
L’oro continua la sua corsa senza precedenti. Per la prima volta nella storia il metallo giallo ha superato la soglia dei 5.000 dollari l’oncia, spingendosi anche oltre i 5.100 dollari nelle ultime contrattazioni. Un rally che coinvolge l’intero comparto dei metalli preziosi: anche l’argento ha oltrepassato quota 100 dollari, mentre il platino registra forti rialzi.
La domanda di oro, il cui valore è più che raddoppiato negli ultimi due anni, resta sostenuta da una combinazione di fattori: debolezza del dollaro, incertezze geopolitiche, prospettive di allentamento della politica monetaria statunitense, forti afflussi negli Etf e acquisti intensi da parte delle banche centrali.
Cosa dicono gli esperti
Secondo Kyle Rodda, analista senior di mercato, a pesare è una vera e propria crisi di fiducia verso l’amministrazione statunitense e gli asset americani, alimentata da scelte politiche considerate controverse. Tra gli elementi citati figurano gli attacchi alla Federal Reserve, le tensioni commerciali e le recenti iniziative in politica estera.
Per Max Belmont, gestore di portafoglio, l’oro rappresenta l’esatto opposto della fiducia: è una copertura contro inflazione inattesa, ribassi improvvisi dei mercati e nuove escalation geopolitiche.
A incidere è anche il clima politico interno agli Stati Uniti, segnato da elevata incertezza. Il leader democratico del Senato Chuck Schumer ha annunciato l’intenzione di bloccare un ampio pacchetto di spesa se non verranno rimossi i finanziamenti al Dipartimento della sicurezza interna, aumentando il rischio di rallentamenti amministrativi.
Vasu Menon, responsabile delle strategie di investimento, osserva che l’oro potrebbe restare sotto i riflettori anche nei prossimi mesi e anni, pur avvertendo che dopo i forti guadagni dell’ultimo anno non sono da escludere correzioni intermittenti.
Confindustria: economia quasi ferma in Italia
Le tensioni internazionali iniziano a riflettersi anche sull’economia italiana. Il Centro studi di Confindustria parla di economia quasi ferma, con prezzo del petrolio elevato, dollaro debole che penalizza l’export e un’industria ancora volatile.
Nel quadro congiunturale emergono famiglie più propense al risparmio e consumi in rallentamento, a fronte di un’accelerazione finale sul Pnrr, una riduzione dei tassi sovrani e una moderata risalita del credito.
Sul fronte degli investimenti, nel quarto trimestre del 2025 alcuni indicatori confermano una fase positiva per impianti, macchinari e costruzioni. Cresce anche il credito bancario, sebbene il costo per le imprese resti elevato. A dicembre cala la fiducia delle aziende dei beni strumentali e delle costruzioni.
Spicca infine un balzo record della propensione al risparmio, salita all’11,4% rispetto al terzo trimestre del 2025, che tiene sotto controllo i consumi, aumentati solo dello 0,1%. L’occupazione risulta in crescita, ma restano preoccupazioni sull’export, debole verso Germania e Francia e in calo verso Gran Bretagna e Turchia. A novembre le esportazioni segnano un +0,2% dopo il forte arretramento di ottobre.


