
Il Fisco rilancia la sua offensiva contro l’evasione fiscale. Nel Piano integrato di attività e organizzazione (Piao), l’Agenzia delle Entrate ha fissato un obiettivo chiaro: 320 mila controlli sostanziali nel corso dell’anno, concentrati sui principali tributi.
Gli accertamenti fiscali riguarderanno Irpef, Ires, Iva, Irap, oltre a imposta di registro e crediti d’imposta. Un perimetro ampio che coinvolge sia persone fisiche sia imprese e professionisti, con verifiche sempre più mirate.
La novità non sta tanto nel numero dei controlli, quanto nel metodo di selezione dei contribuenti. La strategia dell’amministrazione finanziaria punta meno sulla quantità e più sulla qualità delle verifiche, individuando in anticipo le posizioni considerate a rischio.

Oggi il Fisco può contare su un patrimonio informativo senza precedenti. La diffusione della fatturazione elettronica, dei corrispettivi telematici, dei dati sui rapporti finanziari, delle comunicazioni Iva e dello scambio di informazioni con l’estero consente analisi sempre più approfondite.
In questo contesto assumono un ruolo centrale gli Isa (Indici sintetici di affidabilità). Questi strumenti attribuiscono a imprese e professionisti un punteggio da 1 a 10, valutando la coerenza dei dati dichiarati rispetto al settore di appartenenza.
Un punteggio elevato non mette però al riparo dai controlli. Gli Isa non escludono le verifiche, ma permettono di accedere a benefici premiali e riducono la probabilità di accertamenti più invasivi, orientando l’azione del Fisco verso le situazioni considerate meno affidabili.
Ma quali sono le anomalie fiscali che fanno scattare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate? Tra i principali campanelli d’allarme ci sono ricavi dichiarati troppo bassi rispetto alla struttura dell’attività.
Nel mirino finiscono, ad esempio, le imprese con costi elevati, personale numeroso, magazzino consistente o investimenti rilevanti, elementi che suggeriscono una capacità produttiva superiore rispetto agli incassi ufficialmente dichiarati.
Sotto osservazione anche l’uso anomalo dei crediti d’imposta e dei crediti Iva, soprattutto quando non risultano coerenti con l’attività svolta, così come le operazioni con l’estero caratterizzate da profili atipici o difficili da giustificare. Segnali che, nel nuovo corso del Fisco, possono tradursi rapidamente in controlli mirati.


