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Mosca schiera i missili Oreshnik in Europa: “Impossibili da intercettare”. Nuova escalation

Pubblicato: 31/12/2025 09:23

La fase finale del 2025 si apre con un nuovo segnale di tensione nel conflitto tra Russia e Ucraina, segnato da una mossa che rafforza ulteriormente il livello di allerta sul fronte orientale europeo. Mosca ha annunciato l’entrata in “servizio attivo” dei missili Oreshnik sul territorio della Bielorussia, alleato storico del Cremlino e Paese che confina direttamente con Polonia, Lituania e Lettonia, tre Stati membri della Nato. Una decisione che ha un peso non solo militare, ma anche fortemente simbolico, perché riduce i margini di reazione dell’Unione europea in caso di escalation improvvisa.

L’annuncio è stato accompagnato dalla diffusione di un video ufficiale dei ministeri della Difesa russo e bielorusso. Le immagini mostrano i sistemi Oreshnik trasportati su mezzi pesanti e poi nascosti in zone boschive sotto reti mimetiche. Le autorità di Minsk non hanno rivelato la posizione delle basi, ma hanno confermato che “la divisione missilistica Oreshnik ha iniziato a svolgere compiti di combattimento in aree designate del Paese”.

Cosa sono i missili Oreshnik e perché preoccupano

L’Oreshnik è un missile balistico ipersonico di nuova generazione, capace di trasportare testate convenzionali o nucleari. Secondo le informazioni disponibili, la sua gittata si aggira intorno ai 5.500 chilometri, una distanza che consentirebbe di colpire l’intero continente europeo e, in determinati scenari, anche obiettivi ben oltre. Vladimir Putin li ha definiti “impossibili da intercettare”, sottolineando una velocità stimata di circa 3,6 chilometri al secondo e la possibilità di montare fino a sei testate indipendenti, ciascuna dotata di sottomunizioni multiple. Secondo diversi analisti militari, queste caratteristiche mettono in seria difficoltà i sistemi antimissile oggi in dotazione alla Nato.

Un primo test operativo era già avvenuto il 21 novembre 2024, quando un Oreshnik fu lanciato contro Dnipro, in Ucraina. L’impatto risultò meno devastante del previsto, ma bastò a dimostrare la reale esistenza e funzionalità dell’arma. In quell’occasione Putin parlò apertamente di una capacità pronta all’uso, avvertendo che “la prossima volta” le testate avrebbero potuto essere atomiche.

Secondo esperti militari occidentali, il progetto Oreshnik deriverebbe dal programma del missile balistico intercontinentale RS-26 Rubezh, ufficialmente cancellato nel 2018 ma mai realmente abbandonato. Il vettore testato nel 2024 sarebbe stato lanciato dalla base di Kapustin Yar, a circa 900 chilometri da Dnipro, e le stesse autorità ucraine hanno ammesso di non disporre di sistemi in grado di intercettarlo.

Nel frattempo, il conflitto continua a produrre effetti concreti sul terreno. Attacchi con droni attribuiti a Kiev hanno colpito aree della regione di Mosca, causando blackout e disagi diffusi. Parallelamente, l’Ucraina ha denunciato nuovi raid russi su Odessa, con droni che hanno centrato infrastrutture residenziali ed energetiche, ferendo quattro persone, tra cui tre bambini.

In questo contesto già incandescente, Mosca ha anche accusato l’Ucraina di un presunto attacco con droni contro una residenza di Vladimir Putin nella regione di Novgorod, accusa respinta da Kiev come priva di fondamento. Un episodio che contribuisce ad alimentare un clima di sospetto e rigidità, rendendo sempre più fragile ogni ipotesi di de-escalation.

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Ultimo Aggiornamento: 31/12/2025 09:34

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