
Il vertice si è chiuso all’Eliseo con un clima che i leader coinvolti non hanno esitato a definire storico. Ore di confronto serrato, dichiarazioni calibrate e una consapevolezza comune: il dossier ucraino è entrato in una fase nuova, in cui il nodo centrale non è più solo la guerra, ma ciò che accadrà il giorno dopo il cessate il fuoco. A Parigi, attorno allo stesso tavolo, Europa, Stati Uniti e Ucraina hanno provato a dare forma a una risposta condivisa.
La parola chiave è garanzie di sicurezza. Non simboliche, ma operative. Non indefinite, ma legate a un meccanismo concreto di presenza e monitoraggio. È su questo terreno che la cosiddetta Coalizione dei Volenterosi ha trovato un punto di convergenza, dopo mesi di discussioni riservate e bozze circolate tra capitali alleate.
La dichiarazione firmata e il ruolo di Francia e Regno Unito
Emmanuel Macron, Keir Starmer e Volodymyr Zelensky hanno firmato una dichiarazione d’intenti che apre al dispiegamento di una forza multinazionale in Ucraina una volta raggiunta la tregua con la Russia. Macron ha parlato di una struttura pensata per fornire “riassicurazione” immediatamente dopo il cessate il fuoco, specificando che il dispositivo potrebbe operare in cielo, in mare e a terra, ma lontano dalla linea di contatto.
Starmer ha annunciato che, in parallelo, Regno Unito e Francia istituiranno hub militari a supporto della missione, mentre Zelensky ha ribadito che una difesa più forte resta la condizione necessaria per una diplomazia credibile. Il presidente ucraino ha inoltre confermato che Kiev è pronta a firmare con Washington documenti sulle garanzie di sicurezza, pur riconoscendo che il tema dei territori resta il più delicato.
Usa, Europa e le posizioni nazionali
Gli Stati Uniti non prevedono, almeno in questa fase, un dispiegamento diretto di truppe, ma avranno un ruolo chiave nel monitoraggio del cessate il fuoco, guidando un sistema di controllo continuo che includerà anche gli alleati europei. L’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, ha parlato di protocolli di sicurezza già definiti, sottolineando l’obiettivo di garantire che la fine della guerra sia definitiva.
Dal fronte europeo emergono posizioni differenziate ma convergenti nella cornice generale. La Germania, con il cancelliere Friedrich Merz, ha aperto alla possibilità di forze tedesche sul suolo ucraino in una missione di pace. La Spagna valuta l’invio di militari. L’Italia, attraverso la premier Giorgia Meloni, ha confermato il sostegno alla sicurezza di Kiev, escludendo però l’impiego di truppe italiane e ribadendo il rispetto delle procedure costituzionali.
Il vertice di Parigi non ha risolto il conflitto, ma ha segnato un passaggio politico netto: la sicurezza dell’Ucraina viene ormai trattata come una questione europea e transatlantica, non più rinviabile a un futuro indefinito. Dopo la guerra, il terreno decisivo sarà quello delle garanzie. E su quel terreno, i Volenterosi hanno deciso di muoversi insieme.


