
Emergono nuovi dettagli inquietanti sul Constellation di Crans-Montana, il locale dove nella notte di Capodanno una festa si è trasformata in tragedia, con vittime e decine di giovani feriti. Le prime testimonianze e gli elementi raccolti dagli inquirenti delineano un quadro allarmante: chi frequentava il club parla di minorenni senza controllo, vie di fuga improvvisate e sistemi di sicurezza inefficaci. Un mix di leggerezza e sottovalutazione del rischio che, secondo le ricostruzioni, avrebbe reso ogni serata un potenziale pericolo.
A confermare questo scenario è il racconto del padre di uno dei baristi presenti nel locale svizzero al momento dell’incendio. Le sue parole suggeriscono che, dietro l’immagine patinata di un party esclusivo di montagna, potesse nascondersi una vera e propria bomba a orologeria pronta a esplodere, con regole poco chiare e controlli ridotti al minimo.
Minorenni e alcol, un mix pericoloso
Uno dei punti più delicati che emergono riguarda la presenza di minorenni all’interno del Constellation e il consumo di alcolici. Le testimonianze indicano che ragazzi di 16 anni e poco più riuscivano a entrare senza particolari difficoltà e senza controlli sistematici sui documenti, per poi bere liberamente superalcolici al bancone e ai tavoli.
Tra le voci più significative c’è quella di Gaëtan T., 28 anni, barista stagionale del locale. A riportare le preoccupazioni del giovane è il padre, intervistato da La Stampa. «Mio figlio mi aveva chiamato una settimana prima di Natale», racconta l’uomo. «Mi ha detto: “Papà, torno a casa, qui non va bene nulla. Ci sono troppe carenze”». Secondo il padre, Gaëtan descriveva una situazione in cui vodka e superalcolici venivano serviti anche ai più giovani, in contrasto con le norme svizzere che prevedono limitazioni precise per ingresso e consumo di alcol da parte degli under 18.
Controlli aggirati e vie d’accesso alternative

Accanto al tema dell’alcol e dei minorenni, si aprono pesanti interrogativi sulla sicurezza del Constellation. Come riportato da Leggo, alcuni testimoni parlano di passaggi alternativi che permettevano di entrare nel locale eludendo i controlli dei buttafuori: una sorta di percorso secondario che di fatto indeboliva il filtro all’ingresso.
Anche la gestione del flusso di persone e dei dispositivi di riconoscimento solleva dubbi. Secondo le ricostruzioni, nella notte della tragedia all’interno del club sarebbero stati presenti fino a 400 clienti, con un solo addetto alla sicurezza a monitorare la situazione. Inoltre, per i minorenni non sarebbero stati utilizzati braccialetti identificativi o altri sistemi per distinguere chi poteva consumare alcolici da chi no. Una scelta che, insieme alle vie d’accesso parallele, avrebbe reso ancora più fragile l’intero sistema di controllo.


Privé costosi e alcol servito senza freni
La dinamica delle serate al Constellation di Crans-Montana viene descritta come quella di un locale alla moda, con musica alta, luci, drink e aree riservate. Ma dietro i dettagli di una normale notte in discoteca sembrano emergere abitudini rischiose. Video e racconti parlano di alcol servito liberamente ai tavoli, con bottiglie di superalcolici che circolavano senza particolari verifiche sull’età dei presenti.
Un ruolo centrale, in questa ricostruzione, lo avrebbero avuto i cosiddetti privé da 300 franchi, spazi esclusivi che sarebbero stati accessibili anche a giovanissimi. Un modello di consumo che, unito alla presenza di minorenni, alla folla e alla musica ad alto volume, avrebbe reso ancora più difficile intervenire tempestivamente in caso di emergenza. La notte di Capodanno, con il locale pieno e l’atmosfera da grande festa, queste criticità sono esplose in tutta la loro drammaticità.
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La notte di Capodanno, tra panico e fuga

In questo contesto si inserisce la vicenda personale di Gaëtan T., il barista che aveva espresso timori sulla sicurezza del locale e aveva manifestato la volontà di lasciare il lavoro prima delle feste. Convinto a rimanere dai gestori del Constellation, la notte del 31 dicembre si è ritrovato al centro del rogo. Oggi è ricoverato in coma a Parigi, mentre la sua storia è diventata simbolo delle domande rimaste aperte su ciò che accadeva davvero all’interno del club.
I primi accertamenti indicano che, al momento dell’incendio, nel locale ci fossero fino a 400 persone, quasi il doppio della capienza massima consentita. In pochi minuti la festa di Capodanno al Constellation si sarebbe trasformata in una trappola: scene di panico, alcol servito in maniera indiscriminata, ragazzi che cercavano una via d’uscita tra fumo e urla. Tra le vittime risultano anche giovanissimi, ragazzi e ragazze di 16 anni e poco più. Alcune immagini girate quella notte mostrano inoltre la titolare, Jessica Maric, mentre fugge dal locale portando con sé la cassa.
Indagini per omicidio colposo e incendio
Sulla tragedia del Constellation di Crans-Montana si è aperto un fronte investigativo anche in Italia. La procura di Roma ha avviato un’indagine per omicidio colposo e incendio, con l’obiettivo di chiarire responsabilità, omissioni e gestione della sicurezza nel locale svizzero. Al momento, gran parte delle informazioni disponibili si basa su testimonianze, video, racconti dei sopravvissuti e primi rilievi tecnici.
Dietro lo scintillio di feste, cocktail e serate in alta quota, sta emergendo l’immagine di un luogo dove si sarebbero sommate carenze strutturali, controlli deboli e una gestione del rischio insufficiente. Sarà ora compito delle autorità ricostruire con precisione cosa non ha funzionato al Constellation, quali regole sono state violate e se la tragedia poteva essere evitata. Per le famiglie delle vittime e per una comunità sconvolta, la richiesta è una sola: verità e giustizia su quanto accaduto a Crans-Montana.


