Vai al contenuto

Renzi svela tutto: l’offerta “americana” rifiutata dopo il referendum

Pubblicato: 05/01/2026 21:45

A distanza di anni dal referendum costituzionale del 2016, Matteo Renzi torna a raccontare uno dei passaggi più delicati della sua carriera politica. In un’intervista rilasciata a Sette, il magazine del Corriere della Sera, l’ex presidente del Consiglio ripercorre le ore della sconfitta referendaria e svela un retroscena rimasto finora sullo sfondo: le offerte di lavoro arrivate dagli Stati Uniti, rifiutate per una scelta che definisce consapevole e serena.

Il referendum del 2016 e la fine dell’esperienza a Palazzo Chigi

Renzi spiega di aver compreso l’esito del voto prima ancora della chiusura delle urne. Un’intuizione maturata la mattina stessa del referendum, osservando l’affluenza e il clima nel Paese. A suo giudizio, il voto si era ormai trasformato in un giudizio politico sull’esecutivo più che sul merito della riforma costituzionale.
Nonostante i sondaggi favorevoli fino a pochi mesi prima, una serie di eventi internazionali e nazionali – dalla Brexit alle elezioni amministrative, fino all’elezione di Donald Trump – avevano progressivamente cambiato il quadro. La decisione di dimettersi, sottolinea Renzi, non è mai stata messa in discussione negli anni successivi.

Il solo rimpianto: non dimettersi prima del voto

Nell’intervista, il leader di Italia Viva respinge l’idea di aver “personalizzato” il referendum, ribadendo che il suo governo era nato proprio con l’obiettivo di realizzare quelle riforme. L’unico errore che riconosce, col senno di poi, è di non aver lasciato l’incarico il giorno prima della consultazione, come aveva inizialmente valutato.
Una riflessione che arriva oggi, ma che non cambia il giudizio complessivo su quella stagione politica, vissuta – racconta – con convinzione fino all’ultimo momento.

L’offerta dagli Stati Uniti e la scelta di restare

Il passaggio più inatteso riguarda però il futuro immaginato da Renzi subito dopo la sconfitta. L’ex premier racconta di aver ricevuto proposte molto vantaggiose negli Stati Uniti, nel settore privato, che gli avrebbero consentito un cambio di vita radicale lontano dalla politica italiana.
Un’ipotesi che, quella notte, considera reale e persino rasserenante. Alla fine, però, decide di non accettare. La priorità, spiega, era garantire un passaggio di consegne ordinato e rispettoso delle istituzioni. Una scelta che lo porta a rimanere nel perimetro della politica nazionale, aprendo una nuova fase del suo percorso pubblico.
Un racconto che aggiunge un tassello personale a uno dei momenti più discussi della recente storia politica italiana.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure