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Bufera nel governo, Crosetto rompe il silenzio su strade sicure: “Polemiche inutili, servono fatti”

Pubblicato: 14/01/2026 17:17

C’è un momento, nella politica, in cui il rumore supera i fatti e rischia di deformarli. È quello che sta accadendo attorno all’operazione Strade Sicure, dove lo scontro interno alla maggioranza ha finito per sovrapporre la propaganda alla realtà delle decisioni già prese. Dopo giorni di tensioni e attacchi frontali, Guido Crosetto ha deciso di intervenire direttamente, mettendo in fila numeri, atti e responsabilità.

La miccia accesa dalla Lega

Da mesi il ministro della Difesa ha aperto una riflessione sulla razionalizzazione dell’impiego dei militari nelle città, ipotizzando in prospettiva un ritorno graduale di Esercito, Marina e Aeronautica a compiti più propriamente legati alla Difesa, con un rafforzamento del ruolo delle forze con pieni poteri di polizia.

La sola ipotesi è bastata a far scattare la reazione della Lega, che ha parlato di smantellamento della sicurezza e ha annunciato una risoluzione parlamentare per aumentare il contingente fino a settemila unità, accompagnando l’iniziativa con considerazioni rivolte agli alleati di governo.

La replica: “Strade Sicure è confermata”

Crosetto ha rotto il silenzio con un lungo intervento pubblico, definendo le polemiche «inutili, inventate ad arte». La prima precisazione è netta: Strade Sicure è già confermata per il 2026 e il 2027, con una pianificazione triennale che arriva fino al 31 dicembre 2027. Non solo. Nel 2025, ricorda il ministro, la consistenza dell’operazione è stata aumentata e stabilizzata proprio su iniziativa del dicastero della Difesa, in accordo con il Ministero dell’Interno, attraverso il rafforzamento di Stazioni Sicure.

«Ciò che pensa il ministero della Difesa sulla sicurezza dei cittadini”, ha scritto il ministro, “non è affidato a parole in libertà, ma a fatti concreti“. Un richiamo esplicito a chi, secondo Crosetto, preferisce lo scontro politico alla verifica degli atti.

La proposta travisata: più sicurezza, non meno

Il nodo centrale, chiarisce Crosetto, è stato frainteso. L’idea non era tagliare Strade Sicure, ma aumentare il presidio utilizzando in modo più efficace le professionalità disponibili. Da qui la proposta di rafforzare il contingente facendo ricorso soprattutto ai Carabinieri, che sono militari a tutti gli effetti ma dotati di pieni poteri di polizia, a differenza del personale di Esercito, Marina e Aeronautica impiegato oggi.

In questa cornice si colloca anche l’ipotesi – mai tradotta in decisione – della reintroduzione del Carabiniere ausiliario, con una stima di circa 12mila unità. Un’idea “di prospettiva”, non un piano operativo immediato. E soprattutto senza togliere «neanche uno» dei militari oggi schierati, almeno finché non ci sarà un numero sufficiente di Carabinieri formati per sostituirli.

“Non decide il ministro, decide il Parlamento”

C’è poi un passaggio politico che suona come un affondo verso i colleghi di maggioranza. «Non tocca a me decidere, ma al Parlamento», ribadisce Crosetto, ricordando di aver già chiesto il rifinanziamento di Strade Sicure nell’attuale configurazione e di voler sollecitare un aumento degli organici dell’Arma.

Ma avverte anche su un punto spesso ignorato nel dibattito: non basta discutere di numeri o di divise, bisogna garantire che i militari impiegati possano operare senza il timore di finire sotto processo e abbiano strumenti normativi adeguati per reprimere chi mina la sicurezza.

Uno scontro che va oltre Strade Sicure

La vicenda si inserisce in una frizione più ampia tra Crosetto e la Lega, che tocca anche il dossier Ucraina e l’aumento delle spese per la Difesa. Su questi temi il Carroccio mantiene una linea critica, mentre il ministro insiste sulla necessità di adeguare il Paese alle nuove sfide strategiche e alla guerra ibrida. Una distanza che appare sempre più evidente anche rispetto a Fratelli d’Italia e a Forza Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Intanto, la risoluzione leghista in Commissione Difesa resta sul tavolo. Ma, al netto delle dichiarazioni, i fatti restano quelli elencati da Crosetto: Strade Sicure non viene chiusa, non viene ridimensionata e sarà rifinanziata. Il resto, per il ministro, appartiene più alla battaglia politica che alla sicurezza reale del Paese.

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