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Boom di casi di influenza, cosa sappiamo del “super ceppo”: i sintomi, è allarme

Pubblicato: 14/12/2025 19:54

Febbre alta, spesso oltre i 38 gradi, sintomi respiratori e dolori muscolari: l’influenza torna a colpire duro in Italia, con un numero di casi in costante aumento settimana dopo settimana. Migliaia di cittadini sono già a letto, mentre il sistema sanitario monitora attentamente l’andamento della stagione influenzale.

Secondo l’ultimo bollettino RespiVirNet, nella settimana tra il 1° e il 7 dicembre l’incidenza delle infezioni respiratorie acute ha raggiunto i 12,4 casi ogni 1.000 assistiti, in crescita rispetto ai giorni precedenti. Almeno un quarto dei nuovi contagi è attribuibile ai virus influenzali attualmente in circolazione.

Dall’inizio della sorveglianza, avviata a ottobre, sono stati registrati circa 4 milioni di casi di infezioni respiratorie acute, di cui 695mila solo nell’ultima settimana. Numeri importanti, che confermano una fase di accelerazione dei contagi.

Gli esperti, tuttavia, invitano alla cautela nel leggere i dati. Come spiegato da Anna Teresa Palamara, l’aumento dei casi è “sostenuto” ma comunque in linea con l’andamento stagionale tipico di questo periodo dell’anno, senza segnali di anomalie fuori controllo.

Questa stagione influenzale era però attesa come particolarmente intensa. Già quanto osservato in Australia, dove l’influenza è stata tra le più pesanti degli ultimi anni, aveva fatto prevedere un inverno complesso anche nell’emisfero settentrionale, complice la bassa copertura vaccinale, soprattutto tra gli over 65.

A confermare il trend sono arrivati anche i dati europei. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha segnalato un inizio anticipato e rapido della diffusione influenzale in Europa e nello Spazio economico europeo, con un’intensità superiore alla media stagionale.

Anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha parlato di una stagione partita con circa quattro settimane di anticipo, precisando però che le tendenze attuali risultano simili a quelle già osservate nel biennio 2022-2023.

A complicare il quadro è la diffusione del virus A(H3N2), in particolare di un nuovo sottoclade K, individuato inizialmente in Australia e Nuova Zelanda e oggi presente anche in Europa. In Italia, proprio l’H3N2 risulta il ceppo dominante tra i virus influenzali.

Secondo l’Ecdc, il vaccino potrebbe essere meno aderente a questo sottoclade, ma ciò non rende inutile la vaccinazione antinfluenzale. Come sottolineano gli specialisti, il vaccino resta fondamentale per ridurre le forme gravi, evitare ospedalizzazioni e proteggere i soggetti più fragili. Con il picco influenzale ancora davanti, vaccinarsi è dunque ancora utile e raccomandato.

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