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Israele, Netanyahu vicino alla fine: Eisenkot ha 67 voti, Herzog decide domenica

Pubblicato: 06/11/2026 07:43

Israele si prepara a un possibile cambio di governo che potrebbe chiudere una delle stagioni politiche più lunghe e controverse della sua storia. Benjamin Netanyahu, uscito indebolito dalle elezioni del 27 ottobre, rischia concretamente di perdere il potere. Il suo principale avversario, Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito israeliano e leader del partito Yashar!, ha ottenuto l’indicazione di 67 parlamentari su 120 per guidare il prossimo esecutivo. Una maggioranza numerica importante, che però non garantisce ancora la nascita di una coalizione.

Il presidente della Repubblica Isaac Herzog ha concluso giovedì 5 novembre le consultazioni con le forze politiche e annunciato che domenica 8 novembre affiderà l’incarico di formare il nuovo governo. «I risultati delle consultazioni possono sembrare chiari», ha spiegato, sottolineando però che la possibilità concreta di costruire una maggioranza rimane incerta a causa dei veti incrociati tra i partiti. Herzog intende quindi incontrare personalmente alcuni leader per individuare una soluzione capace di assicurare stabilità al Paese.

La svolta dei partiti arabi e lo schiaffo degli ultraortodossi

Il dato politicamente più significativo è l’appoggio a Eisenkot delle due principali formazioni arabe israeliane. Ra’am, guidato da Mansour Abbas, con otto deputati, e la Lista Comune, che dispone di undici seggi, hanno scelto entrambe di indicare l’ex generale come futuro primo ministro. È un passaggio decisivo perché porta a 67 i parlamentari favorevoli a Eisenkot, sommando i 48 seggi delle quattro formazioni ebraiche contrarie a Netanyahu. La Lista Comune ha spiegato la propria decisione con la volontà di impedire il ritorno al potere dell’attuale premier, pur mantenendo profonde divergenze politiche con il suo avversario.

Ma per Netanyahu il colpo più pesante potrebbe essere arrivato proprio da uno dei suoi alleati storici. Giudaismo unito della Torah, formazione ultraortodossa con sette deputati, ha deciso di non indicare alcun candidato durante le consultazioni presidenziali. Il premier uscente si è così fermato a 46 raccomandazioni, nonostante il suo blocco elettorale disponga complessivamente di 53 seggi. La scelta degli ultraortodossi apre una possibilità politica fino a poco tempo fa difficilmente immaginabile: una maggioranza alternativa a Netanyahu costruita anche grazie a una parte dei partiti religiosi.

L’ipotesi di un governo con gli ultraortodossi

A rendere ancora più interessante lo scenario è la posizione di Avigdor Lieberman, leader di Yisrael Beytenu, che secondo le ricostruzioni di Channel 12 avrebbe superato il suo storico veto nei confronti dei partiti ultraortodossi. Lieberman, tradizionalmente contrario ai privilegi concessi agli studenti delle scuole religiose in materia di servizio militare, sarebbe disposto a trattare con Giudaismo unito della Torah pur di favorire l’uscita di scena di Netanyahu. Tra le ipotesi esaminate figurano un compromesso sulla leva obbligatoria e un possibile accordo per alternare Eisenkot e Lieberman alla guida dell’esecutivo. Nessuna intesa definitiva è stata però annunciata.

Resta inoltre aperta la questione dei rapporti con i partiti arabi. Eisenkot può contare sulle loro indicazioni al presidente, ma diversi suoi alleati non intendono governare insieme a queste formazioni. La Lista Comune ha prospettato un eventuale sostegno esterno, mentre nel fronte contrario a Netanyahu persistono differenze sostanziali. Anche l’ipotesi di un governo di unità nazionale con il Likud ha incontrato la contrarietà di Yashar! e della formazione B’Yachad, guidata dagli ex primi ministri Naftali Bennett e Yair Lapid. Il risultato è una situazione in cui una maggioranza favorevole al cambiamento esiste, ma non si è ancora trasformata in un’alleanza di governo.

La giornata decisiva sarà dunque domenica. Il candidato incaricato da Herzog avrà inizialmente 28 giorni per formare il governo, con la possibilità di ottenere una proroga di altri 14. Per Netanyahu, dopo il risultato elettorale e il mancato sostegno degli alleati ultraortodossi, la prospettiva di lasciare il potere è diventata molto più concreta. Per Eisenkot, invece, comincia la fase più difficile: trasformare il consenso raccolto contro il premier uscente in una maggioranza parlamentare capace di governare Israele.

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