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“Ci diceva di depilarci lì”. La denuncia shock della campionessa scuote il mondo dello sport

Pubblicato: 15/12/2025 16:22

Emmanuelle Girard aveva un sogno limpido fin da bambina: giocare a tennis professionistico e farne la propria vita. Per inseguirlo, però, ha dovuto attraversare un percorso segnato da violenze verbali, abusi psicologici e umiliazioni sistematiche, subite quando era ancora minorenne. Oggi, a 26 anni, la tennista ha deciso di raccontare tutto pubblicamente, con un atto di grande coraggio che ha scosso il mondo della racchetta internazionale.

Il suo ingresso nel tennis che conta avviene a soli 14 anni, quando viene notata da alcuni talent scout durante i campionati nazionali. Il trasferimento in Francia e l’approdo al CREPS, centro federale d’eccellenza per l’alto livello, sembrano l’inizio di una favola sportiva. Ma, come raccontato a L’Équipe, quell’opportunità si trasforma rapidamente in un incubo quando Emmanuelle resta sola, affidata a un allenatore che presto rivela il suo vero volto.

Dopo un primo periodo di apparente normalità, iniziano le vessazioni del coach. Gli allenamenti diventano teatro di urla, insulti e attacchi personali continui. Ogni errore è punito verbalmente, ogni fragilità trasformata in colpa. “A 14 anni piangevo in campo, ma dovevo nasconderlo”, racconta Girard, descrivendo un clima in cui non era concesso sbagliare né mostrare emozioni.

Le violenze psicologiche si estendono ben oltre il campo da gioco. La vita quotidiana è regolata da un sistema ossessivo di controllo: telefoni spenti la sera, connessioni internet monitorate, punizioni pubbliche durante riunioni settimanali. Un meccanismo punitivo che alimenta paura e isolamento, consolidando un rapporto di totale sottomissione all’autorità dell’allenatore.

L’atmosfera, secondo la tennista, era “quasi da setta”. Le ragazze venivano isolate dal mondo esterno, private della libertà di scegliere cosa mangiare, con chi parlare o se poter avere una relazione. A questo si aggiungevano commenti sul corpo, invasioni della sfera intima e racconti a sfondo sessuale rivolti a atlete minorenni, episodi che oggi emergono con tutta la loro gravità.

Durante i tornei di tennis, la pressione diventava ancora più feroce. Quando i risultati non erano ritenuti sufficienti, scattavano punizioni umilianti: isolamento in camera, allenamenti in solitaria, esclusione dal gruppo. In alcune occasioni la paura era tale da spingere Girard a nascondersi negli spogliatoi pur di evitare il confronto diretto con il suo allenatore dopo una sconfitta.

Nonostante il malessere crescente, andarsene sembrava impossibile. I genitori, poco esperti delle dinamiche del tennis d’élite, si fidavano del tecnico e dei risultati sportivi. L’unico sostegno reale arriva dalla psicologa del CREPS, che la invita a lasciare. Ma il controllo psicologico esercitato dal coach e il timore di perdere tutto bloccano ogni tentativo di fuga.

Quando Emmanuelle prova a cambiare ambiente e affidarsi a un allenatore più rispettoso e comprensivo, la reazione è durissima. Pressioni sulla famiglia, minacce velate sulla fine della carriera e un ultimatum che la costringe a tornare sui suoi passi. “La scelta peggiore della mia vita”, dirà oggi, ricordando quel momento di totale smarrimento.

L’incubo finisce poco prima dei 18 anni, ma le conseguenze restano profonde. Attacchi di panico, rifiuto del tennis e gravi disturbi del comportamento alimentare segnano gli anni successivi. Oggi Emmanuelle Girard parla anche per le altre: “Il rigore nello sport è necessario, l’umiliazione no. Questi comportamenti devono cessare”. Una testimonianza destinata a riaprire il dibattito sugli abusi nello sport giovanile e sulla tutela delle atlete più giovani.

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