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Meloni striglia l’Europa sull’Ucraina: “Incontri senza mandato, così rischiamo l’irrilevanza”

Pubblicato: 05/11/2026 15:51

Giorgia Meloni contesta apertamente la gestione europea dei negoziati sull’Ucraina. In una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo António Costa, la presidente del Consiglio denuncia la proliferazione di incontri diplomatici organizzati con composizioni sempre diverse, spesso senza un mandato condiviso dai Ventisette. Una confusione che, secondo la premier, sta rendendo l’Unione europea “poco credibile” e rischia di condannarla all’irrilevanza nel processo negoziale.

La richiesta avanzata da Meloni è precisa: l’Europa deve decidere chi sia autorizzato a rappresentarla al tavolo con Russia, Ucraina e Stati Uniti e quale mandato debba ricevere. La questione dovrebbe essere affrontata durante il Consiglio europeo informale del 13 novembre a Dublino, in modo da arrivare al vertice di dicembre con una posizione formalmente approvata.

Il caos dei diversi formati negoziali

Nella lettera Meloni ricostruisce le iniziative diplomatiche organizzate nell’ultimo periodo. Il primo episodio citato è l’incontro informale di Miami tra i consiglieri per la sicurezza nazionale di alcuni Paesi europei, rappresentanti ucraini, Nato e Unione europea. La premier sottolinea che l’appuntamento sarebbe stato confermato pubblicamente soltanto in un secondo momento, attraverso fonti statunitensi.

A questo sono seguiti il vertice di Oslo e gli incontri di Helsinki, dove il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno sospeso i lavori del Consiglio nordico per una telefonata condotta “a titolo nazionale” con Vladimir Putin.

Il quadro è destinato a diventare ancora più affollato nelle prossime settimane. Per il 12 novembre, a margine della riunione della Comunità politica europea, è stato convocato un incontro del cosiddetto “formato Berlino”. Il 19 novembre si terrà invece nella capitale tedesca una riunione della Coalizione dei Volenterosi, composta da 37 Stati. Le due iniziative avranno partecipanti e strutture differenti.

Nel frattempo sono in corso riunioni tecniche a Bruxelles ed è prevista una presenza europea non ancora definita ai colloqui di Abu Dhabi tra rappresentanti ucraini e russi, con la mediazione degli Stati Uniti. Prima di questi appuntamenti, i leader dell’Unione si riuniranno il 13 novembre a Dublino per un Consiglio europeo informale.

“L’Europa va in ordine sparso”

Per Meloni, la successione di formati, incontri e interlocutori differenti mostra l’assenza di una direzione politica condivisa. Il rischio è che ogni governo agisca autonomamente, cercando un proprio spazio negoziale, mentre l’Unione europea non riesce a esprimere una posizione riconoscibile.

“Dando l’immagine di un’Europa che va in ordine sparso, non facciamo altro che l’interesse di chi vuole che questa guerra continui”, sostiene la premier. Una situazione definita inaccettabile, considerando che dalle trattative dipendono vite umane, la sicurezza del continente e gli impegni politici, economici e militari che i singoli Stati potrebbero essere chiamati ad assumere.

Il problema sollevato dalla presidente del Consiglio riguarda quindi anche la legittimità delle decisioni. I rappresentanti europei presenti ai diversi tavoli possono discutere ipotesi e proposte, ma non dovrebbero assumere impegni destinati a ricadere su tutti gli Stati membri senza avere ricevuto un mandato preventivo.

“Non chiedo un posto per l’Italia”

Meloni chiarisce che la lettera non nasce dalla richiesta di ottenere un seggio per l’Italia o un ruolo personale nella mediazione. La premier si dice pronta a rinunciare esplicitamente a entrambe le possibilità, pur di rendere evidente che la sua contestazione riguarda il metodo adottato dall’Europa.

“Non sto chiedendo un posto per l’Italia in questo o in quel formato”, precisa. Roma, aggiunge, continuerà a fornire il proprio contributo quando necessario, ma non è disposta ad accettare che vengano negoziati senza autorizzazione impegni che successivamente anche il governo italiano sarà chiamato a rispettare.

La puntualizzazione arriva mentre il nome di Meloni è stato inserito, insieme a quelli di altri leader europei, tra i possibili rappresentanti da coinvolgere in un eventuale negoziato. Palazzo Chigi aveva già ridimensionato queste ricostruzioni, definendo molto fantasiose le indiscrezioni circolate sulla stampa internazionale.

La richiesta a Costa

La premier chiede formalmente ad António Costa di inserire il tema nell’agenda del prossimo vertice informale di Dublino. L’obiettivo è avviare un confronto politico tra i capi di Stato e di governo per stabilire una rappresentanza unitaria e attribuirle un mandato chiaro.

La decisione dovrebbe poi essere formalizzata durante il Consiglio europeo di dicembre, dopo un confronto anche con il Regno Unito, la Norvegia e gli altri partner europei coinvolti nel sostegno a Kiev. Questi Paesi non appartengono tutti all’Unione, ma svolgono un ruolo rilevante sul piano militare, diplomatico e finanziario.

Il risultato, insiste Meloni, deve contare più del formato. Continuare con iniziative sovrapposte indebolisce la posizione europea sia nei rapporti con gli alleati sia nel confronto con Mosca. Senza una delega riconoscibile, l’Unione rischia di assistere da spettatrice a decisioni che avranno conseguenze dirette sulla sua sicurezza.

Il rischio di un negoziato deciso da altri

La lettera fotografa una preoccupazione ormai diffusa nelle capitali europee: l’eventualità che Stati Uniti, Russia e Ucraina arrivino a definire gli elementi principali di un accordo senza un’effettiva partecipazione dell’Unione. Bruxelles è stata tra i maggiori sostenitori economici e finanziari di Kiev, ma non ha ancora individuato una figura politica autorizzata a rappresentare l’intero blocco.

Il problema non riguarda soltanto la conclusione della guerra. Un’intesa potrebbe comportare nuovi impegni finanziari, garanzie di sicurezza, sanzioni, missioni internazionali e un lungo programma per la ricostruzione dell’Ucraina. Decisioni che coinvolgerebbero direttamente i governi e i contribuenti europei.

Meloni teme che la moltiplicazione delle iniziative nazionali consenta agli altri protagonisti di scegliere di volta in volta l’interlocutore più conveniente, riducendo la capacità dell’Unione di condizionare l’esito dei colloqui. Da qui la strigliata a Costa e la richiesta di arrivare rapidamente a una decisione comune.

“In caso contrario, temo che rischiamo di condannare l’Europa all’irrilevanza nel processo negoziale”, conclude la presidente del Consiglio. Il vertice di Dublino diventa così il primo banco di prova: i Ventisette dovranno decidere se continuare con una diplomazia affidata a gruppi variabili di Paesi oppure costruire finalmente una posizione europea unitaria.

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