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“Abbiamo cancellato il suo alibi”. Il caso Garlasco riapre le ferite

Pubblicato: 17/12/2025 17:25

Il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria, anni dopo la sentenza definitiva che ha indicato in Alberto Stasi l’unico responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. La riapertura dell’inchiesta, legata a nuovi approfondimenti e a una diversa lettura di alcuni elementi investigativi, ha riacceso un dibattito mai davvero chiuso, riportando alla luce interrogativi, incongruenze e passaggi rimasti in ombra sin dalle prime ore dopo il delitto.

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Nuova inchiesta e dubbi sulla verità

La nuova fase investigativa ruota attorno alla posizione di Andrea Sempio, amico di Chiara, che torna a essere esaminata dagli inquirenti mentre il quadro processuale, sul piano delle sentenze, resta cristallizzato. Proprio questo doppio binario, tra verità giudiziaria e ricerca della verità storica, alimenta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei programmi di approfondimento televisivo, che tornano a scandagliare i dettagli delle indagini del passato e a interrogarsi su ciò che poteva essere fatto diversamente.

In questo contesto si aprono nuovi spazi di analisi anche per chi, in questi anni, ha studiato il caso Garlasco da fuori, tra perizie, sentenze e opinioni di esperti. La domanda di fondo resta la stessa: le conclusioni a cui si è arrivati in tribunale coincidono davvero con ciò che è accaduto in quella casa la mattina del 13 agosto 2007?

Immagine collegata al caso di Garlasco

Garlasco, le ultime notizie sul caso

A rendere ancora più complesso il quadro è il confronto con gli errori e le omissioni che, secondo diversi osservatori, avrebbero segnato l’inchiesta del 2007. Errori procedurali, verbali incompleti e scelte investigative controverse sono oggi al centro di un’analisi che punta a capire se e quanto possano aver inciso sull’esito finale del caso. È su questo terreno che la riapertura assume un peso specifico rilevante, perché costringe a rileggere ogni passaggio con occhi nuovi.

La revisione degli atti non riguarda solo la colpevolezza o meno di Stasi, ma anche il metodo con cui è stata condotta l’indagine: dalle prime attività sul luogo del delitto alle successive acquisizioni di prove e dichiarazioni. Ogni dettaglio torna oggi sotto la lente, nella consapevolezza che alcune scelte potrebbero aver condizionato in modo irreversibile il percorso giudiziario.

Foto di Chiara Poggi

Le prime ore sulla scena del crimine

In questo scenario si inserisce anche il racconto di chi, all’epoca, si trovò in prima linea sulla scena del crimine. Le testimonianze di allora, rilette oggi, diventano tasselli fondamentali per comprendere non solo che cosa sia accaduto quella mattina, ma anche come vennero gestite le prime, decisive ore dell’inchiesta che avrebbe segnato per sempre la storia giudiziaria di Garlasco.

Sono proprio quei minuti e quelle ore iniziali – i rilievi, le valutazioni, le prime ipotesi – a tornare oggi sotto i riflettori, perché da lì passa gran parte dell’impianto probatorio costruito negli anni successivi. Eventuali errori o leggerezze commessi in quel frangente possono infatti avere ripercussioni a catena su tutto il procedimento.

Studio del programma Mattino Cinque su Canale 5

Errori, buchi e omissioni nelle indagini del 2007

Errori, buchi, omissioni. Le indagini del 2007 sul delitto di Chiara Poggi a Garlasco tornano di attualità con la nuova inchiesta che vede al centro Andrea Sempio, mentre Alberto Stasi resta l’unico condannato per l’omicidio. A rispondere alle domande della conduttrice Federica Panicucci e dei suoi ospiti a Mattino Cinque, su Canale 5, è Gennaro Cassese, all’epoca a capo dei carabinieri di Vigevano incaricati delle indagini.

Cassese porta in tv non solo il suo punto di vista tecnico, ma anche il peso umano di chi ha visto da vicino la scena del crimine e ha guidato i primi passi dell’inchiesta. Le sue parole, oggi, assumono un valore particolare perché intrecciano memoria personale e ricostruzione giudiziaria, illuminando aspetti rimasti finora sullo sfondo.

La scena del delitto: un ricordo indelebile

La scena che si è trovato davanti quel 13 agosto “è una scena che rimane impressa nei ricordi, perché l’ambiente è quello che forse non si percepisce in televisione, è un ambiente abbastanza piccolo, per cui già all’ingresso vieni colpito dalla quantità di sangue che troviamo sul pavimento vicino alle pareti, poi nel piccolo corridoio che porta alla famosa stanza dove c’era la tv accesa c’era un’altra gora di sangue, c’era il sangue vicino allo stipite della porta che dà alla cantina dove la ragazza verosimilmente è stata appoggiata perché ci sono i segni di striatura dei capelli. Poi questa scala piccola molto stretta, dove c’era tutto il sangue non solo sui gradini ma anche sul muro a dimostrazione che il corpo di questa ragazza è scivolato fino all’ultimo gradino”: L’uomo si è detto colpito dal “vedere quel corpo, il volto completamente ricoperto di sangue”.

