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Famiglia nel bosco, la Corte spiega il no al ricorso: “Rischi gravi per la salute dei bambini”

Pubblicato: 20/12/2025 20:10

I bambini della famiglia che viveva nel bosco resteranno nella casa famiglia anche durante il periodo natalizio. Lo ha stabilito la Corte d’Appello dell’Aquila, che ha rigettato il ricorso presentato dai genitori contro il provvedimento di allontanamento. La decisione conferma le valutazioni già espresse in precedenza, legate a criticità ritenute rilevanti per il benessere fisico e psicologico dei minori.

Nel provvedimento, i giudici chiariscono che la misura adottata resta finalizzata esclusivamente alla tutela dei bambini, alla luce di un contesto considerato non idoneo a garantire una crescita equilibrata. Pur riconoscendo alcuni segnali di collaborazione da parte dei genitori dopo l’intervento delle autorità, la Corte evidenzia la necessità di un percorso di verifica e supporto strutturato prima di qualsiasi possibile rientro in famiglia.

Le motivazioni della sentenza d’appello

Nelle motivazioni, i giudici parlano apertamente di gravi rischi per la salute fisica e psichica dei bambini, sottolineando come le condizioni di vita precedenti potessero compromettere la loro crescita e lo sviluppo armonioso della personalità. Vengono così confermate tutte le criticità già rilevate nell’ordinanza del Tribunale per i minorenni, ritenute ancora attuali e non superate.

La Corte, tuttavia, prende atto degli apprezzabili sforzi di collaborazione mostrati dai genitori in una fase successiva all’allontanamento, auspicando un superamento del clima di diffidenza che aveva caratterizzato i rapporti con le istituzioni e con i servizi di sostegno.

I dubbi sull’istruzione parentale

Un punto centrale della sentenza riguarda i certificati scolastici relativi al percorso educativo della figlia maggiore. I giudici ribadiscono che l’istruzione parentale è prevista dall’ordinamento, ma evidenziano la mancanza di alcuni documenti essenziali nelle richieste di ammissione agli esami di idoneità per la seconda e la terza elementare.

Anche ipotizzando il rispetto formale delle procedure, la Corte segnala una discrepanza evidente tra le valutazioni di idoneità rilasciate negli anni e le competenze riscontrate dopo l’ingresso in casa famiglia. Secondo quanto accertato, la bambina non sarebbe in grado di leggere e scrivere, né in inglese né in italiano.

Respinte le contestazioni della difesa

Nel provvedimento vengono respinte anche le contestazioni avanzate dai legali della coppia, dalla presunta incomprensione linguistica fino al mancato ascolto dei minori previsto dalle convenzioni internazionali. I giudici affermano che non emergono incongruenze evidenti nel provvedimento impugnato e che la misura adottata risulta necessaria per la tutela dei bambini.

La decisione rimanda ora la valutazione nel merito al tribunale dei minorenni, chiamato a proseguire il percorso di accertamento e sostegno. Al centro resta la protezione dei minori, considerata prioritaria rispetto a qualsiasi altra esigenza, alla luce della mancanza di cure adeguate e della deprivazione della socialità riscontrate nel periodo precedente all’allontanamento.

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