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“Quel soffitto…”. Crans Montana, la rivelazione shock che cambia tutto

Pubblicato: 05/01/2026 13:46

Doveva essere una serata di musica, luci e attesa per l’anno nuovo. Un luogo chiuso, affollato, carico di entusiasmo e di voci giovani, come accade spesso nelle notti di Capodanno. Poi, nel giro di pochi istanti, l’atmosfera è cambiata radicalmente. Il fumo, il fuoco, il panico. E una festa si è trasformata in una tragedia che ha lasciato dietro di sé domande pesanti e un dolore destinato a durare.

Quando le luci si spengono e resta solo il silenzio, emergono le responsabilità. Quelle che riguardano la sicurezza, le scelte fatte prima, i materiali utilizzati, le vie di fuga. Ed è proprio su questi aspetti che, a distanza di giorni, si concentra l’attenzione delle autorità e delle famiglie delle vittime.
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Le parole dell’ambasciatore Cornado

A puntare il dito è stato l’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, che ha parlato apertamente del materiale fonoassorbente installato sul soffitto del locale. Secondo quanto riferito, le autorità locali avrebbero ammesso di essere a conoscenza del fatto che quel materiale fosse infiammabile e non ignifugo. Un elemento che, nelle parole dell’ambasciatore, troverebbe conferma nella dinamica stessa dell’incendio: il soffitto ha preso fuoco rapidamente, alimentando le fiamme.

Dichiarazioni nette, che aprono interrogativi pesanti sulla sicurezza del Constellation e sulle verifiche effettuate prima dell’apertura del locale. In un contesto chiuso e affollato, la scelta dei materiali diventa un fattore decisivo, capace di fare la differenza tra un incidente contenuto e una catastrofe.

Uscite di sicurezza e caos

Altro punto centrale sollevato da Cornado riguarda le uscite di sicurezza. Secondo quanto riferito, una via di fuga sarebbe stata presente ma mal segnalata. In mezzo al caos, al fumo e alla paura, i ragazzi presenti non sarebbero riusciti a individuarla. Un dettaglio che assume un peso enorme nella ricostruzione dei fatti e che riporta l’attenzione sulle condizioni di evacuazione all’interno del locale.

In situazioni di emergenza, la chiarezza delle indicazioni e la visibilità delle uscite rappresentano un elemento essenziale. La mancata percezione di una via di fuga può trasformare una possibilità di salvezza in un’occasione persa, aggravando le conseguenze di un incendio già devastante.

Le responsabilità dei gestori

Parole durissime sono state pronunciate anche nei confronti dei gestori del Constellation di Crans-Montana, Jacques e Jessica Moretti. Secondo l’ambasciatore Cornado, in Italia una vicenda del genere avrebbe portato all’arresto dei responsabili della struttura. Un’affermazione che sottolinea la distanza percepita tra i diversi sistemi giudiziari e il modo in cui vengono valutate le responsabilità in casi di questo tipo.

Le dichiarazioni sono arrivate in un momento carico di emozione: al cimitero di Sion, da dove sono partiti verso l’Italia i feretri di cinque vittime italiane. Un contesto che rende ancora più forti e simboliche le parole pronunciate.

La decisione della procura del Canton Vallese

Di diverso avviso la procura del Canton Vallese, che ha stabilito di non adottare misure cautelari, ritenendo che non sussistano i presupposti necessari, in particolare il pericolo di fuga. Una decisione che segna, almeno per ora, una linea di continuità con l’impostazione dell’indagine svizzera, ma che rischia di alimentare ulteriori polemiche.

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