
La Corte d’Appello dell’Aquila ha deciso di riservarsi la decisione in merito al ricorso presentato dai legali di Nathan e Catherine, i genitori della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’ di Palmoli. Il ricorso era stato presentato contro l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni che aveva disposto la sospensione della potestà genitoriale e l’allontanamento dei loro tre figli minori, i quali sono stati collocati in un centro protetto in presenza della madre. La riserva di decisione è giunta al termine di una lunga udienza documentale che si è tenuta da remoto nel pomeriggio del 16 dicembre 2025.
Al momento, la decisione e la data del rinvio non sono state ancora comunicate ai legali della famiglia. L’udienza si è focalizzata sull’esame dei documenti e delle note di trattazione scritta presentate dalla difesa, le quali contestano i presupposti di emergenza e l’aderenza alle normative internazionali nell’emissione del provvedimento di allontanamento.
Le ragioni della difesa: mancato ascolto dei minori e assenza di emergenza
Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, che rappresentano Nathan e Catherine, hanno messo in luce quelli che ritengono essere gravi vizi procedurali e sostanziali nell’ordinanza del Tribunale per i Minorenni. Nelle note di trattazione scritta inviate alla Corte d’Appello, la difesa ha sostenuto che nella vicenda è venuto “completamente meno” un passaggio che ritengono essere fondamentale: l’ascolto dei minori. Questo è un principio cardine previsto dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo ed è recepito dalla giurisprudenza italiana, ma sarebbe stato “completamente disatteso”.
I legali hanno anche contestato l’esistenza dei “criteri di emergenza, eccezionalità ed interesse del minore” che avrebbero dovuto essere alla base del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale e del collocamento in casa famiglia. Secondo la difesa, non c’era alcuna situazione di emergenza tale da giustificare un intervento così drastico, che ha richiesto persino l’impiego delle forze dell’ordine per l’allontanamento, e che sarebbero state possibili “varie alternative” meno invasive. La documentazione a sostegno dell’istruzione parentale, garantita dalla Costituzione e non omessa né utilizzata in modo elusivo, sarebbe stata acquisita solo dopo l’emissione dell’ordinanza. A riprova di ciò, la figlia in età scolare aveva già richiesto e ottenuto l’ammissione all’esame di idoneità in una scuola statale, con il relativo rilascio degli attestati.
Le contestazioni sulla deprivazione e l’isolamento
Un altro punto chiave della contestazione riguarda la presunta “deprivazione e isolamento” dei bambini, uno degli elementi contestati nell’ordinanza del Tribunale. La difesa ha escluso tale pericolo, richiamando il fatto che due dei tre fratellini, sentiti quindici giorni prima dell’ordinanza del 13 novembre, avevano indicato di avere molti amici con i quali giocavano abitualmente a Palmoli. La più grande, in particolare, aveva fornito dettagli specifici. Inoltre, i legali hanno sottolineato che non è chiaro se la cosiddetta deprivazione tra pari sia stata effettivamente accertata o se sia stata semplicemente “desunta dal fatto che i minori non frequentassero la scuola”.
A sostegno di questa tesi, la difesa ha richiamato anche le testimonianze raccolte dal programma televisivo ‘Le Iene’ e provenienti dai vicini di casa della famiglia. Questi testimoni avevano affermato che i bambini giocavano regolarmente con i loro pari, frequentavano il parco e avevano interazioni sociali, elementi che, secondo i legali, sarebbe stato opportuno ascoltare in sede giudiziale. Per quanto riguarda le condizioni abitative, i bambini stessi, secondo la difesa, avevano affermato di trovarsi “bene a casa”, dove avevano a disposizione tutte le comodità essenziali come luce, acqua calda e stufe a legna.
La relazione dell’assistente sociale: focus sul diritto all’infanzia
Di contro, la decisione del Tribunale per i Minorenni è stata supportata da una relazione dell’assistente sociale incaricata di seguire il caso. Il documento, di cui sono stati riportati alcuni stralci, chiarisce che il provvedimento non è inteso come una messa in discussione della “scelta di vita delle persone”, bensì come una misura presa in funzione della “tutela del diritto all’infanzia” dei minori.
La relazione ha evidenziato diverse criticità. Ad esempio, una volta trasferiti i tre bambini nella casa famiglia a Vasto, la loro “igiene personale è apparsa subito scarsa e insufficiente”. Si è anche notato che i minori mostravano “imbarazzo e diffidenza” nei rapporti con gli altri bambini della struttura, suggerendo una possibile difficoltà di socializzazione. Riguardo alle modalità di allontanamento dalla ‘casa del bosco’, l’assistente sociale ha assicurato che sono state messe in atto procedure “tese a non generare nei bimbi alcun trauma”.
Critiche sui contatti con i servizi sociali e le difficoltà linguistiche
Gli avvocati hanno sollevato critiche anche sulla gestione dei contatti con i servizi sociali durante l’anno di osservazione della famiglia nella casa di pietra. Hanno affermato che gli incontri con gli assistenti sociali sarebbero stati “marginali” e “non in grado di assicurare un proficuo confronto”, specialmente a causa delle difficoltà linguistiche della famiglia anglo-australiana. A questo proposito, la difesa ha sottolineato che non corrisponde al vero la notizia secondo cui sarebbe stato nominato un mediatore familiare per facilitare la comunicazione e l’interazione tra la famiglia e i servizi.
I legali hanno quindi ribadito l’opportunità di ascoltare in sede giudiziale non solo i testimoni esterni, ma anche l’intervento di figure professionali specifiche come il mediatore linguistico o il mediatore familiare per superare le barriere comunicative e comprendere appieno la dinamica familiare. La Corte d’Appello è ora chiamata a valutare tutti questi elementi complessi per decidere se revocare o confermare l’ordinanza che ha sospeso la potestà genitoriale e allontanato i tre minori.
L’offerta di Al Bano Carrisi
Il cantante e imprenditore Al Bano Carrisi, ospite del programma ‘Un Giorno da Pecora’ su Rai Radio1, ha ribadito la sua volontà di accogliere i membri della famiglia che ha vissuto in un casolare isolato nel bosco di Palmoli, in Abruzzo. La sua disponibilità, già manifestata in precedenza, è stata nuovamente confermata, con un riferimento temporale preciso: “La mia disponibilità ad ospitare i membri della Famiglia del bosco? Quando la offrì una signora mi disse che avrei dovuto aspettare il 16 dicembre, che è oggi. Quindi vediamo cosa diranno”, ha dichiarato l’artista.
Il cantante ha specificato la natura della sua proposta, chiarendo che è pronto a ospitarli nel suo bosco, “quando e come vogliono”. Non solo alloggio, ma anche aiuto per il reinserimento lavorativo degli adulti: “se vogliono il lavoro troveremo anche quello“, ha assicurato in radio. Questa offerta di ospitalità e supporto per l’impiego è un atto di solidarietà che mira a fornire una nuova opportunità a Nathan e Catherine Trevallion.


