
Nessuna telefonata con Vladimir Putin, ma un incontro diretto per discutere concretamente della fine della guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky respinge l’ipotesi di nuovi colloqui telefonici con il leader del Cremlino, sostenendo che Mosca potrebbe utilizzarli per rinviare un vero negoziato. Da Berlino, durante una conferenza stampa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente ucraino ha ribadito la necessità di un confronto al tavolo delle trattative, accompagnato da garanzie di sicurezza e dal coinvolgimento dell’Europa e degli Stati Uniti.
Intanto, proprio nella capitale tedesca, il 19 novembre si terrà un nuovo vertice della coalizione dei Volenterosi, come annunciato da Merz.
Zelensky: «Putin userebbe la telefonata per evitare di incontrarci»
Il presidente ucraino ha espresso forti dubbi sull’utilità di una conversazione telefonica con Putin, spiegando di temere che il Cremlino possa trasformarla in uno strumento per guadagnare tempo.
«Parlare al telefono? Senza dubbio la Russia sfrutterebbe questa possibilità per evitare di incontrarci. Capiamo bene questo gioco», ha dichiarato Zelensky.
Secondo il leader di Kiev, una telefonata rischierebbe di risolversi nell’ennesima esposizione delle posizioni russe, senza produrre risultati concreti.
Zelensky ha affermato di aspettarsi da Putin soltanto un’altra «lezione di storia», senza alcun passo effettivo verso la conclusione del conflitto.
«Non si può semplicemente chiacchierare di questo, bisogna sedersi a un tavolo, trovare un accordo e dimostrare in cosa questo Paese abbia torto, dato che è l’aggressore», ha sottolineato.
Il presidente ucraino insiste quindi sulla necessità di negoziati diretti, nei quali le parti possano discutere proposte e impegni verificabili, anziché limitarsi a uno scambio di dichiarazioni.
«Putin non venga a Kiev, noi non andremo a Mosca»
Zelensky ha affrontato anche la questione del luogo in cui potrebbe svolgersi un eventuale incontro con il presidente russo.
Su questo punto, la sua posizione è netta: né Kiev né Mosca vengono considerate sedi praticabili.
«Non invitiamo Putin a Kiev. Nel 2022 i russi sono venuti senza invito e non ha senso invitarlo a Kiev», ha dichiarato, richiamando l’invasione russa dell’Ucraina.
Allo stesso tempo, ha chiarito che nessun rappresentante ucraino intende recarsi a Mosca per un vertice.
Le parole del presidente lasciano dunque aperta la possibilità di un incontro in una sede diversa, ma escludono le capitali dei due Paesi.
Non sono state indicate località alternative né date per un eventuale faccia a faccia tra i due leader.
La tregua proposta da Kiev e la risposta della Russia
Durante la conferenza stampa con Merz, Zelensky ha accusato Mosca di aver risposto alle proposte ucraine di cessazione delle ostilità con nuovi attacchi.
«Abbiamo offerto una tregua ma questa è stata la risposta: nuovi attacchi, nuovi colpi, nuove uccisioni della nostra gente», ha affermato.
Per il presidente ucraino, il proseguimento delle operazioni militari russe rappresenta un ostacolo alla costruzione di un percorso negoziale credibile.
Da qui la richiesta di una de-escalation, considerata necessaria per creare le condizioni di un eventuale accordo.
Zelensky ha però ribadito che la cessazione dei combattimenti, da sola, non sarebbe sufficiente a garantire una pace duratura.
Il ruolo degli Stati Uniti e le garanzie di sicurezza
Un altro passaggio centrale dell’intervento riguarda il coinvolgimento degli alleati occidentali.
«Senza l’Europa non può esserci alcuna pace stabile in Ucraina», ha dichiarato Zelensky, sottolineando che i Paesi europei devono avere un ruolo nella definizione di qualsiasi futura intesa.
Il presidente ha inoltre evidenziato l’importanza della mediazione degli Stati Uniti per favorire una riduzione delle tensioni.
«Serve una de-escalation e per questa serve la mediazione degli Usa», ha spiegato.
Al centro della posizione ucraina rimane la richiesta di garanzie di sicurezza, considerate indispensabili affinché un eventuale accordo non si traduca soltanto in una sospensione temporanea delle ostilità.
Kiev chiede quindi che il percorso verso la pace preveda non solo la fine dei combattimenti, ma anche impegni capaci di garantire la sicurezza futura del Paese.
Il 19 novembre a Berlino il vertice dei Volenterosi
La conferenza stampa è stata anche l’occasione per annunciare un nuovo appuntamento diplomatico.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha comunicato che il 19 novembre Berlino ospiterà un vertice della coalizione dei Volenterosi, il gruppo di Paesi impegnati nel sostegno all’Ucraina e nella ricerca di soluzioni per la sicurezza europea.
L’incontro si inserisce nel confronto internazionale sul futuro del conflitto e sulle condizioni necessarie per raggiungere una pace stabile.
L’annuncio arriva mentre Zelensky continua a chiedere un coinvolgimento diretto degli alleati occidentali, sia nella mediazione diplomatica sia nella definizione delle garanzie di sicurezza.
La posizione espressa a Berlino resta dunque chiara: Kiev è favorevole a un negoziato con Mosca, ma non considera utile una semplice telefonata tra i presidenti. Per Zelensky, la strada verso la pace passa attraverso un incontro concreto, il coinvolgimento dell’Europa e degli Stati Uniti e impegni che possano impedire una nuova escalation del conflitto.


