
La Federazione Russa ha avviato un’azione legale formale per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal congelamento dei beni russi nell’Unione europea. La strategia passa attraverso il tribunale arbitrale e si inserisce in un contenzioso che Mosca considera una risposta diretta a misure ritenute illegittime e contrarie al diritto internazionale. A rendere nota l’iniziativa è stato un alto rappresentante del Ministero degli Affari Esteri russo, chiarendo che il percorso giudiziario è già in corso e che il Cremlino intende proseguire su questa linea anche nei prossimi mesi.
Secondo la posizione ufficiale russa, il blocco delle riserve sovrane e degli asset riconducibili a soggetti russi, pubblici e privati, avrebbe prodotto danni economici rilevanti, impedendo allo Stato di disporre liberamente di fondi di propria titolarità. Una situazione che Mosca interpreta come una violazione grave delle regole che disciplinano i rapporti finanziari internazionali.
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L’azione legale avviata a Mosca
A fornire i dettagli dell’iniziativa è stato Vladislav Maslennikov, direttore del dipartimento per le questioni europee del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, nel corso di un’intervista all’agenzia Tass. Maslennikov ha spiegato che nel dicembre 2025 la Banca di Russia ha presentato una richiesta formale al tribunale arbitrale della città di Mosca, chiedendo un risarcimento per i danni subiti a causa dell’impossibilità di utilizzare fondi appartenenti allo Stato russo.
L’azione giudiziaria rappresenta, nelle intenzioni di Mosca, un primo passo concreto per contestare il congelamento dei beni deciso a livello europeo. La richiesta avanzata mira a ottenere una valutazione giuridica delle conseguenze economiche prodotte dal blocco e a quantificare le responsabilità che la Russia attribuisce all’Unione europea.

La posizione del Ministero degli Affari Esteri
Nel suo intervento, Maslennikov ha sottolineato che la Federazione Russa, anche attraverso il proprio Ministero degli Affari Esteri, continuerà a perseguire l’obiettivo del ritorno dei beni russi detenuti nell’Ue. Secondo quanto affermato, il congelamento delle riserve e degli asset finanziari non avrebbe alcuna base legale solida e costituirebbe un precedente pericoloso nei rapporti tra Stati.
La linea espressa dal ministero è netta: qualsiasi azione che impedisca alla Russia di disporre dei propri beni viene interpretata come una misura arbitraria, adottata al di fuori dei confini consentiti dal diritto internazionale. In questo quadro, il ricorso agli strumenti giuridici viene presentato come una risposta necessaria e coerente.

Accuse all’Unione europea e implicazioni internazionali
Nel valutare le conseguenze politiche del congelamento degli asset, il rappresentante russo ha accusato l’Unione europea di aver compromesso la propria credibilità internazionale. Bloccando le riserve sovrane russe e gli investimenti privati riconducibili a cittadini e istituzioni della Federazione Russa, Bruxelles avrebbe, secondo Mosca, dimostrato di essere un partner inaffidabile sul piano economico e finanziario.
Maslennikov ha definito queste misure come una forma di appropriazione illegale, sostenendo che la Russia considera tali atti alla stregua di un furto. Una valutazione che apre la strada a ulteriori reazioni, non solo sul piano legale, ma anche sul versante diplomatico.
Le possibili conseguenze del contenzioso
La vicenda del congelamento dei beni russi nell’Ue e del successivo ricorso al tribunale arbitrale di Mosca rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra la Federazione Russa e le istituzioni europee. L’azione legale promossa dalla Banca di Russia potrebbe diventare un precedente utilizzato anche in altri contesti, rafforzando la strategia di Mosca volta a contestare le sanzioni attraverso strumenti giuridici.
Nel frattempo, il messaggio politico è chiaro: la Russia intende reagire a ogni iniziativa che colpisca i propri asset, rivendicando il diritto a una tutela legale e a una compensazione economica. Una posizione che conferma come il terreno del confronto tra Mosca e Bruxelles non sia più soltanto diplomatico, ma anche giudiziario e finanziario, con effetti destinati a protrarsi nel tempo.


