
A Niscemi la normalità e l’emergenza si sfiorano senza mai incontrarsi davvero. Da una parte le scuole che aprono, i bambini che cantano l’inno e provano a tenere viva una quotidianità fragile. Dall’altra, a poche centinaia di metri, una ferita ancora aperta: una frana che ha riscritto la geografia urbana, messo in discussione decenni di scelte amministrative e ora impone decisioni drastiche. Il dato che pesa come un macigno arriva dalle istituzioni regionali e dalla Protezione civile: 137 edifici rischiano la demolizione perché costruiti troppo vicino al fronte instabile del costone.
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Le case da abbattere e la linea della Regione
Secondo le valutazioni tecniche, entro una fascia di 50 metri dal fronte della frana non sarà possibile alcun rientro. Lo scenario è netto: quelle abitazioni non potranno essere recuperate e saranno destinate, prima o poi, a crollare o a essere rase al suolo. Una prospettiva che coinvolge interi isolati e famiglie costrette a lasciare le proprie case senza certezze sui tempi e sulle modalità del futuro.
La Regione ha chiarito che si tratta di una scelta obbligata sul piano della sicurezza. L’area viene considerata definitivamente compromessa, mentre una zona di rispetto più ampia, pari a 150 metri, dovrebbe garantire una soglia di protezione sufficiente per il resto dell’abitato. È su questa linea di confine che si gioca il destino di Niscemi, sospesa tra ciò che potrà essere salvato e ciò che andrà perduto.

L’inchiesta della Procura e le responsabilità
Sul fronte giudiziario, la Procura di Gela accelera. L’indagine per disastro colposo e danneggiamento da frana mira a stabilire se quanto accaduto fosse prevedibile e soprattutto prevenibile. Gli inquirenti stanno passando al setaccio anni di segnalazioni, atti amministrativi e documenti tecnici che, secondo gli investigatori, potrebbero dimostrare come il rischio fosse noto da tempo.
Il procuratore Salvatore Vella ha annunciato che gli indagati arriveranno a breve e che non ci saranno eccezioni. L’inchiesta, infatti, non si fermerà ai livelli intermedi ma potrà salire fino alle responsabilità apicali. Due i filoni principali: da un lato la stabilità del versante, dall’altro l’impatto dell’edificazione cresciuta negli anni sul pianoro sovrastante, insieme alla gestione delle acque piovane e reflue, ritenuta un elemento chiave nell’equilibrio del terreno.
Intelligenza artificiale e consulenze scientifiche
Per ricostruire una vicenda che affonda le radici nel 1997, anno della prima frana, la Procura utilizzerà anche l’intelligenza artificiale. La tecnologia servirà a incrociare una quantità enorme di dati: pratiche edilizie, immagini storiche, fotografie e rilevazioni satellitari fornite dall’Agenzia spaziale italiana. Un lavoro complesso, che sarà affiancato da tre consulenti dell’Università di Palermo, esperti in scienze della Terra.
L’obiettivo è ricostruire l’evoluzione del dissesto nel tempo e comprendere se l’evento che ha colpito Niscemi rappresenti il risultato di una lunga catena di omissioni. Un caso che, per dimensioni e caratteristiche, viene definito dagli inquirenti come senza precedenti nel panorama europeo.

Sfollati, scuole chiuse e il futuro della città
Oggi il bilancio sociale è pesantissimo: oltre 1.300 sfollati, edifici crollati o a rischio, scuole chiuse e centinaia di studenti trasferiti altrove. Nel pieno del dibattito, il sindaco Massimiliano Conti respinge con decisione l’ipotesi di una new town. Niscemi, ribadisce, non verrà spostata. La strategia del Comune punta piuttosto al recupero del patrimonio esistente, con un bando imminente per censire immobili sfitti o in vendita e offrire una soluzione abitativa a chi ha perso la casa.
Secondo il primo cittadino, in passato non ci sarebbe stata una piena consapevolezza della gravità del rischio, e solo a distanza di quasi trent’anni dalla frana del ’97 sono arrivate risorse concrete per ristori e demolizioni. Intanto, i tecnici segnalano un rallentamento del movimento franoso e non escludono che, dopo verifiche approfondite, alcune abitazioni possano essere restituite.
Niscemi resta così sospesa tra inchieste, ruspe e speranze. Una città che prova a restare in piedi mentre, poco più in là, la terra continua a ricordare quanto sia fragile il confine tra sviluppo e sicurezza.


