Vai al contenuto

Polonia nel caos, Tusk accusa Nawrocki: “A rischio lo Stato di diritto”

Pubblicato: 01/11/2026 07:50

La Polonia è precipitata in una gravissima crisi istituzionale, con il governo europeista di Donald Tusk e il presidente della Repubblica Karol Nawrocki ormai protagonisti di uno scontro aperto sul controllo della giustizia. A Varsavia la tensione è esplosa davanti alla sede della Corte costituzionale, dove migliaia di manifestanti si sono radunati per contestare l’insediamento di cinque nuovi giudici. Il premier denuncia un attacco allo Stato di diritto, mentre il capo dello Stato, sostenuto dalla destra sovranista, accusa l’esecutivo di voler imporre con la forza le proprie decisioni. Una contrapposizione che rischia di paralizzare il funzionamento delle istituzioni polacche.

La situazione è degenerata nella notte tra venerdì 30 e sabato 31 ottobre, quando Nawrocki ha interrotto un viaggio verso il Senegal per rientrare precipitosamente nella capitale. Accompagnato dalla propria scorta, il presidente si è presentato davanti al tribunale, facendosi strada tra poliziotti e magistrati che presidiavano l’edificio. Alle cinque del mattino ha denunciato una presunta «occupazione con la forza di un organismo costituzionale». Al centro della contesa ci sono cinque magistrati eletti dal Parlamento che attendono da mesi di assumere le proprie funzioni, ma ai quali il presidente ha impedito di prestare giuramento. Il governo ha deciso di procedere comunque, provocando la reazione del capo dello Stato.

La resa dei conti sulla giustizia polacca

Per comprendere la portata dello scontro bisogna tornare al 2015, quando il PiS di Jarosław Kaczyński conquistò il governo e avviò una profonda trasformazione del sistema giudiziario. Negli otto anni successivi, le nomine ai vertici della magistratura e le riforme della giustizia provocarono ripetuti conflitti con l’Unione europea. Bruxelles contestò la compromissione dell’indipendenza dei giudici, mentre la Corte di Giustizia europea intervenne più volte contro le misure adottate da Varsavia. La contrapposizione arrivò fino al congelamento di finanziamenti europei, subordinati al ripristino delle garanzie dello Stato di diritto.

Quando Donald Tusk vinse le elezioni del 2023, il ripristino dell’autonomia della magistratura divenne uno degli obiettivi principali del nuovo esecutivo. Il programma di riforme si è però scontrato prima con l’opposizione del presidente Andrzej Duda e successivamente con quella di Nawrocki, entrambi espressione dell’area conservatrice. Il potere di veto del capo dello Stato ha rallentato numerosi interventi, rendendo particolarmente difficile modificare gli equilibri nelle istituzioni giudiziarie. La battaglia sulla Corte costituzionale assume inoltre un rilievo particolare per diversi esponenti del PiS, compreso il presidente del tribunale, Bogdan Święczkowski, nei cui confronti risultano pendenti quattro procedimenti penali.

La protesta è proseguita anche sabato pomeriggio, quando circa mille persone si sono nuovamente raccolte davanti alla Corte costituzionale. Tra bandiere polacche, cartelli del PiS e simboli dell’estrema destra di Konfederacja, i manifestanti hanno accusato Tusk di voler assumere il controllo del tribunale. Alla mobilitazione ha partecipato anche Kaczyński, che ha parlato di un «assalto» alle istituzioni. Particolarmente significativo il coinvolgimento di Solidarność, il sindacato protagonista della lotta contro il comunismo, oggi schierato contro il governo europeista. Una posizione che contrasta con quella del suo storico leader, Lech Wałęsa, intervenuto pubblicamente per sostenere Tusk e difendere l’azione del governo.

L’accusa di Tusk e l’ipotesi di un reset costituzionale

La risposta del primo ministro è arrivata sabato sera, attraverso un discorso televisivo alla nazione. Tusk ha accusato il PiS e i presidenti Duda e Nawrocki di essere responsabili di un processo di progressiva distruzione dello Stato di diritto. Il riferimento agli episodi avvenuti davanti alla Corte costituzionale è stato esplicito: «Nello Stato di diritto non c’è spazio per la legge della giungla», ha dichiarato il premier, aggiungendo che le controversie istituzionali non possono essere risolte attraverso «i muscoli e la maleducazione». Parole che segnano un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra il governo e il Quirinale polacco, con entrambe le parti che rivendicano la difesa della Costituzione.

La questione centrale resta quella dei cinque giudici costituzionali che non riescono a prendere il posto dei magistrati uscenti. Il governo sostiene la legittimità della loro elezione parlamentare, mentre Nawrocki contesta i requisiti delle nomine e si oppone al loro insediamento. Per superare lo stallo, il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz ha proposto un «reset costituzionale», attraverso una revisione delle procedure di selezione dei magistrati, l’azzeramento delle attuali cariche e la nomina di una nuova Corte. Una soluzione che richiederebbe però un accordo politico oggi particolarmente difficile. Intanto la Polonia resta divisa tra due interpretazioni contrapposte della legittimità istituzionale, mentre lo scontro sulla giustizia investe direttamente i rapporti tra i massimi poteri dello Stato.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure