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Studente accoltellato a scuola, arriva la confessione: “Volevo vendicarmi per le foto, ma non volevo ucciderlo”

Pubblicato: 17/01/2026 14:40

La violenza esplosa tra i corridoi di una scuola superiore ha scosso profondamente La Spezia e riaperto il dibattito sulla sicurezza negli istituti scolastici. Un gesto improvviso, maturato in un contesto di tensioni personali, si è trasformato in una tragedia che ha lasciato una comunità intera sotto shock e con molte domande ancora aperte. Le indagini cercano ora di chiarire ogni passaggio di quanto accaduto, mentre istituzioni e scuola provano a gestire le conseguenze di un evento senza precedenti.

Il racconto dell’omicida davanti al pubblico ministero ha delineato un movente che ruota attorno a gelosia, rancori mai risolti e vecchie immagini circolate sui social. Un conflitto apparentemente banale, nato anni prima, che nel giro di pochi minuti si è trasformato in un fatto di sangue con esiti irreversibili.

La confessione davanti al pm

«Non volevo ucciderlo, ma solo vendicarmi per quelle foto». Con queste parole Zouhair Atif, 19 anni, ha ricostruito nella notte davanti al pm Giacomo Gustavino l’aggressione mortale avvenuta all’interno dell’istituto professionale Einaudi Chiodo di La Spezia (provincia della Spezia). Il giovane ha ammesso di aver colpito Abanoub Youssef, 18 anni, con un coltello da cucina dalla lama di circa venti centimetri, inferto una sola volta all’addome ma risultato fatale.

La vittima è stata trasportata d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea, dove è deceduta alcune ore dopo nonostante i tentativi dei medici di salvarlo. Secondo quanto emerso dalle testimonianze degli studenti, all’origine del gesto ci sarebbe uno scambio di foto d’infanzia tra la vittima e una ragazza per la quale l’aggressore provava interesse, circostanza che avrebbe alimentato rancori e gelosia.

L’aggressione nei corridoi e l’arresto

Dalle prime ricostruzioni, Atif avrebbe affrontato Abanoub nei corridoi della scuola, inseguendolo fino all’interno di un’aula dove la vittima aveva cercato rifugio. Lì l’aggressione si sarebbe fermata. Il 19enne si è lasciato disarmare, oppure avrebbe consegnato lui stesso il coltello a un professore, sotto gli occhi dei compagni ancora sotto choc per quanto appena accaduto.

Il giovane, di origine marocchina, è stato trasferito in carcere, mentre sul corpo di Abanoub Youssef, nato in Egitto, verrà disposta l’autopsia. Al momento, gli inquirenti non contestano la premeditazione, ma hanno riconosciuto l’aggravante dei futili motivi. Nonostante alcune voci interne alla scuola lo descrivano come un ragazzo incline a minacce e abituato a portare coltelli con sé, la sua fedina penale risulta pulita e non era seguito da servizi sanitari o dal Sert.

Rischi di tensioni e ispezione ministeriale

Dopo l’omicidio, l’attenzione si è concentrata anche sul possibile rischio di scontri tra comunità. Il sindaco Pierluigi Peracchini ha però escluso segnali di tensione, sottolineando come il monitoraggio da parte delle forze dell’ordine resti costante e come in città siano già stati rafforzati controlli e sistemi di videosorveglianza. Secondo il primo cittadino, episodi simili riflettono un cambiamento sociale che richiede strumenti educativi adeguati e un maggiore supporto psicologico nelle scuole.

La mattina successiva all’aggressione, il clima all’interno dell’istituto è apparso tesissimo. Docenti e studenti hanno evitato contatti con la stampa, alcune troupe televisive sono state allontanate e si è reso necessario l’intervento della polizia per prevenire ulteriori tensioni. In questo contesto, il Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Liguria, Antimo Ponticiello, ha disposto un’ispezione ministeriale per verificare eventuali responsabilità o mancate segnalazioni.

Cordoglio e appello alla ricostruzione

L’istituto scolastico ha diffuso un messaggio ufficiale di cordoglio, esprimendo vicinanza alla famiglia della vittima e lo sgomento di tutta la comunità scolastica. Alle parole delle istituzioni si sono aggiunte quelle del vescovo Luigi Ernesto Palletti, che ha richiamato al valore della giustizia e alla necessità di evitare spirali di vendetta, invitando a un percorso di ricostruzione basato su rispetto, dialogo e comprensione.

Un omicidio che ha segnato profondamente La Spezia e che riaccende il confronto su prevenzione, disagio giovanile e sicurezza nelle scuole, mentre la città resta in attesa di risposte chiare dalla magistratura.

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