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Scossa di terremoto fortissima, magnitudo 6: un boato improvviso

Pubblicato: 16/01/2026 07:08

Un forte terremoto ha scosso l’oceano Pacifico al largo della costa occidentale degli Stati Uniti, riaccendendo l’attenzione su una delle aree sismicamente più attive del pianeta. La scossa è stata registrata nelle prime ore della giornata, senza al momento segnalazioni di danni o vittime.

Secondo quanto comunicato dall’USGS – Istituto Geofisico Statunitense, il sisma ha raggiunto una magnitudo 6.0. L’evento si è verificato alle 04:25 ora italiana, corrispondenti alle 19:25 ora locale, ed è stato rilevato a una profondità relativamente superficiale.

L’epicentro del terremoto è stato localizzato a circa 295 chilometri a ovest di Bandon, nello Stato dell’Oregon, in pieno oceano. La distanza dalla costa ha contribuito a limitare gli effetti sulla terraferma, evitando conseguenze dirette per la popolazione.

I terremoti al largo dell’Oregon sono fenomeni ben noti agli esperti e sono legati alla famigerata Zona di Subduzione della Cascadia, una delle strutture tettoniche più monitorate del Nord America per il suo potenziale distruttivo.

In questa regione, la placca di Juan de Fuca, di dimensioni ridotte, si muove lentamente sotto la gigantesca placca Nordamericana, a una velocità media di circa 4 centimetri l’anno. Un processo impercettibile, ma carico di energia.

Il problema è che questo movimento non avviene in modo continuo. Le placche tendono a rimanere bloccate per secoli, accumulando una enorme tensione elastica nelle rocce profonde della crosta terrestre.

Quando questa tensione supera il limite di resistenza delle rocce, l’energia viene rilasciata in modo improvviso, dando origine a potenti terremoti di megaspinta, capaci di raggiungere anche magnitudo 9.0, come dimostrano eventi storici del passato.

Oltre alla subduzione, l’area è interessata da importanti faglie trascorrenti, tra cui la nota faglia Blanco, dove le placche scorrono lateralmente una rispetto all’altra, generando scosse frequenti.

Questi sismi oceanici, pur essendo spesso meno devastanti rispetto ai grandi terremoti di subduzione, rappresentano un costante promemoria dell’elevata pericolosità sismica della regione pacifica nordamericana, che continua a essere attentamente sorvegliata dalla comunità scientifica internazionale.

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