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Belgio, il premier si dimette dopo lo scontro sulla manovra: rischio elezioni anticipate

Pubblicato: 02/11/2026 14:25

Terremoto politico in Belgio, dove il primo ministro Bart De Wever ha presentato le proprie dimissioni dopo il fallimento dei negoziati sulla manovra finanziaria 2027. Il premier, leader della Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA) e alleato politico di Giorgia Meloni in Europa, si è recato nella mattinata di lunedì 2 novembre a Palazzo Reale per consegnare formalmente le dimissioni a Re Filippo. Ma il sovrano ha deciso di non pronunciarsi immediatamente, aprendo una fase di consultazioni per tentare di evitare una crisi di governo prolungata.

La decisione arriva dopo una notte di trattative senza risultati tra i cinque partiti della maggioranza, divisi sulle misure necessarie per ridurre il deficit pubblico. Sullo sfondo c’è una situazione economica difficile, con un debito superiore al 110% del Pil e la necessità di individuare almeno 10 miliardi di euro di risparmi.

De Wever presenta le dimissioni, ma il re prende tempo

Il confronto tra il primo ministro e Re Filippo è durato circa un’ora e mezza. Al termine dell’incontro, De Wever ha lasciato Palazzo Reale senza rilasciare dichiarazioni.

A chiarire la posizione della monarchia è stata una comunicazione ufficiale del Palazzo Reale: «Il re si riserva di prendere una decisione e, a partire da domani, avvierà una serie di consultazioni con i leader dei partiti di maggioranza».

Il sovrano ha quindi scelto di non accettare immediatamente le dimissioni, riservandosi di verificare se esistano ancora le condizioni per mantenere in vita la coalizione.

Nel comunicato è stata espressa anche la preoccupazione per il mancato accordo sulla legge di bilancio.

«Il re si rammarica che non sia stato raggiunto alcun accordo su un bilancio credibile e adeguato alle sfide attuali. In un contesto caratterizzato da grande incertezza geopolitica e da notevoli difficoltà economiche, il Paese non può permettersi una crisi politica prolungata».

Le prossime giornate saranno quindi decisive. Venerdì 6 novembre, il re dovrebbe ricevere nuovamente De Wever per valutare l’esito delle consultazioni e decidere come procedere.

Tra gli scenari possibili ci sono un nuovo tentativo di accordo tra i partiti di governo oppure l’apertura di una crisi che potrebbe condurre, qualora non emergessero maggioranze alternative, a elezioni anticipate.

Perché è scoppiata la crisi: lo scontro sui tagli e sulle tasse

A far precipitare la situazione è stato il confronto sulla legge di bilancio per il 2027, diventato il principale terreno di scontro tra le diverse anime della maggioranza.

Il Belgio deve affrontare una situazione complessa sul fronte dei conti pubblici. Il debito nazionale ha superato il 110% del prodotto interno lordo, uno dei livelli più elevati dell’Unione europea, mentre il deficit si è attestato intorno al 5% del Pil.

Il Paese è sottoposto alla procedura europea per deficit eccessivo e deve avviare un percorso di risanamento per riportare il disavanzo verso la soglia del 3%.

Per raggiungere questo obiettivo, il governo deve individuare misure per almeno 10 miliardi di euro.

Ed è proprio sulle modalità con cui reperire queste risorse che la coalizione si è divisa.

I partiti conservatori spingono per una riduzione della spesa pubblica, mentre le forze di centrosinistra chiedono di intervenire maggiormente sul fronte delle entrate, attraverso una maggiore tassazione dei redditi più elevati.

Due impostazioni economiche difficili da conciliare, che hanno trasformato il negoziato sulla manovra in una crisi politica.

La coalizione Arizona rischia di saltare dopo 21 mesi

De Wever guida il governo belga dal 31 gennaio 2025, quando si insediò alla testa della cosiddetta coalizione Arizona, nata dopo ben 234 giorni di trattative.

L’esecutivo riunisce cinque partiti appartenenti a diverse tradizioni politiche e linguistiche:

  • N-VA, la Nuova Alleanza Fiamminga guidata da De Wever, di orientamento conservatore.
  • CD&V, i cristiano-democratici fiamminghi.
  • Vooruit, la formazione socialdemocratica fiamminga.
  • Movimento Riformatore (MR), partito liberale francofono.
  • Les Engagés, formazione centrista francofona.

Una maggioranza eterogenea, costruita attraverso un difficile compromesso politico, che per circa 21 mesi è riuscita a mantenere un equilibrio tra posizioni differenti.

La necessità di adottare misure economiche impopolari ha però fatto emergere contrasti sempre più profondi.

A descrivere la complessità delle trattative è stato il ministro degli Esteri Maxime Prévot, che ai media belgi ha dichiarato: «Se dovessi fare la lista di tutti i nodi del contendere, ci metterei un’eternità».

Una frase che sintetizza la distanza tra i partiti e le difficoltà incontrate nel tentativo di raggiungere un compromesso.

Cosa succede ora: consultazioni e possibile ritorno alle urne

La decisione di Re Filippo apre una fase delicata per il futuro politico del Belgio.

Il sovrano avvierà le consultazioni con i leader dei partiti di maggioranza per verificare se sia ancora possibile raggiungere un’intesa sulla manovra e garantire la prosecuzione dell’esecutivo.

L’appuntamento decisivo è previsto per venerdì, quando De Wever tornerà a Palazzo Reale.

Se le trattative dovessero produrre un accordo, il premier potrebbe ottenere la possibilità di proseguire il proprio mandato. In caso contrario, l’accettazione delle dimissioni aprirebbe la strada alla ricerca di una nuova soluzione di governo.

Le elezioni anticipate rappresentano uno degli scenari possibili, ma non una conseguenza automatica delle dimissioni.

La crisi arriva in un momento particolarmente delicato per il Belgio, chiamato a ridurre il deficit e a rispettare gli impegni europei mentre il quadro economico internazionale resta incerto.

Il futuro della coalizione Arizona dipenderà ora dalla capacità dei cinque partiti di superare lo scontro tra tagli alla spesa e aumento delle tasse, il nodo che ha portato De Wever a rimettere il proprio mandato nelle mani del re.

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