
La scarcerazione di Jacques Moretti, titolare del locale Le Constellation di Crans-Montana, dietro il pagamento di una cauzione da 200mila franchi, ha acceso un’ondata di indignazione che attraversa le famiglie delle vittime e arriva fino ai vertici del governo italiano. Un provvedimento che, a meno di un mese dalla strage di Capodanno, viene vissuto come un colpo durissimo da chi attende giustizia.
Durissime le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito la decisione «un oltraggio alla memoria delle vittime» e «un insulto alle loro famiglie», annunciando che l’Italia chiederà spiegazioni alle autorità svizzere. Sulla stessa linea il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, per il quale la scarcerazione rappresenta «un vero oltraggio alla sensibilità delle famiglie» e una scelta che «lascia molto a desiderare».
Tra le voci più colpite c’è quella di Andrea Costanzo, padre di Chiara, morta a sedici anni per asfissia da fumo tossico nel rogo del locale. «Sto vacillando», ha detto in un’intervista, spiegando che la notizia della scarcerazione è stata come «spargere sale su una ferita aperta». La cauzione è al centro della sua rabbia: «Duecentomila franchi sono una cifra ridicola. Per un crimine così grave non è concepibile uscire pagando così poco».
Il dolore si intreccia alla sfiducia per un’indagine che, secondo i familiari, presenta zone d’ombra. Nell’interrogatorio in procura, Moretti avrebbe parlato di sé come di una vittima, una definizione che ha suscitato sdegno: «Non riesco nemmeno a rispondere a queste parole», ha detto Costanzo. I coniugi Moretti avrebbero inoltre scaricato le responsabilità su camerieri, addetti alla sicurezza e persino sul Comune, che avrebbe approvato il progetto di ristrutturazione del locale.
La procuratrice Béatrice Pilloud ha confermato che, al momento, gli indagati restano soltanto i due titolari, ma l’inchiesta potrebbe estendersi. Un punto che alimenta ulteriori interrogativi tra i parenti delle vittime, che parlano di omissioni gravi e di controlli mancati. «In Italia non sarebbe stato così», è l’amara constatazione del padre di Chiara, che si chiede perché, a settimane dalla tragedia, altre figure istituzionali non siano state chiamate a rispondere.
Le famiglie stanno ora tentando di fare fronte comune, affidandosi ai rispettivi legali per definire una strategia processuale unitaria. Ma il peso emotivo resta enorme. «Scappo dalla realtà», confessa Costanzo, spiegando di non riuscire più a leggere o guardare notizie sulla strage. L’unico appiglio rimane la speranza che, nonostante tutto, la giustizia faccia il suo corso. Una speranza che, dopo la scarcerazione di Moretti, appare oggi più fragile.


