
Un virus trasmesso dai pipistrelli, il Pteropine orthoreovirus (PRV), è stato identificato in cinque persone ricoverate in Bangladesh con sintomi inizialmente compatibili con un’infezione influenzale e con segni di encefalite. In un primo momento si era pensato al virus Nipah, ma tutti i pazienti sono risultati negativi ai test specifici, lasciando senza risposta l’origine della malattia.
La svolta è arrivata grazie all’analisi approfondita dei campioni biologici, effettuata con tecniche avanzate di sequenziamento capaci di individuare un ampio spettro di patogeni. In questo modo sono state rilevate sequenze genetiche del PRV nei tamponi faringei dei pazienti e, in alcuni casi, il virus è stato anche coltivato in laboratorio, fornendo una prova diretta dell’infezione. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Emerging Infectious Diseases.
Linfa di palma e rischio zoonotico
Nel corso dell’indagine epidemiologica, è emerso un elemento comune a tutti i casi: nelle settimane precedenti l’insorgenza dei sintomi, i pazienti avevano consumato linfa di palma da dattero cruda. In Bangladesh questa pratica è diffusa, ma è già nota per il suo legame con il rischio di infezioni zoonotiche. I pipistrelli, infatti, si nutrono sugli alberi durante la raccolta e possono contaminare la linfa con saliva o escrementi.
I pipistrelli sono considerati un serbatoio naturale di numerosi virus zoonotici, noti ed emergenti, tra cui Nipah, Hendra, Marburg e lo stesso Pteropine orthoreovirus. La trasmissione all’uomo può avvenire per contatto diretto o indiretto, attraverso alimenti contaminati, in particolare frutta e derivati. In questo contesto, la linfa di palma da dattero cruda rappresenta una possibile via di esposizione.
«I nostri risultati dimostrano che il rischio di malattie associato al consumo di linfa di palma da dattero cruda si estende oltre il virus Nipah», spiega Nischay Mishra, professore associato di epidemiologia alla Columbia University e autore principale dello studio. «Questo evidenzia la necessità di programmi di sorveglianza più ampi, capaci di intercettare virus emergenti trasmessi dai pipistrelli prima che vengano confusi con altre infezioni note».
Sintomi, diagnosi e implicazioni globali
Il PRV non è un virus nuovo: appartiene alla famiglia Reoviridae ed è già stato associato in passato a infezioni respiratorie acute, soprattutto nel Sud-est asiatico. La difficoltà sta nel riconoscerlo, perché i sintomi iniziali imitano quelli di altre infezioni virali conosciute. Nei cinque pazienti bengalesi sono stati osservati febbre, disorientamento, alterazione dello stato mentale, andatura anomala e difficoltà respiratorie. In quattro casi erano presenti segni di encefalite; un paziente pediatrico ha manifestato convulsioni febbrili.
I ricoveri sono durati tra due e tre settimane. Al follow-up, gli esiti sono risultati variabili: due pazienti hanno riportato sintomi persistenti, altri due una completa guarigione. Un paziente è deceduto nell’agosto 2024 dopo un peggioramento neurologico. Secondo gli autori, la gravità osservata e la varietà degli esiti suggeriscono che forme più lievi di PRV potrebbero essere state sottodiagnosticate in passato.
La segnalazione non indica un’emergenza sanitaria in corso, ma rafforza l’allerta sulla salute pubblica globale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ricorda che la maggior parte delle malattie infettive emergenti ha origine animale e può esordire con sintomi comuni. Rafforzare la capacità diagnostica e la sorveglianza resta un passaggio chiave per ridurre i rischi legati alle zoonosi emergenti.


