Vai al contenuto

Crans-Montana, parla l’avvocato di Jessica Moretti: “Non è vero che stava scappando”

Pubblicato: 18/01/2026 22:49

Crans-Montana, gli avvocati dei Moretti rompono il silenzio in televisione e respingono le accuse più dure legate alla strage del Constellation, l’incendio costato la vita a 40 persone. Al telegiornale della Radio Télévision Suisse (Rts), i tre legali dei proprietari del locale spiegano di aver scelto finora il silenzio “per rispetto delle vittime”, ma di ritenere ora necessario intervenire per “restituire la verità” e arginare quella che definiscono una pericolosa deriva mediatica e emotiva.

Secondo la difesa, le accuse rivolte ai coniugi Moretti sarebbero alimentate da una comprensibile rabbia iniziale, che però rischia di trasformarsi in calunnia. “Le emozioni non possono essere risolte con la calunnia”, affermano gli avvocati, sottolineando come anche per i loro assistiti le vittime rappresentassero “l’anima del locale”. Un dolore che, a loro dire, non può essere cancellato da ricostruzioni ritenute distorte.

“Jessica stava cercando aiuto, non fuggiva”

Uno dei punti più contestati riguarda il comportamento di Jessica, finita al centro di accuse pesanti nei giorni successivi al rogo. I legali sono netti: “Jessica non stava scappando con la cassa, stava uscendo per chiamare aiuto”. Una versione che, spiegano, nasce anche dall’educazione ricevuta dal padre, pompiere, le cui parole le risuonavano in testa: in presenza di fiamme bisogna avvisare subito i soccorsi.

La difesa sostiene che la donna avrebbe tentato di rientrare nel locale, ma che a quel punto le fiamme rendevano impossibile qualsiasi ritorno. “Non esiste alcun video che mostri Jessica mentre fugge con la cassa”, ribadiscono gli avvocati, contestando apertamente una delle narrazioni più diffuse sui media e tra i familiari delle vittime.

Sicurezza, schiuma infiammabile e vie di fuga

Altro fronte caldo è quello della sicurezza del locale, in particolare la presenza di schiuma infiammabile sul soffitto. Anche qui la linea difensiva è chiara: “Bisogna chiedere conto a chi la vende”. Secondo i legali, il materiale era destinato a un esercizio pubblico e non spettava ai proprietari valutarne la pericolosità tecnica, compito che ricadrebbe sui fornitori e sui professionisti del settore.

La difesa sottolinea come non fosse immaginabile un comportamento così violento del materiale in caso di incendio. Un punto che, a loro avviso, dovrà essere chiarito dall’indagine tecnica e non da processi sommari celebrati prima ancora delle conclusioni ufficiali.

Uscite di sicurezza e origine del denaro

Sulle vie di fuga, gli avvocati respingono l’idea di un locale privo di uscite adeguate. L’uscita di sicurezza, spiegano, era dotata di maniglia antipanico, quindi non bloccabile. Diverso il caso della porta di servizio, che quella sera risultava chiusa con un chiavistello. “Bisogna capire da chi e perché”, precisano, ricordando però che una porta di servizio non è destinata a fungere da uscita di emergenza.

Infine, i legali affrontano anche le voci sull’origine del denaro dei Moretti. Le accuse di finanziamenti in contanti e fondi di provenienza dubbia vengono definite “ovviamente false”. Le proprietà, chiariscono, risultano ipotecate, elemento che dimostrerebbe la piena liceità delle risorse economiche, mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 19/01/2026 07:37

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure