
«Se Salvini non se ne occupa, saremo costretti a occuparcene noi». La frase, pronunciata da Giorgia Meloni davanti ai suoi, fotografa la preoccupazione crescente a Palazzo Chigi per l’ascesa politica di Roberto Vannacci. L’ex generale, oggi europarlamentare della Lega, viene percepito come un possibile fattore di destabilizzazione in vista delle prossime elezioni politiche.
Vannacci ha già compiuto il primo passo formale: il deposito del marchio Futuro Nazionale. Il lancio del partito era previsto per domenica primo febbraio, ma l’iniziativa è stata congelata. A fermare tutto è stata una telefonata del Capitano, che ha imposto una pausa in attesa di un incontro chiarificatore tra i due.
Se da un lato Meloni guarda con favore al dialogo tra Azione e Forza Italia, utile a indebolire il Campo Largo, dall’altro considera un nuovo soggetto politico a destra come una minaccia diretta. Un’iniziativa esterna alla coalizione viene vissuta, a Fratelli d’Italia, come “il fumo negli occhi”.

Nel mirino della premier c’è soprattutto Matteo Salvini, accusato di immobilismo sul caso del suo vicesegretario. Il simbolo pensato da Vannacci — una fiamma tricolore con caratteri che richiamano il Ventennio — rafforza i timori. L’operazione, descritta da Repubblica come una sorta di Afd italiana, ultradestra e senza compromessi, sarebbe in preparazione da mesi.
A fare da base ci sono l’associazione Mondo al contrario, il centro studi Rinascimento nazionale e una rete di contatti che va da Indipendenza di Gianni Alemanno fino a Caio Mussolini, vicino all’ambiente dei paracadutisti. Un mosaico che punta a intercettare l’area più radicale dell’elettorato di destra.
Secondo Roberto Jonghi Lavarini, detto il “Barone nero”, storico esponente della destra lombarda, «lo spazio iniziale è del 5 per cento». Una stima che spiega l’allarme a Palazzo Chigi. Meloni, in particolare, ritiene Salvini «inadatto» a gestire la trattativa con Vannacci e non crede nella strategia dell’ignorarlo.

Dal canto suo Salvini minimizza: fuori dalla Lega, sostiene, Vannacci rischierebbe di ripetere l’esperienza dell’ApE di Domenico Comino. Ma dentro il partito cresce il nervosismo. Il deputato Edoardo Ziello, vicino all’ex generale, conferma che l’incontro è atteso nel fine settimana e attacca la linea del Carroccio.
«Gli italiani sanno chi è Vannacci, è coerente. Ma la Lega cosa sta diventando?», chiede Ziello, evocando le diverse anime del partito, da Zaia a Francesca Pascale. «Un segretario ha il dovere di spiegare qual è la rotta», incalza, sottolineando le ambiguità della leadership.
Quanto a Futuro Nazionale, il messaggio è netto: «L’idea che Vannacci si fermi non esiste». In FdI temono che Salvini non sia in grado di porre un veto credibile. E lo scenario peggiore, nel ragionamento dei meloniani, è che una mossa solitaria dell’ex generale sottragga voti al centrodestra e favorisca il caos politico, penalizzando un governo schierato pro Ucraina e aprendo spazi di instabilità internazionale.


