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Italia, bimbo morto a scuola: la notizia che sconcerta tutti

Pubblicato: 07/01/2026 21:10

L’Opera Pia Villa Duchessa di Galliera di Genova, dove un bambino di sette anni è morto dopo essere precipitato da un terrazzo, non avrebbe rispettato i requisiti minimi di sicurezza. È quanto emerge dall’inchiesta aperta dalla Procura sulla tragedia avvenuta il 18 settembre scorso nella scuola di Voltri. Gli investigatori, coordinati dalla pm Patrizia Petruzziello, nelle ultime settimane hanno acquisito documentazione sia presso il Comune sia negli uffici dell’ente proprietario della struttura, facendo emergere un quadro che va ben oltre le singole responsabilità individuali.

Secondo quanto ricostruito, nel registro degli indagati potrebbero finire non soltanto i tredici insegnanti di sostegno che avrebbero dovuto vigilare sul bambino, ma anche i gestori e i proprietari dell’edificio scolastico. Un allargamento dell’inchiesta che punta a chiarire se la struttura fosse adeguata ad accogliere alunni con disabilità e se le condizioni di sicurezza fossero compatibili con le esigenze di sorveglianza richieste da casi così delicati.

Le ipotesi di reato e le falle nella sorveglianza

Agli insegnanti verrebbe contestato l’abbandono di minore aggravato dalle lesioni gravissime, mentre per gestori e proprietari si profilano reati colposi legati alla mancata messa in sicurezza degli spazi. Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti c’è anche un presunto ritardo nella trasmissione della documentazione dalla vecchia scuola a quella nuova. Nei documenti, infatti, era specificata la gravità del quadro clinico del bambino e la necessità di una sorveglianza strettissima, indicazioni che non sarebbero state recepite in modo tempestivo.

La ricostruzione dell’accaduto è drammatica. Il piccolo, affetto da disabilità, sarebbe stato lasciato solo per circa venti minuti. In quel lasso di tempo avrebbe potuto muoversi liberamente all’interno del plesso scolastico, aprire una porta che avrebbe dovuto rimanere chiusa e raggiungere il terrazzo dal quale è poi caduto. Una catena di omissioni e di falle organizzative che ora la magistratura sta cercando di ricomporre pezzo per pezzo.

Un dettaglio che pesa nell’indagine riguarda l’organizzazione interna della scuola. Nella sezione frequentata dal bambino erano presenti 13 alunni con esigenze speciali, ognuno dei quali seguito da una persona dedicata. Il giorno della tragedia l’insegnante di sostegno del piccolo era assente, ma all’interno dell’istituto risultava comunque presente un numero di operatori superiore a quello degli studenti, sufficiente, almeno sulla carta, a garantire un controllo adeguato.

Proprio questo aspetto rende ancora più complessa la vicenda. Non si tratterebbe di una semplice carenza di personale, ma di un problema strutturale e organizzativo più ampio, che coinvolge la sicurezza degli spazi e la gestione delle emergenze. La Procura punta ora a stabilire se la morte del bambino potesse essere evitata e se le responsabilità siano da ricondurre a singole condotte o a un sistema che non ha funzionato. Un’indagine che tocca temi delicatissimi come la tutela dei minori più fragili e il dovere delle istituzioni di garantire ambienti realmente sicuri.

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Ultimo Aggiornamento: 07/01/2026 21:16

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