
L’obiettivo è ambizioso: costruire un grande polo editoriale nel Centro-Nord Italia, con una presenza capillare sui territori e Milano come baricentro strategico. È con questa visione che Leonardo Maria Del Vecchio, 30 anni, figlio del fondatore di Luxottica, sta muovendo i primi passi da protagonista nel riassetto del mercato italiano dei media.
Il primo tassello è già stato posato. Attraverso la sua società Lmdv Capital, Del Vecchio ha acquisito il 30% del Giornale, storico quotidiano nazionale controllato dalla famiglia Angelucci e partecipato da Paolo Berlusconi. L’operazione, ufficializzata da Lmdv Capital e da Finanziaria Tosinvest, è stata firmata dal notaio il 18 dicembre e ha comportato un investimento di circa 3 milioni di euro. Il nuovo assetto azionario vede gli Angelucci scendere dal 70% al 40%, Del Vecchio entrare con il 30% e Paolo Berlusconi mantenere il restante 30%. Una quota che non consente all’erede Luxottica il controllo del quotidiano, ma che rappresenta un chiaro segnale di ingresso nel settore.
Dopo Gedi, la nuova strategia: Il dossier Qn e le grandi testate locali
La mossa arriva dopo il tentativo, non andato a buon fine, di entrare nel gruppo Gedi, per il quale Del Vecchio aveva presentato un’offerta da 140 milioni di euro per la maggioranza. Exor, però, ha rinnovato l’esclusiva delle trattative con Antenna Group, la holding dell’imprenditore greco Theo Kyriakou, almeno fino a febbraio 2026. Archiviata quella strada, Del Vecchio ha cambiato rotta senza abbandonare l’obiettivo: diventare un editore di riferimento nel panorama nazionale.
Secondo fonti vicine al dossier, il secondo fronte aperto riguarda le testate del gruppo Qn – Quotidiano nazionale, controllate dalla famiglia Riffeser Monti. Nel perimetro rientrano Il Giorno, La Nazione, il Resto del Carlino e Quotidiano.net, realtà storiche dell’informazione locale e regionale.
Del Vecchio punterebbe ad acquisire una quota di maggioranza del 60%, entrando così in modo determinante nella governance del gruppo guidato da Andrea Riffeser Monti, attuale presidente della Fieg. I comitati di redazione, sentiti da Domani, hanno chiesto un confronto con l’azienda, ma al momento non avrebbero ricevuto conferme ufficiali sulla trattativa.
I numeri del gruppo Riffeser Monti
Le testate fanno capo alla Editoriale nazionale, controllata dalla holding Monrif. Nel bilancio 2024, la partecipazione del 100% in Editoriale nazionale è iscritta a 8,3 milioni di euro, valore che rappresenta la base di riferimento per le trattative. Non è ancora chiaro se l’interesse di Del Vecchio riguardi esclusivamente i giornali o anche il comparto della stampa industriale. Monrif controlla infatti Poligrafici Printing, valutata 27,3 milioni di euro, che stampa anche per terzi, inclusa la Repubblica. Un ramo che, a differenza delle testate editoriali in perdita (–2,3 milioni nel 2024), genera utili.
Un progetto dichiarato: investire nel giornalismo
Secondo Forbes, il patrimonio netto di Leonardo Maria Del Vecchio ammonta a 7,5 miliardi di dollari. La sua discesa in campo nell’editoria non appare quindi episodica. Lmdv Capital ha chiarito la visione strategica parlando apertamente di un “polo italiano dell’informazione”.
L’obiettivo dichiarato è contrastare un modello in cui il futuro dei media sarebbe deciso solo da algoritmi e piattaforme digitali, rilanciando invece investimenti, competenze e autonomia delle redazioni, con particolare attenzione alle nuove generazioni senza rinunciare alla qualità giornalistica.
Un patrimonio editoriale radicato nei territori
Le testate del gruppo Qn rappresentano un asset strategico: Il Giorno è il terzo quotidiano per diffusione in Lombardia, La Nazione è leader in Toscana e Umbria, il Resto del Carlino domina in Emilia-Romagna, Marche e Veneto meridionale. Complessivamente, il gruppo conta circa 300 giornalisti assunti e oltre 100 collaboratori. Se l’operazione dovesse andare in porto, Del Vecchio metterebbe le basi per uno dei più rilevanti riassetti dell’editoria italiana degli ultimi anni, con un progetto che mira a rafforzare il giornalismo tradizionale in una fase di profonda trasformazione del settore.


