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“È morto il Mostro”. Sport in lutto, se ne va un mito del tennis. Dolore immenso

Pubblicato: 19/12/2025 16:22

Il silenzio cala improvviso sui campi in terra rossa, laddove per decenni il rumore ritmico delle palline e le grida di esultanza avevano scandito il passare delle stagioni. C’è una forma di dolore composto che attraversa gli spogliatoi e i viali dei circoli storici, un senso di smarrimento che colpisce chiunque abbia visto in quella figura non solo un campione, ma un padre nobile dello sport. Le racchette sembrano oggi più pesanti e l’aria di Roma porta con sé il peso di un’assenza che si preannuncia definitiva. È il lutto di chi perde un punto di riferimento assoluto, un uomo che ha saputo insegnare come la classe e l’umiltà possano convivere armoniosamente, lasciando ora un vuoto che nessuna vittoria futura potrà mai colmare del tutto.

È morto Alberto Lazzarino

Il mondo del tennis italiano piange la scomparsa di Alberto Lazzarino, una figura storica che ha attraversato quasi un secolo di sport con eleganza, talento e una visione pionieristica. All’età di novantantasette anni, si è spento un uomo che non è stato solo un atleta, ma un vero e proprio pilastro per intere generazioni di tennisti, dai campioni acclamati ai semplici appassionati. La sua dipartita segna la fine di un’era per il tennis capitolino e nazionale, lasciando un ricordo indelebile nel cuore di chi ha condiviso con lui la passione per il gioco. Lazzarino rappresentava quel legame prezioso tra il tennis d’altri tempi, fatto di gesti bianchi e fair play, e la modernità dei circoli sportivi romani che lui stesso ha contribuito a plasmare con dedizione costante.

Per Pietrangeli era il Mostro

Il soprannome che lo ha accompagnato per gran parte della sua vita sportiva è stato il mostro, un epiteto coniato dal suo grande amico e compagno di battaglie Nicola Pietrangeli. Nonostante la parola potesse apparire bizzarra ai non addetti ai lavori, in realtà nascondeva un profondo rispetto per le capacità tecniche e la fantasia tattica fuori dal comune posseduta da Lazzarino. I due hanno condiviso successi straordinari nel doppio, formando una coppia capace di incantare il pubblico internazionale con giocate imprevedibili e spettacolari. Pietrangeli ha sempre ricordato l’amico come un giocatore estremamente talentuoso, dotato di una sensibilità di tocco rara e capace di trasformare ogni scambio in un piccolo capolavoro di strategia e puro divertimento agonistico.

Le origini tra fatiche e sogni

La storia di Alberto Lazzarino è quella di un uomo che ha saputo scalare ogni gradino della gerarchia sportiva partendo dalle basi più umili con incredibile forza di volontà. Di origini toscane ma romano per vocazione e adozione, iniziò la sua lunghissima carriera non impugnando subito una racchetta costosa, ma occupandosi della manutenzione pratica dei campi da gioco. Da giovanissimo il suo compito principale era quello di dipingere le righe bianche sulla terra battuta, un lavoro faticoso che però gli permise di osservare da vicino i segreti dei grandi campioni del passato. Questa gavetta fondamentale ha forgiato il suo carattere, rendendolo un maestro umile e un conoscitore profondo di ogni singola sfumatura del terreno di gioco, dote che si sarebbe rivelata decisiva per il suo successo negli anni a venire.

Ciò che rendeva Alberto Lazzarino unico e quasi imbattibile agli occhi degli avversari era il suo stile di gioco funambolico e visionario. Il suo pezzo forte era una palla corta diventata leggendaria nel circuito, soprannominata scherzosamente cadorna. Questo colpo particolare era caratterizzato da un effetto di taglio talmente esasperato che la pallina, dopo aver superato la rete e aver toccato il suolo nel campo avversario, non proseguiva affatto la sua corsa ma tornava indietro verso il campo di Alberto. Questo trucco tecnico magistrale mandava letteralmente in crisi chiunque si trovasse dall’altra parte della rete, consacrando Lazzarino come un tennista capace di anticipare soluzioni tecniche moderne e di interpretare lo sport come una forma d’arte in continuo movimento.

Oltre ai successi ottenuti personalmente sul campo da gioco, Lazzarino ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dello sport italiano come educatore e tecnico di altissimo profilo. Durante i suoi anni di insegnamento trascorsi presso il prestigioso circolo Parioli di Roma, ebbe tra i suoi allievi prediletti un giovanissimo e promettente Adriano Panatta. Lazzarino fu tra i primi a intuire l’immenso potenziale del futuro trionfatore di Parigi, guidandolo con pazienza nei suoi primi passi nel mondo del tennis che conta. La sua straordinaria capacità di trasmettere non solo la tecnica pura, ma anche la filosofia del tennis, ha contribuito in modo determinante a formare alcuni dei più grandi nomi dell’agonismo nazionale, insegnando sempre il valore del rispetto per l’avversario.

Una famiglia dedicata allo sport

Lazzarino non ha mai vissuto la sua passione in solitudine, ma ha saputo trasformare il tennis in una vera e propria missione familiare condivisa con le persone care. Insieme alle sue amate sorelle Silvana, Anna Maria e Maria Teresa, ha gestito e creato realtà sportive che sono diventate centri di aggregazione vitali per la città di Roma. Questo impegno costante ha dimostrato la sua visione del circolo come luogo di crescita umana e sociale, dove lo sport diventa uno strumento per unire le persone. La sua eredità spirituale oggi vive nel ricordo di chi ha frequentato quegli spazi e nella famiglia che lascia, a partire dalla moglie Franca e dalla figlia Silvana. La comunità sportiva si stringerà attorno a loro per l’ultimo saluto durante la cerimonia funebre prevista presso la Cattedrale Sacri Cuori di Gesù e Maria.

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