
Lo stipendio degli statali a gennaio 2026 registra un incremento rispetto all’anno precedente, con effetti visibili direttamente nel cedolino NoiPA. Gli aumenti derivano principalmente dalle modifiche fiscali introdotte dall’ultima legge di bilancio, ma per alcuni comparti entrano in gioco anche le novità legate al rinnovo contrattuale. In particolare, per il mondo della scuola il mese di gennaio segna un passaggio rilevante, con nuovi importi e il riconoscimento degli arretrati.
La crescita delle retribuzioni non sarà però uniforme per tutti. Le differenze dipendono dal livello di reddito e dal settore di appartenenza, con benefici più consistenti per chi ha stipendi medio-alti e per il personale dell’istruzione. Le variazioni sono ora consultabili online, rendendo più chiaro l’impatto concreto delle misure approvate.
Nuova Irpef 2026 e busta paga degli statali
La novità che interessa la platea più ampia dei dipendenti pubblici è legata alla riforma dell’Irpef 2026. Con la manovra, l’aliquota applicata ai redditi compresi tra 28mila e 50mila euro lordi annui scende dal 35% al 33%, producendo un risparmio fiscale che si riflette direttamente in busta paga.
Per chi percepisce meno di 28mila euro lordi all’anno, l’effetto è nullo e non si registrano variazioni. Al di sopra di questa soglia, invece, l’aumento risulta graduale. I redditi appena superiori ottengono un beneficio limitato, pari a pochi euro al mese, mentre chi si avvicina ai 50mila euro può arrivare a un risparmio annuo di circa 440 euro, che equivale a poco più di 35 euro mensili. Il meccanismo resta valido fino ai 200mila euro di reddito, oltre i quali il vantaggio fiscale tende a ridursi sensibilmente.
Accanto al taglio dell’Irpef, intervengono anche altre misure fiscali. Tra queste, la tassazione agevolata degli straordinari al 15% per chi guadagna fino a 50mila euro lordi annui, con un possibile incremento complessivo dello stipendio che può raggiungere gli 800 euro su base annuale.
Scuola, aumenti contrattuali e arretrati nel cedolino di gennaio
Per il comparto Istruzione e ricerca, gennaio 2026 rappresenta un mese chiave. Il rinnovo del contratto collettivo nazionale 2022-2024, firmato a fine dicembre 2025, inizia infatti a produrre i suoi effetti economici. Nel cedolino compaiono gli aumenti tabellari destinati a docenti, personale Ata, ricercatori e lavoratori Afam, con importi variabili in base a qualifica, anzianità e ordine scolastico.
Gli incrementi mensili per gli insegnanti oscillano in modo significativo. Un docente delle scuole superiori con laurea e oltre 35 anni di servizio può contare su circa 185 euro lordi in più al mese, mentre per un insegnante della primaria con meno di nove anni di anzianità l’aumento si ferma poco sopra i 110 euro lordi. La media degli incrementi si colloca intorno ai 150 euro mensili, confermando un impatto rilevante sulle retribuzioni del settore.
Nel cedolino di gennaio trovano spazio anche gli arretrati relativi agli anni 2024 e 2025. Gli importi variano in base alle tabelle previste dal contratto e possono andare da circa 1.300 euro fino a superare i 2mila euro lordi per gli insegnanti con maggiore anzianità. Resta invece escluso, per questo mese, il pagamento dell’una tantum prevista per docenti e personale Ata, che slitta a febbraio 2026 ed è riservata a chi era già in servizio entro la fine del 2023.
Nel complesso, il primo cedolino del 2026 segna un aumento concreto per molti statali, con benefici differenziati ma immediatamente visibili, soprattutto per chi rientra nelle fasce di reddito interessate dal taglio dell’Irpef e per il personale della scuola coinvolto nel rinnovo contrattuale.


