
Le forze ucraine hanno annunciato il ritiro da cinque insediamenti nella regione di Zaporizhzhia, nel sud del Paese, a causa dell’intensificarsi degli attacchi russi e della maggiore esposizione al fuoco nemico. L’operazione è stata motivata dalla necessità di salvaguardare la vita del personale militare, mentre continuano gli scontri intensi, che negli ultimi giorni hanno superato il centinaio di episodi violenti. Gli insediamenti abbandonati includono Novouspenivske, Novye, Okhotnyche, Uspenivka e Novomykolaivka.
Sul fronte del Donbass, la pressione russa non accenna a diminuire. Secondo i comandi locali ucraini, circa 300 soldati russi sono entrati a Pokrovsk approfittando della nebbia, che ha ostacolato le capacità di sorveglianza dei droni ucraini. La presenza russa in città è aumentata nelle ultime ore, alimentando le tensioni nella regione, mentre Mosca continua a proclamare una «vittoria imminente» che dovrebbe facilitare il controllo dell’intero Donbass.

L’esercito russo ha conquistato altri tre villaggi nell’est dell’Ucraina e avanza in direzione di Kupyansk. Le truppe di Mosca mantengono l’obiettivo strategico di consolidare il controllo sulle regioni orientali e continuano a colpire infrastrutture e centri urbani, come testimoniato dai raid sulla capitale ucraina rivendicati dalle autorità russe come azioni di rappresaglia.
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato di aver avuto una «conversazione buona ed educata» con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, smentendo dissapori che avrebbero portato alla cancellazione di un summit tra Vladimir Putin e Donald Trump. Lavrov ha aggiunto che gli accordi per i preparativi del vertice erano stati interrotti unilateralmente dagli Stati Uniti.

Lo stesso Lavrov ha anche affermato che Mosca è «pronta» a discutere con Washington le accuse di presunti test nucleari sotterranei segreti, ribadendo il rifiuto russo di tali sospetti e proponendo un confronto diretto con le autorità americane.
In questo contesto di conflitto crescente, la popolazione civile continua a ricevere aiuti internazionali. Il Papa ha inviato un nuovo tir diretto a Kharkiv, una delle città più colpite dalla guerra, con beni di prima necessità, vestiti e coperte calde. L’iniziativa rientra nelle attività solidali promosse dal Dicastero per l’evangelizzazione in vista del Giubileo dei poveri.
Nonostante le difficoltà, restano in mano ucraina centri strategici come Kramatorsk e Sloviansk, punti chiave per il coordinamento della difesa e la resistenza sul terreno. La situazione resta dinamica, con Mosca che continua a rafforzare le proprie posizioni e Kiev che valuta ogni movimento in base alla sicurezza dei propri soldati.
Gli analisti militari sottolineano come la nebbia e le condizioni meteo possano avere un impatto decisivo sulle operazioni, sia per la mobilità delle truppe sia per le capacità di ricognizione e sorveglianza, evidenziando la complessità del conflitto nelle zone del Donbass.
Il conflitto entra oggi nel suo 1.356° giorno, segnando un’escalation sia militare che diplomatica, con la comunità internazionale che monitora attentamente ogni sviluppo e con Kiev che cerca di salvaguardare le proprie linee difensive in un contesto di pressione costante da parte delle forze russe.


