
Il flop del referendum di giugno, seguito da un tentativo maldestro di rivendicarne il successo per almeno quarantotto ore, ha scosso le fondamenta del Partito Democratico. Il segnale di allarme รจ stato recepito da quella parte del partito che da tempo contesta la linea di Elly Schlein, ritenuta troppo ideologica e distante dalla tradizione riformista e cattolica democratica del centrosinistra italiano.
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Lโiniziativa di Ruffini e il ritorno della Margherita
In questo clima di tensione interna, riappare Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dellโAgenzia delle entrate, con un progetto politico che prende forma concreta: la nascita dei circoli “Piรน uno“, ispirati al titolo del suo ultimo libro. Dopo mesi trascorsi in un tour nelle parrocchie italiane, Ruffini torna a Roma per lanciare quella che definisce โuna risposta allโattacco in corso contro la democrazia e lโEuropaโ. Una proposta centrista, che auspica una nuova alleanza costituzionale.
Non รจ un caso che il progetto sia stato benedetto fin dallโinizio da Romano Prodi, da sempre poco entusiasta della leadership di Schlein, giudicata estranea alla cultura dei cattolici democratici. Il modello proposto da Ruffini richiama lโesperienza delle prime Leopolde e la stagione delle primarie Pd del 2012. In quella fase, Ruffini fu tra i principali promotori della candidatura di Matteo Renzi. Non a caso, oggi il progetto โPiรน unoโ รจ accompagnato da una strategia di comunicazione ben calibrata: โCrea il tuo comitato o aderisci personalmenteโ, si legge negli inviti online.

Il campo largo e le sue fratture
I nuovi circoli rappresentano una vera incognita per il futuro del cosiddetto campo largo. Le precedenti iniziative per costruire una piccola Margherita riformista si sono sempre arenate. Ma questa volta, lโiniziativa di Ruffini riceve segnali di apprezzamento non solo tra le fila del Pd. Luciano DโAlfonso, ex presidente della Regione Abruzzo e oggi deputato dem, elogia Ruffini definendolo โespressione dellโItalia che ragiona e coltiva il meritoโ. A lui si unisce Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, che conferma lโinteresse del suo partito verso tutto ciรฒ che โfa crescere il mondo riformistaโ.
Ma il fermento non si ferma qui. Goffredo Bettini, storico esponente della sinistra del Pd, rilancia la sua idea di una โtenda moderataโ, soluzione respinta con decisione dai riformisti, a partire dal senatore Filippo Sensi. La possibilitร che Elly Schlein anticipi il congresso del partito dopo le regionali รจ vista come una mossa per blindare la propria leadership, puntando a una maggioranza bulgara e mettendo a tacere i dissidenti.
Lโipotesi di una nuova area riformista
Tra le fila dei riformisti si ragiona da tempo su come poter convivere con la linea imposta dalla segreteria Schlein. Le tensioni si sono acuite soprattutto a livello di Parlamento europeo, dove le posizioni del Nazareno su Ucraina e riarmo europeo hanno creato numerosi dissensi. Lโultima frattura si รจ consumata attorno alla decisione di sostenere i referendum della Cgil, spingendo il partito su un terreno che molti elettori non sentivano proprio. Il risultato? Una bassa affluenza, subito trasformata in un presunto successo comunicativo.
Lโinsoddisfazione, perรฒ, รจ concreta. Michele Anzaldi, giร spin doctor di Rutelli e Renzi, propone di riaprire un dialogo tra diverse anime del partito: ยซChi ha a cuore le sorti del campo democratico dovrebbe organizzare un caffรจ tra il professor Arturo Parisi e lโonorevole Pina Picierno, alla luce delle loro recenti intervisteยป, scrive sui social.

Renzi e il sogno di una nuova centralitร
A guardare con interesse al possibile esodo di una parte dei riformisti รจ Matteo Renzi, che coltiva da tempo lโambizione di tornare protagonista nella politica italiana. Lโobiettivo sarebbe quello di ricostruire un nucleo riformista, partendo proprio dai dissidenti del Pd, uniti nella critica alla leadership di Schlein e nel desiderio di unโalternativa pragmatica, europeista e ancorata ai valori del merito.
Lโattuale fase del Partito Democratico appare dunque come un crocevia decisivo. Tra spinte centrifughe e tentativi di riorganizzazione, prende corpo un confronto che non รจ solo strategico, ma anche culturale. Una parte del partito guarda a Schlein come una leader troppo distante dai territori e dalla tradizione democratica riformista. Dallโaltra, prende forma un progetto parallelo, ambizioso ma ancora fragile, che potrebbe rappresentare lโalternativa o semplicemente lโennesimo sasso nello stagno del centrosinistra italiano.


