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Groenlandia, il piano Usa è già scritto: il trattato che vale più di un’invasione

Pubblicato: 08/01/2026 10:11

L’ipotesi Groenlandia torna a scuotere la diplomazia internazionale con toni che oscillano tra la provocazione politica e il realismo strategico. Donald Trump non ha mai nascosto di considerare l’isola artica una pedina fondamentale nello scacchiere globale, arrivando a evocare perfino uno scenario di intervento militare. Il segretario di Stato Marco Rubio ha invece lasciato intendere che sarebbe «più semplice comprarla». Ma c’è un elemento che rende entrambe le opzioni quasi superflue: un accordo firmato oltre settant’anni fa che, sul piano della sicurezza, concede agli Stati Uniti margini di manovra enormi.

Un trattato dimenticato che pesa ancora oggi

Firmato nel 1951, in piena Guerra fredda, l’accordo tra Washington e Copenaghen attribuisce agli Stati Uniti il diritto di costruire in Groenlandia tutte le basi militari ritenute necessarie. «Quel patto dà praticamente mano libera agli Stati Uniti di fare ciò che vogliono in Groenlandia», spiega Mikkel Runge Olesen, ricercatore dell’Istituto danese di Studi internazionali. Parole riprese anche dalla premier danese Mette Frederiksen, che ha ricordato come «abbiamo già un trattato di difesa che dà all’America ampio accesso alla Groenlandia», invitando la Casa Bianca a «smetterla con le minacce».

Per comprendere la portata dell’intesa bisogna tornare indietro nel tempo. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo l’occupazione nazista della Danimarca, il presidente americano Franklin Roosevelt ordinò lo sbarco delle truppe Usa in Groenlandia per evitare che l’isola finisse sotto controllo tedesco. Alla fine del conflitto i soldati rimasero. Nel 1946 il presidente Truman tentò di acquistare l’isola offrendo 100 milioni di dollari, ma la proposta venne respinta.

Dalla Nato alla base di Pituffik

Nel 1948 Danimarca e Stati Uniti entrarono insieme nella Nato e la Groenlandia tornò formalmente sotto sovranità danese, dopo tre secoli di status coloniale. Ma tre anni più tardi il patto militare del 1951 sancì un principio chiave: gli Usa potevano installare tutte le basi necessarie senza limiti numerici. All’apice della Guerra fredda, le installazioni militari americane sull’isola erano diverse. Oggi ne resta una sola, la Pituffik Space Base, cruciale per individuare missili che attraversano il Polo Nord.

Un emendamento del 2004 ha introdotto l’obbligo di «consultare» il governo danese e quello autonomo groenlandese prima di «cambiamenti significativi» nella presenza militare americana. Ma, come ammettono gli esperti a Copenaghen, «qualunque richiesta ragionevole verrebbe accolta».

In questo scenario, mentre le forze locali si affidano ancora a mezzi essenziali come i cani da slitta, il nodo geopolitico resta evidente. Se l’obiettivo di Washington fosse davvero contenere la presenza di sottomarini russi e cinesi nell’Artico, la strada sarebbe già tracciata: nessuna invasione, nessun assegno, nessun colpo sparato. Tutto, semplicemente, in nome di un trattato che non ha mai smesso di produrre effetti.

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Ultimo Aggiornamento: 08/01/2026 10:14

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