
Undici ragazzi feriti nella strage di Crans Montana sono attualmente ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, uno dei principali centri di riferimento italiani per il trattamento delle ustioni gravi. Le loro condizioni hanno riportato l’attenzione su un ambito medico altamente specialistico, spesso poco conosciuto, che richiede interventi rapidi, complessi e ripetuti nel tempo. In caso di ustioni profonde, infatti, il fattore tempo è determinante: intervenire chirurgicamente nelle prime fasi può fare la differenza tra una guarigione possibile e il rischio di complicanze gravissime, come le infezioni e la sepsi.
Il Niguarda ospita anche una delle banche dei tessuti attive in Italia, strutture sanitarie fondamentali per la gestione delle emergenze di questo tipo. Qui viene conservata pelle umana da donatore, utilizzata nelle fasi iniziali del trattamento dei grandi ustionati. Ma il percorso di cura è molto più articolato di quanto si possa immaginare e non si esaurisce certo con un singolo intervento o con un trapianto cutaneo.
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Quando un’ustione diventa una malattia chirurgica
Le ustioni vengono classificate in base alla profondità del danno. Quelle di primo grado interessano solo lo strato superficiale della pelle e si manifestano con un semplice arrossamento. Le ustioni di secondo grado coinvolgono invece anche il derma e possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso la pelle conserva una capacità di guarigione spontanea, mentre nel secondo questa possibilità viene meno.
Dal secondo grado profondo fino al terzo grado, quando il danno interessa tutto il derma e può estendersi a muscoli e ossa, l’ustione è considerata a tutti gli effetti chirurgica. In queste situazioni non è possibile attendere: il tessuto bruciato e necrotico diventa rapidamente un terreno favorevole alla proliferazione batterica, aumentando in modo esponenziale il rischio di infezioni sistemiche.

L’escarectomia e il lavoro continuo in sala operatoria
Il primo passo nel trattamento delle ustioni chirurgiche è l’escarectomia, ovvero l’asportazione dei tessuti carbonizzati. Si tratta di un intervento salvavita, ma estremamente invasivo. Nei pazienti con ustioni molto estese non può essere eseguito in un’unica soluzione: l’organismo deve essere messo nelle condizioni di reggere lo stress chirurgico, procedendo per fasi successive.
È per questo motivo che, nonostante i pazienti ricoverati siano undici, al Niguarda le sale operatorie restano operative 24 ore su 24. Ogni intervento rappresenta un equilibrio delicato tra la necessità di rimuovere rapidamente il tessuto necrotico e quella di garantire al paziente una stabilità clinica sufficiente per affrontare le operazioni successive.
La copertura delle ferite e il ruolo delle banche dei tessuti
Dopo l’asportazione delle escare, i tessuti vitali restano esposti e devono essere immediatamente protetti. In questa fase viene utilizzata la pelle omologa, proveniente da donatori e conservata nelle banche dei tessuti. Quando la pelle umana non è disponibile o non è sufficiente, si ricorre a sostituti dermici di origine animale, opportunamente trattati per ridurre il rischio di rigetto.
Questa copertura non ha una funzione definitiva, ma è essenziale per proteggere le ferite, limitare le infezioni e consentire al paziente di superare la fase più critica. L’ustione, infatti, non è solo una lesione cutanea: è una malattia sistemica che compromette il funzionamento di più organi e provoca una profonda immunodepressione.

La fase ricostruttiva e le nuove tecniche rigenerative
Dopo circa due settimane, quando le condizioni generali migliorano, si passa alla ricostruzione vera e propria. La pelle donata viene progressivamente sostituita con innesti autologhi, prelevati dallo stesso paziente, oppure con lembi di chirurgia plastica. Nei casi di ustioni molto estese viene utilizzata la tecnica degli innesti a rete, che consente di espandere la pelle prelevata e coprire superfici molto più ampie.
La guarigione non è quasi mai definitiva con un solo intervento. I grandi ustionati spesso affrontano un percorso lungo anni, fatto di ulteriori operazioni mirate a migliorare la funzionalità e l’aspetto delle aree colpite. Oggi, però, la chirurgia delle ustioni rigenerativa offre prospettive molto più incoraggianti rispetto al passato, con risultati più elastici e meno invalidanti.
Per i ragazzi feriti nella strage di Crans-Montana, il cammino resta complesso, ma le competenze maturate nei centri specializzati italiani rappresentano una base solida su cui costruire una possibilità concreta di recupero e di futuro.


