
La pazienza della società sembra ormai arrivata al limite. I risultati non arrivano, la squadra appare incapace di reagire alle difficoltà e anche il rapporto con i tifosi rischia di deteriorarsi definitivamente. Dopo l’ennesima prestazione deludente, accompagnata da una pesante contestazione dagli spalti, il futuro dell’allenatore è diventato improvvisamente un’incognita. La conferma arrivata nelle scorse settimane potrebbe non essere più sufficiente: la dirigenza vuole risposte immediate e la prossima sosta per le nazionali rischia di trasformarsi nel momento decisivo per un possibile cambio in panchina.
Per il momento non sono previsti ribaltoni immediati, anche perché il calendario non concede pause e ci sono ancora impegni ravvicinati da affrontare. Ma dietro le dichiarazioni ufficiali si moltiplicano le riflessioni e cominciano a circolare i nomi dei possibili successori. Un ex allenatore campione d’Italia sarebbe in pole position, mentre altre due candidature vengono valutate con attenzione. Il tecnico, dal canto suo, non vuole arrendersi e spera di riuscire a invertire la rotta. Ma il tempo a disposizione potrebbe essere molto meno di quanto immagini.

La situazione riguarda l’Atalanta, reduce da una pesantissima sconfitta casalinga contro il Parma guidato da Gilardino. Il ko ha fatto esplodere la rabbia della Curva nerazzurra, che al termine della partita ha contestato apertamente la squadra. I numeri fotografano un momento estremamente complicato: appena 11 punti nelle prime 10 giornate e una vittoria che manca dall’inizio di ottobre, quando arrivò il successo contro il Venezia. Un rendimento che ha alimentato i dubbi sul lavoro di Maurizio Sarri, già finito sotto pressione dopo una serie di tre sconfitte consecutive. Proprio dopo la partita con il Venezia, la proprietà aveva deciso di confermarlo con convinzione. La nuova battuta d’arresto, però, potrebbe cambiare radicalmente gli scenari.
Nell’immediato non dovrebbe esserci un esonero. Gli impegni ravvicinati di questa settimana, con la sfida contro il Kairat in Conference League e quella di campionato contro il Monza, rendono complicato un cambio di guida tecnica. La data cerchiata in rosso potrebbe essere quella della sosta successiva alla partita contro la squadra di Juric. Nel frattempo la dirigenza vuole valutare attentamente la situazione e capire se esistano ancora le condizioni per proseguire con Sarri. A confermare che il tecnico resta al suo posto, almeno per il momento, è stato Cristiano Giuntoli, intervenuto ai microfoni di Dazn dopo il disastroso secondo tempo contro il Parma.
«Chiediamo scusa ai nostri tifosi perché il secondo tempo di oggi è stato inaccettabile», ha dichiarato il dirigente. Giuntoli ha però escluso che una singola frazione di gioco possa cancellare il lavoro svolto nei mesi precedenti, annunciando una decisione importante condivisa con la proprietà: «Da domani con la proprietà abbiamo deciso di andare tutti in ritiro». Sul futuro dell’allenatore ha aggiunto: «Noi ci mettiamo in discussione tutti i giorni, le colpe sono della società, del tecnico e dello staff. Oggi possiamo solo chiedere scusa». Parole che confermano la volontà di non scaricare tutte le responsabilità sull’allenatore, ma che non cancellano i dubbi sulla sua permanenza.
Intanto cominciano a prendere forma le prime ipotesi per un eventuale dopo-Sarri. Il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Stefano Pioli, desideroso di tornare ad allenare e già sondato in passato dalla società. L’ex tecnico del Milan sarebbe il principale candidato per raccogliere l’eredità dell’attuale allenatore nerazzurro, qualora si decidesse di interrompere il rapporto. Sullo sfondo restano anche Igor Tudor e Thiago Motta, due profili che potrebbero rappresentare alternative interessanti. A complicare entrambe le eventuali trattative, tuttavia, ci sarebbero i rapporti non particolarmente idilliaci con Giuntoli. Per ora si tratta di candidature e valutazioni, non di accordi definiti.
Sarri, intanto, non ha intenzione di gettare la spugna. Nel dopopartita ha espresso chiaramente la volontà di uscire dalla crisi, sottolineando il legame con l’ambiente e il senso di responsabilità nei confronti della società. «È chiaro che ne voglio uscire perché qui mi trovo benissimo e mi sento in debito con la società, quindi mi piacerebbe tirare fuori la squadra da questo momento di difficoltà», ha spiegato. Il tecnico è consapevole della delicatezza della situazione e sa che servirà una reazione immediata per evitare che le riflessioni della dirigenza si trasformino in una decisione definitiva.
Nell’analisi della partita, l’allenatore ha individuato soprattutto il problema della fragilità mentale della squadra. «Abbiamo fatto i primi 40 minuti molto bene, avevamo la gara in mano, poi abbiamo preso gol e ci ha fatto molto male. Da lì è venuto fuori un secondo tempo che non si può accettare e per cui dobbiamo chiedere scusa a società e tifosi». Poi l’ammissione più significativa: «Non si può essere così fragili difensivamente e mentalmente». Secondo Sarri, dopo il primo gol subito la squadra avrebbe perso completamente il controllo della gara, lasciandosi condizionare dalla paura e dal nervosismo. «Stasera abbiamo avuto paura, eravamo in controllo poi dopo quel corner siamo andati in timore e in nervosismo e abbiamo fatto quello che abbiamo fatto», ha aggiunto. Il tecnico ha ammesso di aspettarsi delle difficoltà, ma non una fragilità emotiva di queste proporzioni.
Adesso l’Atalanta si prepara a giorni decisivi, tra ritiro, confronti interni e partite che potrebbero cambiare il volto della stagione. Sarri spera di recuperare la squadra e riconquistare la fiducia della società, mentre Giuntoli e la proprietà sono chiamati a valutare se proseguire con l’attuale progetto tecnico oppure voltare pagina. Anche sul fronte degli infortunati serviranno ulteriori verifiche: alla domanda su chi potrà recuperare dopo la sosta, l’allenatore ha risposto che sarà necessario attendere qualche giorno per avere un quadro più chiaro. La panchina resta formalmente confermata, ma l’ombra di Stefano Pioli si allunga su Bergamo. E la prossima sosta potrebbe trasformarsi nel momento della verità.


