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Chiara Poggi e Stasi, la chat a luci rosse irrompe da Giletti

Pubblicato: 22/01/2026 08:56

Massimo Giletti ha annunciato nei giorni scorsi uno scoop riguardante il delitto di Garlasco, sottolineando di avere tra le mani un “documento delicato” in grado di fare luce sul rapporto tra Chiara Poggi e Alberto Stasi. Si tratta di una chat privata tra i due fidanzati, datata 17 settembre 2006, meno di un anno prima della tragica morte della ragazza avvenuta il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli.

Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio. La vicenda è tornata sotto i riflettori dopo che, circa un anno fa, è stato indagato anche Andrea Sempio. La nuova perizia richiesta dalla famiglia Poggi ha evidenziato accessi a una cartella chiamata “Militare” sul computer di Stasi, contenente materiale pornografico, visionata da Chiara la sera prima della sua morte.

I legali della famiglia Poggi sostengono che quella cartella possa aver scatenato un litigio tra i due fidanzati, poi degenerato in tragedia. Tuttavia, secondo Giletti, la conversazione mandata in onda mostra un approccio ironico e disinibito di entrambi sul tema, comprese discussioni sui video intimi girati e condivisi tra loro.

In particolare, nella chat Chiara scriveva: «Devo andare a cucinare, quando mi mandi l’altro filmino mi fai uno squillo che vengo ad accettare. Ok?», mentre Stasi rispondeva: «Siamo riusciti a trasferire 4 mega ne mancano ancora 370». Altri scambi riportano frasi come: “Il primo del mare. Questo non è porno” o “Quando lo guardo dovrò togliere l’audio che se no divento rossa”, “L’audio tienilo che è pornissimo!”, testimonianze di uno scherzo reciproco tra ragazzi.

Secondo Luciano Garofano, ex consulente di Sempio, va fatta distinzione tra erotismo e abitudini personali che possono generare fastidio: «Il movente non è stato individuato, ma nelle sentenze si fa riferimento a questo. Da quello che Reale mi disse tempo fa ci sono circa 7mila file che fanno orrore».

La posizione della difesa di Stasi, rappresentata da Antonio De Rensis, sottolinea invece la differenza tra le accuse e la realtà: «Generale, di quello che dice Paolo Reale non mi interessa un fico secco, è un consulente di parte. Ora vedremo quello che diranno i nostri periti. Stiamo parlando di moventi immaginati dalla sentenza».

Il caso di Garlasco continua dunque a mantenere alta l’attenzione mediatica, tra nuove indagini, perizie e rievocazioni dei fatti, complicando ulteriormente un’inchiesta giudiziaria già di per sé complessa e controversa.

Il confine tra elementi processuali e curiosità mediatiche rimane sottile, soprattutto alla luce della recente divulgazione di chat private che potrebbero apparire oggi sotto una luce diversa rispetto a quanto era percepito al tempo dei fatti.

Nonostante il passare degli anni, il delitto di Garlasco resta uno dei casi più discussi della cronaca giudiziaria italiana, con sentenze definitive e nuove indagini che continuano a suscitare dibattito tra esperti, media e opinione pubblica.

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