
Il racconto di chi è riuscito a salvarsi da una tragedia resta spesso l’unico modo per dare un volto umano all’orrore. La voce di Eleonora, una delle sopravvissute alla strage di Crans-Montana, restituisce il senso di smarrimento e paura vissuto in quei minuti interminabili. La giovane ha affidato la sua testimonianza a una lettera letta al Tg1, ripercorrendo una serata nata sotto il segno della festa e trasformata improvvisamente in un incubo.
Era la sua prima volta in Svizzera, una vacanza organizzata con entusiasmo e leggerezza. Una cena in appartamento, poi la decisione di scendere in piazza per il conto alla rovescia e continuare a festeggiare ancora un po’. Una scelta fatta senza esitazioni, come spesso accade a quell’età, senza immaginare che proprio quella notte avrebbe segnato per sempre le loro vite.
La notte della strage a Crans-Montana
Secondo il racconto di Eleonora, l’ingresso nel locale ha rappresentato il punto di non ritorno. Una volta varcata la soglia, tutto è precipitato in pochi istanti. La folla l’ha spinta, separandola da Filippo, e in quel caos sapere che lui fosse al sicuro è diventato il suo unico appiglio emotivo. Intorno, il fumo ha iniziato a invadere gli spazi, mentre il calore aumentava in modo insostenibile.
Dalle scale è salita una vera e propria lingua di fuoco, rendendo l’aria irrespirabile. In quel momento, racconta la ragazza, ha provato per la prima volta la sensazione di non farcela. Abituata a cercare sempre una soluzione, si è sentita improvvisamente intrappolata, senza vie di fuga, circondata da un’atmosfera tossica e dal buio più totale.
L’istinto di sopravvivenza e il lungo recupero
In mezzo a quell’inferno, qualcosa però ha prevalso sulla paura. Eleonora racconta di non avere ricordi nitidi di come sia riuscita a uscire dal locale. È stato l’istinto di sopravvivenza a guidarla, spingendola fuori da una situazione che sembrava senza scampo. Un impulso primordiale, più forte del panico, che le ha permesso di salvarsi.
Oggi la giovane è ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano, dove affronta le conseguenze fisiche e psicologiche di quanto accaduto. Le sue giornate, spiega, sono divise tra momenti di sollievo e altri segnati dal bisogno di silenzio e raccoglimento. La consapevolezza è chiara: il percorso di recupero sarà lungo, ma la forza mostrata quella notte resta il punto da cui ripartire.


