
Gli Stati Uniti interromperanno gli aiuti militari a Israele entro la fine del 2026. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Donald Trump, che in un’intervista a Fox ha dichiarato di aver già raggiunto un accordo con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Una decisione che, se attuata nei termini annunciati, segnerebbe un cambiamento significativo nei rapporti tra Washington e Tel Aviv. Le parole del presidente arrivano mentre gli americani sono chiamati alle urne per le elezioni di metà mandato, un appuntamento decisivo per gli equilibri politici degli Stati Uniti.
Trump ha spiegato di considerare Israele un Paese economicamente abbastanza solido da poter sostenere autonomamente le proprie spese militari, pur ribadendo che Washington continuerà a garantire il proprio sostegno in caso di necessità.
Trump: «Israele è un Paese prospero, non ha bisogno di 4 miliardi»
Nel corso dell’intervista a Fox, il presidente americano ha annunciato la decisione di interrompere i trasferimenti economici destinati a Israele.
«Gli aiuti a Israele verranno interrotti alla fine dell’anno. Israele è un Paese prospero, non ha bisogno di 4 miliardi in aiuti», ha dichiarato Donald Trump.
Il presidente ha poi precisato che la scelta sarebbe già stata concordata con il governo israeliano.
«Abbiamo già concordato che, entro la fine di quest’anno, non effettueremo più versamenti a favore di Israele. Naturalmente, continueremo ad aiutare Israele qualora ne avesse bisogno».
Secondo quanto affermato da Trump, l’intesa sarebbe stata raggiunta direttamente con Benjamin Netanyahu.
Il presidente americano ha comunque chiarito che lo stop agli aiuti non significherebbe la fine della cooperazione militare tra i due Paesi.
Israele, infatti, conserverebbe la possibilità di acquistare armamenti statunitensi.
«Possono comprare quello che vogliono», ha sottolineato Trump.
La distinzione è rilevante: da una parte verrebbero interrotti i finanziamenti militari annunciati dal presidente, dall’altra resterebbe aperta la possibilità di acquistare sistemi d’arma e altre forniture dagli Stati Uniti.
Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle modalità di attuazione dell’accordo né sulle eventuali conseguenze per i programmi di assistenza già esistenti.
Stati Uniti al voto, le elezioni di metà mandato possono cambiare il Congresso
L’annuncio arriva in un momento particolarmente delicato per la politica americana.
Gli Stati Uniti sono chiamati a votare per le midterm 2026, le elezioni di metà mandato che determineranno la composizione del Congresso per i prossimi due anni.
In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 seggi del Senato.
Il voto non mette direttamente in discussione la permanenza di Donald Trump alla Casa Bianca, ma rappresenta un importante banco di prova per il presidente e per il Partito Repubblicano.
Un’eventuale vittoria democratica in una o entrambe le Camere potrebbe infatti rendere più difficile l’approvazione delle iniziative legislative dell’amministrazione.
I sondaggi e il rischio di un’«onda blu»
Secondo gli ultimi sondaggi riportati, i democratici potrebbero ottenere risultati favorevoli soprattutto alla Camera dei Rappresentanti.
La situazione di partenza vede i repubblicani con 220 seggi, contro i 215 dei democratici.
Per conquistare la maggioranza, il Partito Democratico dovrebbe raggiungere quota 218 seggi, ottenendo quindi un guadagno netto di almeno tre posti rispetto alla distribuzione indicata.
Più complessa appare invece la partita al Senato, dove i repubblicani partono da 53 seggi contro i 47 della coalizione democratica, che comprende anche due indipendenti.
Per ottenere il controllo dell’aula, i democratici dovrebbero difendere i seggi già detenuti e conquistarne almeno quattro in più rispetto agli avversari.
Una sfida particolarmente impegnativa, che potrebbe comunque incidere profondamente sulla seconda parte del mandato presidenziale.
Trump minaccia il veto: «Se vincono i democratici, diventerò mister Veto»
Consapevole dell’importanza del voto, Trump ha già lanciato un avvertimento ai suoi avversari politici.
«Diventerò mister Veto se i democratici vincono la maggioranza», ha dichiarato il presidente.
Il riferimento è al potere presidenziale di respingere le leggi approvate dal Congresso. In caso di maggioranza democratica, Trump potrebbe ricorrere al veto per bloccare provvedimenti contrari alla propria agenda politica, salvo che il Congresso riesca a superarli con le maggioranze qualificate previste dalla Costituzione.
Il presidente ha poi rivolto un appello diretto agli elettori repubblicani, invitandoli a partecipare al voto.
«Dobbiamo andare a votare. Se la nostra gente va a votare, vinciamo a mani basse».
Le dichiarazioni sugli aiuti a Israele e quelle sul futuro del Congresso si inseriscono così in una fase cruciale per la presidenza Trump. Da un lato, l’annuncio di una possibile revisione dei finanziamenti militari a uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente; dall’altro, il rischio che il voto di metà mandato ridisegni gli equilibri di Washington, limitando la capacità del presidente di portare avanti il proprio programma politico.


