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Addio al volto italiano della tv sportiva, l’annuncio è appena arrivato

Pubblicato: 15/01/2026 17:38

Il giornalismo sportivo lombardo si sveglia oggi orfano di una delle sue voci più eleganti e pacate. La scomparsa improvvisa di Carlo Cartacci, colto da un malore che non gli ha lasciato scampo, ha gettato nello sconforto colleghi e telespettatori che per anni lo hanno seguito come punto di riferimento tra gli schermi di Sportitalia e Telelombardia. Cartacci non era solo un commentatore, ma una figura poliedrica capace di intrecciare mondi diversi: farmacista di professione, prestato alla scrittura e alla comunicazione con una naturalezza disarmante. Chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo cammino lo descrive oggi come una persona gentile, un uomo d’altri tempi in grado di portare in televisione una passione sportiva autentica, mai sporcata dai toni esasperati del tifo moderno.

Un maestro di garbo tra Sportitalia e Telelombardia

Nel corso della sua carriera, Cartacci ha saputo costruire un legame indissolubile con il pubblico, diventando un volto familiare grazie alla sua presenza costante nei salotti televisivi regionali e nazionali. Le sue analisi erano lo specchio della sua anima: profonde, ponderate e figlie di uno studio meticoloso. Era un opinionista sportivo che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi ascoltare, perché la sua forza risiedeva nella competenza e in quella umanità che traspariva da ogni suo intervento. In un panorama mediatico spesso dominato dalle urla, il suo stile rappresentava un’oasi di garbo e credibilità, rendendo ogni dibattito un momento di vero arricchimento per chiunque fosse sintonizzato.

Il suo cuore batteva forte per i colori del Como, ma la sua visione del gioco era totale. Carlo viveva il calcio come cultura, un racconto corale che sapeva spaziare dai palcoscenici internazionali ai campi di provincia con la medesima attenzione e sensibilità. Era un profondo conoscitore del calcio a 360 gradi, capace di analizzare le dinamiche tattiche e umane con una lucidità rara. La sua scomparsa lascia un vuoto umano e professionale incolmabile: ci lascia un uomo che ha saputo dimostrare come si possa essere incisivi restando sempre sempre disponibili al confronto e mai sopra le righe. Il suo esempio di giornalismo sportivo fatto di rispetto e educazione rimarrà come un’eredità preziosa per chiunque decida di impugnare una penna o sedersi davanti a una telecamera.

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