
Ieri è andata in piazza contro il carovita una massa di circa 1 milione di persone, in varie città italiane, secondo il sindacato, 255.000 secondo le autorità di pubblica sicurezza. Il solito balletto delle cifre che forse solo in Itala si fa. Di fatto le televisioni hanno oscurato in gran parte il fiume di manifestazioni pacifiche, non lo dice la Schlein, ma Giuseppe Savagnone, noto intellettuale cattolico. Questo ci pone un quesito.
Quale è la qualità oggi della democrazia in Italia, e soprattutto la sua percezione? Non solo dall’ottica delle opposte e faziose classi dirigenti, ma dal punto di vista della popolazione. “Che cos’è questa democrazia? È l’anticamera del socialismo”. È un passaggio che fuoriesce prepotentemente come un reflusso gastroesofageo degli anni ‘70 dal film ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” esternato dal personaggio interpretato da un immenso Gian Maria Volontè nel film di Elio Petri, che vinse l’Oscar ed il gran premio della giuria a Cannes.
Sembra che oggi sia in discussione non tanto l’alternanza di governo, bloccata formalmente fino alla Prima Repubblica, o la buona amministrazione, ma proprio il concetto stesso di democrazia. A che serve? Se viene percepita come un intralcio costruito su concetti intellettuali di parte, che è la sintesi del costrutto dichiarato a gran voce da Volontè, dirigente della polizia politica degli anni ’70 e, casualmente, ma anche scientemente, criminale. O da certe frasi dichiarate oggi da parte della classe dirigente sulla parzialità e inutilità della carta costituzionale. Il film di Elio Petri voleva significare che non si indaga sul potere, pure quando tutti gli indizi lo accusano. Ed è stato cosi per la violenza degli anni di piombo. Oggi al contrario assistiamo ad accuse contro comuni cittadini ritenuti al di sotto di ogni sospetto. È il caso di Youssef Siher un arabo e peggio ancora un intellettuale, nel perfetto archetipo dell’immaginario trumpiano, ma anche di certa destra italiana che mai ha sopportato chi studia troppo. Lui era al di sotto di ogni sospetto, per cui indicato come capro espiatorio dei disordini del 17 e 18 ottobre a Milano. Piccolo particolare il suo messaggio di attacco al potere costituito andò in rete alle 19.45, dopo che i disordini erano già stati effettuati. E le elucubrazioni odiose da leoni di tastiera in Italia sono migliaia, centinaia di migliaia, forse milioni. Gli arrestiamo tutti all’insegna di un regime alla Minority Report, il film di Spielberg tratto da P. Dick? Oppure il caso di Abderrahim Fakir, anch’esso di origine araba, morto schiacciato dalla polizia al Pilastro, reo di fragilità mentale. “l’uso della libertà attacca da tutte le parti il potere costituito” è sempre il poliziotto Volontè, che davanti ai suoi colleghi della polizia politica declara che dietro ad ogni criminale c’è un sovversivo e dietro ogni sovversivo c’è un criminale.
Sembra che dopo un periodo relativo di tranquillità dopo le stragi del ‘92/93, siamo piombati di nuovo nella spirale della violenza, in primis intellettuale, nel senso di disonestà intellettuale. Tornano i cattivi maestri, anche se accostare Youssef Siher a Toni Negri sembra un volo pindarico, ma anche gli intellettuali di oggi sono decisamente più modesti. Dello stesso Negri si disse << ha pagato un prezzo sproporzionato alle sue responsabilità» e «fu una vittima del giacobinismo giustizialista».
Non lo disse un eversivo simpatizzante di sinistra, ma un conservatore democristiano come Francesco Cossiga, ex ministro degli Interni negli anni di piombo e presidente della Repubblica successivamente. È un ricorso classico di stampo vichiano della storia, tra tranquillità semi dormiente del leviatano del potere, chiunque si adombra se svegliato male, e il risveglio repressivo. “ la repressione è civiltà!” urla davanti ad una platea della digos del tempo il poliziotto, dall’accento volutamente meridionale, Volontè. Perché spesso i meridionali arrivati a posizioni di potere sono più realisti del Re, come fu per Scelba che ordinò di sparare sulla folla rischiando la guerra civile. Anche se Scelba fu lo stesso della legge a lui intestata, che fa divieto di apologia del fascismo, per cui oggi potrebbe essere incriminato Vannacci, o altri, su esposti a lui rivolti. È la loro natura “suddita”, di regimi borbonici, a parlare per loro. Anche allora, sempre Volontè se la prendeva contro i giudici che impedivano l’esercizio del potere, dell’ordine costituito, il popolo è minorenne ma “la repressione è il nostro vaccino, perché repressione è civiltà!”. Repressione senza quartiere. Una cosa rende perplessi dei disordini del 17 e 18 ottobre, il comitato degli apparati di sicurezza aveva avvisato due giorni prima il ministero degli Interni che sarebbero scoppiati dei disordini, e che avrebbero coinvolto dei minorenni. Ma o non sono stati ritenuti gli avvisi credibili, oppure volutamente si è voluto che le cose accadessero. Succedeva anche negli anni ’70, ai tempi del famoso Ufficio Affari Riservati di Federico Umberto D’Amato. Allora le autorità costituite non erano sospettabili, nonostante gli indizi evidenti, anni difficili socialmente, che oggi sembrano riprodursi, diventarono successivamente gli anni di piombo.


