
Si è spenta un’autentica leggenda, una di quelle figure amate a livello internazionale, dalla lunghissima carriera interamente dedicata alla musica. È morto Gary Graffman, celebre pianista statunitense, didatta e figura di riferimento della musica classica del Novecento. Graffman, 97 anni, si è spento sabato 27 dicembre nella sua casa di New York dopo una breve malattia. A darne notizia è stata l’amica Jenny Cho al New York Times. La sua carriera, iniziata sotto il segno del talento prodigioso, fu profondamente segnata da una rara patologia neurologica che lo costrinse a reinventarsi come interprete per la sola mano sinistra, oltre che come insegnante e dirigente musicale di primo piano.
Dagli esordi precoci al successo internazionale
Nato a Manhattan il 14 ottobre 1928 da genitori ebrei russi, Graffman iniziò a studiare pianoforte in tenerissima età. A soli 7 anni fu ammesso al Curtis Institute of Music di Philadelphia, dove studiò con Isabelle Vengerova. Il suo talento attirò presto l’attenzione della critica: a 11 anni, dopo un concerto, il New York Times ne sottolineò la sorprendente maturità musicale. Il debutto professionale avvenne con Eugene Ormandy e l’Orchestra di Filadelfia, mentre la vittoria del Concorso Leventritt nel 1949 segnò l’avvio di una brillante carriera internazionale.
Gary Graffman, le grandi collaborazioni e il successo discografico
Negli anni successivi Graffman si esibì con le principali orchestre del mondo, collaborando con direttori come Leonard Bernstein e George Szell. Tra le incisioni più celebri figurano la Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov e il Terzo Concerto di Prokof’ev. La sua interpretazione della Rhapsody in Blue di George Gershwin raggiunse una notorietà planetaria grazie al film “Manhattan” di Woody Allen (1979), diventando una delle versioni più riconoscibili del brano.
La malattia e la rinascita artistica
All’inizio degli anni Ottanta Graffman fu colpito da una distonia focale che gli fece perdere l’uso della mano destra, la stessa patologia che colpì anche l’amico e collega Leon Fleisher. Costretto ad abbandonare la carriera solistica tradizionale, si dedicò al repertorio per la mano sinistra, eseguendo opere come il Concerto di Ravel e riscoprendo composizioni di Korngold. Commissionò inoltre nuovi lavori a compositori contemporanei quali Ned Rorem, William Bolcom e Daron Hagen, contribuendo in modo decisivo all’ampliamento di questo repertorio.
Il ruolo al Curtis Institute e l’eredità didattica
Parallelamente Graffman intraprese un percorso di grande rilievo accademico e istituzionale al Curtis Institute of Music. Entrato come docente di pianoforte nel 1980, ne divenne direttore nel 1986 e presidente nel 1995, incarichi mantenuti fino al 2006. La sua eredità è viva anche attraverso i suoi allievi, tra cui alcuni dei pianisti più celebri della scena internazionale, come Lang Lang, Yuja Wang e Haochen Zhang.


