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“Fallo adesso!”. Scontro tra treni: gli audio agghiaccianti prima della strage

Pubblicato: 29/10/2026 09:59

Le comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo ferroviario sono al centro degli accertamenti sul grave incidente ferroviario in Spagna, avvenuto sulla linea ad alta velocità nella zona di Toledo. La collisione tra un treno Iryo e un convoglio Ave ha provocato, secondo le informazioni riportate, almeno 68 vittime, mentre tre cittadine italiane risultano ancora disperse. Le registrazioni delle conversazioni operative, diffuse nelle ricostruzioni dell’accaduto, sollevano interrogativi sulle indicazioni impartite durante la gestione di un guasto ai sistemi di sicurezza.

La dinamica descritta evidenzia una successione di segnalazioni, risposte e decisioni che dovranno essere esaminate per stabilire come sia stato possibile arrivare allo scontro. Un convoglio Iryo era fermo dopo aver incontrato difficoltà tecniche, mentre un treno Ave si trovava in movimento sulla stessa linea. La violenza dell’impatto sarebbe stata tale da distruggere l’ultima carrozza dell’Iryo e provocare deformazioni dei binari.

Al centro dell’attenzione ci sono soprattutto le procedure adottate dopo l’interruzione del sistema di protezione Lzb, utilizzato per controllare la circolazione e mantenere le distanze di sicurezza tra i treni. Le conversazioni attribuite al personale ferroviario pongono una questione decisiva: quali istruzioni furono impartite e perché, nonostante le difficoltà tecniche segnalate, non venne impedito l’avvicinamento dei due convogli?
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Il guasto al sistema Lzb e le istruzioni del centro di controllo

Secondo la ricostruzione riportata, nelle prime ore della mattinata un problema tecnico avrebbe compromesso il funzionamento del sistema Lzb lungo un tratto ferroviario di circa 63 chilometri. Il guasto, collegato a tre computer, avrebbe provocato l’arresto automatico di sette treni, trasferendo la gestione della circolazione al centro di controllo di Adif, l’ente pubblico responsabile dell’infrastruttura ferroviaria spagnola.

Alle 8.36 sarebbe avvenuto il primo contatto con il macchinista del treno Ave, identificato come convoglio 2080. Dal centro di Madrid sarebbe arrivata l’indicazione di scollegare e ricollegare il sistema Lzb, per poi riprendere la marcia utilizzando la modalità di riserva Bsl.

Il punto più controverso riguarda proprio la velocità autorizzata. Alla richiesta di conferma del macchinista, che avrebbe domandato se fosse davvero possibile procedere a marcia normale, il centro di controllo avrebbe ribadito l’indicazione.

Questa risposta è ora al centro degli interrogativi sulle procedure di sicurezza ferroviaria. Quando un sistema di protezione non è disponibile, infatti, la circolazione deve essere gestita secondo regole specifiche, che possono imporre limitazioni di velocità e modalità di avanzamento differenti rispetto a quelle previste in condizioni ordinarie.

Nella ricostruzione citata, il sistema Bsl viene descritto come una modalità di riserva basata sui segnali luminosi lungo la linea. Il suo utilizzo, secondo quanto riferito, avrebbe richiesto una marcia a vista e una velocità massima intorno ai 40 chilometri orari, ben lontana da quella ordinaria dei treni ad alta velocità.

Resta da accertare quale procedura fosse effettivamente applicabile in quel tratto, quali indicazioni fossero previste dai protocolli e se le istruzioni impartite dal centro di controllo fossero conformi alle disposizioni operative.

L’Iryo segnala il problema, ma il treno resta fermo

Pochi minuti dopo il primo contatto, intorno alle 8.41, anche la macchinista dell’Iryo avrebbe comunicato al centro di controllo di non riuscire a riprendere la marcia. Il convoglio, secondo la registrazione riportata, era fermo nei pressi dell’ingresso di Urda dopo un’interruzione della trasmissione durante il funzionamento in modalità Bsl.

La comunicazione avrebbe evidenziato una difficoltà concreta: il treno non riusciva a ricevere correttamente le informazioni necessarie per proseguire. La macchinista avrebbe quindi segnalato di essere ferma, mentre il sistema di sicurezza Lzb non risultava nuovamente operativo.