Il racconto del colonnello restituisce l’impatto visivo e emotivo di quel momento, riportando l’attenzione sulla violenza dell’aggressione e sull’accanimento che, fin da subito, gli inquirenti hanno percepito. È da quella scena, da quelle tracce di sangue e da quei segni sul corpo di Chiara, che ha preso forma la prima ricostruzione dell’omicidio.

L’accanimento sull’omicidio di Chiara Poggi

Cassese ha detto di aver capito subito che Chiara era stata aggredita e uccisa con un certo accanimento che si percepiva per la presenza della grande quantità di sangue e dai segni di “trascinamento della ragazza verso la porta della cantina. Poi quando è arrivato il medico legale che ha fatto un primo esame necroscopico e ha visto che la parte posteriore del capo aveva presentato uno sfondamento che ti dava comunque la certezza di un accanimento, non di un unico colpo mortale per quella ragazza”.

Le parole del medico legale, riportate dall’ufficiale, rafforzano l’idea di un’aggressione ripetuta e violenta, lontana dall’ipotesi di un singolo colpo fatale. Un elemento che, fin dalle origini del caso, ha influito sulle valutazioni su chi potesse avere la forza, il movente e l’occasione per colpire in quel modo.

Il nodo delle testimonianze e dello scontrino

Tra le tante cose che non tornano nelle indagini passate c’è quella della Sit, le sommarie informazioni testimoniali rese da Sempio, durante le quali sarebbe spuntato il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano. L’interrogatorio è stato interrotto? Gli interrogatori degli altri due amici sono stati svolti in contemporanea? Sempio è andato a casa a prendere lo scontrino? “È una versione data dal signor Sempio. Io escludo che lui possa essere uscito dalla caserma. Dichiara delle cose che io escludo perché non si esce dalla caserma senza aver firmato un verbale”, afferma Cassese.

Su quel verbale, sui suoi orari e sulle eventuali interruzioni si concentra oggi una parte importante delle perplessità. Il modo in cui sono state gestite le dichiarazioni di Sempio e degli altri amici di Chiara, infatti, può avere un impatto decisivo sulla valutazione della loro attendibilità e sul ruolo che ognuno di loro ha avuto in quelle ore.

Verbali inesatti e sovrapposizioni di orari

La conduttrice afferma che allora c’è un verbale inesatto, oltre a essere “pieno di omissioni”. Ci sono “due omissioni su quel verbale”, ammette il carabiniere, “che poi sono due inesattezze. Il fatto dell’interruzione del verbale come orario e il motivo, e la riapertura del verbale nell’orario successivo”. Risulta dai verbali anche una sovrapposizione tra gli orari dell’interrogatorio di Sempio e gli altri. Ma non solo. Un elemento cruciale è quello del computer di Stasi su cui gli investigatori hanno svolto delle attività senza fare la cosiddetta copia forense che serve a estrarre dati senza pregiudicare il dispositivo.

Questi aspetti, oggi, vengono riletti come potenziali punti deboli dell’indagine: omissioni, inesattezze e procedure non corrette che possono aver compromesso, almeno in parte, la solidità di alcune prove e ricostruzioni.

Il computer di Stasi e l’alibi cancellato

“Il 14 agosto quando facciamo la perquisizione a casa di Alberto, non come indagato ma per ricercare gli oggetti di Chiara, vediamo questo computer che lui ci aveva accennato per la tesi e lo acquisiamo -racconta Cassese – Andiamo in caserma e lui insistentemente ci chiede il file della tesi, così abbiamo parlato con la Procura e per la prima volta abbiamo attivato quel computer”. Su una “chiavetta di proprietà del maresciallo abbiamo riversato il file della tesi e dopo l’abbiamo masterizzato e gli abbiamo dato il Dvd. Dopodiché quel computer è arrivato poi in caserma a Vigevano e sono state fatte delle aperture per interessi investigativi”. Due operazioni che hanno pregiudicato molto delle indagini tecniche. “Quindi avete cancellato di fatto l’alibi in quel momento?”, chiede Panicucci. “Sì, tecnicamente, dopo abbiamo scoperto” di aver cancellato l’alibi di Stasi.

Il riconoscimento, a distanza di anni, di un intervento tecnico che ha di fatto alterato la possibilità di verificare in modo incontestabile l’alibi informatico di Stasi, è uno dei passaggi più forti emersi in tv. Un’ammissione che riapre il dibattito sulla gestione delle prove digitali e sulle conseguenze che queste scelte possono avere avuto nel processo.

Stasi colpevole? Il giudizio di Cassese oggi

Ma alla luce degli errori nelle vecchie indagini e delle evidenze di quelle nuove, è ancora convinto che Alberto Stasi sia colpevole? “Nonostante gli errori per me ci sono altri elementi che lo conducono su quella scena del crimine con delle responsabilità”, risponde Cassese.

Le sue parole riassumono il cuore di una vicenda che, tra verità giudiziaria e verità storica, continua a dividere e interrogare. La riapertura dell’inchiesta e le nuove analisi sugli atti promettono sviluppi che l’opinione pubblica segue con attenzione, in attesa di capire se emergeranno elementi in grado di cambiare, almeno in parte, la storia del delitto di Garlasco.

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