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“Incubo nuove pandemie”. L’Oms lancia l’allarme, cresce la paura: “Come difendersi”

Pubblicato: 04/02/2026 09:40

A sei anni dalla pandemia di Covid-19, il tema dei virus emergenti resta al centro dell’attenzione delle autorità sanitarie internazionali. Se da un lato l’esperienza recente ha rafforzato sistemi di sorveglianza e risposta, dall’altro le minacce continuano a evolversi in modo silenzioso. Covid e mpox non sono scomparsi e circolano ancora a bassa intensità, mentre altri agenti patogeni continuano a causare focolai sporadici in diverse aree del pianeta. In questo contesto, l’Oms avverte che i progressi compiuti nella preparazione a una nuova pandemia esistono, ma restano fragili.

L’allarme non riguarda un solo virus, ma un insieme di patogeni che, per caratteristiche biologiche e modalità di trasmissione, potrebbero rappresentare un rischio futuro se sottovalutati o intercettati troppo tardi.
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Nipah e le infezioni tra operatori sanitari

L’ultimo segnale di allerta arriva dal virus Nipah, un agente patogeno trasmesso dai pipistrelli e noto per la sua altissima letalità. Nei giorni scorsi, l’Oms ha segnalato due infezioni tra operatori sanitari in India, un Paese che da oltre vent’anni registra casi sporadici legati a questo virus. Al momento, il rischio globale viene definito basso, ma il livello di attenzione resta elevato.

Nipah rappresenta una minaccia particolarmente insidiosa perché, a oggi, non esistono vaccini né terapie specifiche. Ogni nuovo caso viene quindi monitorato con estrema cautela, soprattutto per il potenziale impatto sul personale sanitario e per il rischio di trasmissione in contesti ospedalieri.

Virus trascurati e diagnosi mancate

Proprio l’attenzione concentrata su Nipah potrebbe però avere un effetto collaterale: oscurare altri agenti emergenti. È quanto emerge da uno studio condotto tra Bangladesh e Stati Uniti, pubblicato sulla rivista dei Cdc americani Emerging Infectious Diseases. I ricercatori hanno ricostruito la storia di cinque pazienti ricoverati con sintomi compatibili con Nipah, poi escluso dai test diagnostici.

Analisi successive hanno rivelato che la causa dell’infezione era un altro virus trasmesso dai pipistrelli, il Pteropine Orthoreovirus, già segnalato sporadicamente nel sud-est asiatico. I casi, risalenti al periodo 2022-2023, vengono considerati un campanello d’allarme: secondo gli studiosi, potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg, suggerendo una circolazione più ampia e inosservata del virus nella regione.

Influenza D e coronavirus canino sotto osservazione

L’attenzione scientifica non si ferma qui. Sulla stessa rivista americana è stata pubblicata un’analisi dedicata ad altri due agenti potenzialmente in grado di causare epidemie: il virus dell’influenza D e il coronavirus canino.

L’influenza D, identificata inizialmente nei suini, ha nei bovini il suo principale serbatoio. Finora non è mai stato isolato un virus vitale nell’uomo, ma diversi studi hanno individuato anticorpi in lavoratori del settore zootecnico, segno di un’esposizione già avvenuta. Il coronavirus canino, in una forma ricombinante con una variante felina, è invece già stato isolato nell’uomo, prima in un bambino in Malesia nel 2021 e successivamente in altre aree del mondo, dal sud-est asiatico agli Stati Uniti.

Per entrambi, il timore principale è che possano non essere lontani dall’acquisire la capacità di trasmissione da uomo a uomo, elemento chiave per l’innesco di una crisi sanitaria globale.

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I progressi fragili dopo il Covid

Proprio su questo scenario si inserisce il recente bilancio dell’Oms sulla preparazione alle future pandemie. Secondo l’organizzazione, il mondo è oggi più pronto rispetto al passato grazie a passi concreti compiuti dopo il Covid-19. Tuttavia, questi risultati vengono definiti vulnerabili.

A preoccupare maggiormente è lo spostamento delle risorse finanziarie: sempre più fondi vengono dirottati dalla salute pubblica verso la difesa e la sicurezza nazionale. Una scelta che, secondo l’Oms, rischia di indebolire proprio quei sistemi di sorveglianza e risposta che erano stati rafforzati per proteggere i Paesi da future pandemie.

Il messaggio è chiaro: i virus emergenti non aspettano. E la lezione del Covid, se non sostenuta da investimenti continui e da un’attenzione costante, rischia di trasformarsi in un’occasione mancata.

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