La risposta ricevuta da Madrid sarebbe stata simile a quella fornita pochi minuti prima al macchinista dell’Ave. Anche in questo caso sarebbe stato suggerito di scollegare e ricollegare il sistema, riprendendo poi la marcia secondo le indicazioni relative al Bsl.

È proprio la successione temporale delle comunicazioni a rendere particolarmente delicata la ricostruzione. Mentre l’Iryo segnalava di essere impossibilitato a ripartire, l’Ave aveva già ricevuto l’indicazione di proseguire. La distanza tra i due convogli, la posizione esatta lungo la linea e le informazioni disponibili in quel momento agli operatori saranno elementi fondamentali per comprendere l’evoluzione degli eventi.

Le registrazioni, da sole, non bastano a stabilire tutte le responsabilità. Sarà necessario verificare i dati tecnici, la segnaletica, le condizioni dell’infrastruttura e le procedure previste in caso di malfunzionamento dei sistemi di protezione.

L’ultima chiamata e le parole prima dello schianto

Un’altra comunicazione, avvenuta intorno alle 8.48, avrebbe mostrato che l’Iryo era ancora fermo. La macchinista avrebbe spiegato di non riuscire a riavviare il sistema Lzb e di trovarsi ancora davanti al segnale di ingresso.

Dal centro di controllo sarebbe arrivata una risposta rassicurante, con l’invito a ripartire appena possibile e a richiamare in caso di ulteriori problemi. Una frase che, alla luce della collisione successiva, assume un significato particolarmente rilevante per gli investigatori.

Il nodo da chiarire è se, in quel momento, il centro di controllo fosse consapevole della posizione dell’Ave e del rischio che il treno in movimento potesse raggiungere quello fermo. Occorrerà inoltre stabilire quali informazioni fossero effettivamente disponibili agli operatori e se esistessero strumenti o procedure in grado di evitare lo scontro.

Dopo l’ultima comunicazione, secondo la ricostruzione, alcuni operatori si sarebbero confrontati sulle difficoltà tecniche dell’Iryo. Poco dopo sarebbe avvenuta la collisione.

La sequenza temporale suggerisce quindi diversi punti da approfondire: le istruzioni sulla velocità, la gestione del guasto, il coordinamento tra il centro di controllo e i macchinisti e la verifica della distanza tra i convogli. Saranno gli accertamenti tecnici e giudiziari a stabilire se si siano verificate violazioni delle procedure e a individuare eventuali responsabilità individuali o organizzative.

L’inchiesta sulla tragedia e i dubbi sulla sicurezza dell’alta velocità

L’incidente ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza dell’alta velocità ferroviaria in Spagna. La gravità del bilancio umano e la presenza di problemi tecnici prima dello schianto rendono indispensabile una ricostruzione precisa delle condizioni in cui veniva gestita la circolazione.

Secondo le informazioni riportate, la rete spagnola ad alta velocità non avrebbe registrato incidenti mortali nei precedenti 35 anni, mentre quello avvenuto sulla linea interessata sarebbe il secondo incidente verificatosi in quel tratto negli ultimi dodici mesi. Dati che rendono ancora più urgente chiarire le cause della tragedia, senza anticipare conclusioni prima della fine delle indagini.

Le comunicazioni tra macchinisti e centro di controllo rappresentano un elemento importante, ma dovranno essere confrontate con i registri dei sistemi informatici, le registrazioni integrali, i dati di marcia e le condizioni dell’infrastruttura. Solo attraverso l’analisi complessiva sarà possibile stabilire se lo schianto sia stato determinato da una catena di errori umani, da problemi tecnici o da una combinazione di fattori.

L’obiettivo dell’inchiesta sarà ricostruire ogni passaggio, individuare le eventuali responsabilità e chiarire perché le segnalazioni di difficoltà non abbiano impedito la collisione. Dietro le registrazioni e le procedure da verificare resta il bilancio più drammatico: decine di persone hanno perso la vita e altre famiglie attendono risposte sulla sorte dei propri cari.

La priorità resta quindi accertare con rigore che cosa sia accaduto prima dell’incidente ferroviario in Spagna, evitando conclusioni affrettate e distinguendo gli elementi documentati dalle ipotesi ancora da verificare.

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