterapia: la smentita e il responso dei medici

Pubblicato: 25/10/2026 15:53

Papa Leone XIV non dovrà sottoporsi all’immunoterapia dopo l’intervento per l’asportazione del tumore al polmone. Secondo quanto riferito da Tgcom24, fonti vaticane smentiscono le indiscrezioni circolate su network internazionali e confermano la valutazione già comunicata dai sanitari: il Pontefice non ha bisogno di ulteriori terapie oncologiche. Un’indicazione contenuta nella nota del medico personale, Luigi Carbone, e del chirurgo Stefano Margaritora, diffusa dopo gli accertamenti sui tessuti asportati.

La smentita delle fonti vaticane sull’immunoterapia

Le notizie riguardanti un possibile trattamento successivo all’operazione vengono dunque smentite dalle fonti vaticane citate nel resoconto del 25 ottobre. Il riferimento resta quanto stabilito dai medici che seguono direttamente il Papa e che hanno valutato gli esiti definitivi degli esami.

La precisazione interviene dopo la diffusione di informazioni che prospettavano un percorso di immunoterapia. Il quadro clinico comunicato ufficialmente rimane quello di una malattia localizzata, per la quale la successiva valutazione oncologica non ha indicato la necessità di aggiungere altri trattamenti all’intervento chirurgico.

Gli esami definitivi dopo l’operazione

La comunicazione medica più importante era arrivata nella serata del 21 ottobre. Carbone e Margaritora avevano annunciato il completamento degli esami istologici definitivi e delle indagini di biologia molecolare sul materiale prelevato durante l’operazione.

Gli accertamenti hanno confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare e il carattere localizzato della malattia. Dopo l’esame dei risultati è stata effettuata un’ulteriore valutazione specialistica, conclusa con un’indicazione precisa: «Non è necessaria alcuna ulteriore terapia».

È questo il responso sul quale si fonda la conferma relativa all’assenza di un programma di immunoterapia. La decisione comunicata riguarda il percorso oncologico successivo alla chirurgia, mentre il Papa prosegue la convalescenza dopo l’operazione.

L’intervento del 13 ottobre e le dimissioni dal Gemelli

Leone XIV era stato operato il 13 ottobre al Policlinico Agostino Gemelli di Roma dall’équipe di chirurgia toracica guidata dal professor Margaritora. L’intervento aveva comportato l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro.

Il Pontefice ha lasciato l’ospedale il 17 ottobre, dopo quattro giorni di ricovero. Le dimissioni erano state decise sulla base del quadro clinico e dei risultati degli esami del sangue e del controllo radiologico del torace eseguiti quella mattina.

All’uscita dal Policlinico, Leone aveva salutato il personale sanitario e le persone riunite per manifestargli vicinanza. Il rientro in Vaticano ha segnato l’inizio della successiva fase di recupero.

Il tumore scoperto durante accertamenti di routine

Nell’intervista pubblicata il 17 ottobre anche sul sito del Gemelli, Margaritora aveva spiegato che la scoperta della lesione era avvenuta casualmente durante esami di routine all’addome, che avevano consentito di visualizzare anche le basi polmonari.

Il chirurgo aveva descritto come soddisfacenti le condizioni del Papa al momento delle dimissioni, riferendo esami del sangue nella norma e una riespansione del polmone coerente con i tempi attesi. Già durante il ricovero il Pontefice aveva ripreso alcune attività lavorative e seguito il programma di fisioterapia.

La prudenza dei medici sulla visita ad Assisi

Il recupero continua a essere accompagnato da indicazioni precauzionali. Il 23 ottobre, dopo una radiografia di controllo che aveva confermato il buon andamento del decorso postoperatorio, i medici hanno sconsigliato il viaggio in elicottero previsto per il 27 ottobre ad Assisi.

La decisione è stata motivata dal breve tempo trascorso dall’operazione. Il Papa farà pervenire un messaggio all’incontro per la pace al quale avrebbe dovuto partecipare. La rinuncia allo spostamento si inserisce quindi nelle cautele adottate per favorire la convalescenza, mentre resta confermata la valutazione sull’assenza di ulteriori terapie oncologiche.

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