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Cacciatori morti: il mistero del cane in auto e i corpi a 30 metri l’uno dall’altro. C’è un indagato

Pubblicato: 04/02/2026 18:39

Una settimana dopo il ritrovamento dei tre cacciatori uccisi nei boschi di Montagnareale, nella fitta selva dei Nebrodi messinesi, l’inchiesta potrebbe essere vicinissima a una svolta cruciale. Gli investigatori avrebbero infatti identificato un quarto uomo presente proprio nella zona della battuta di caccia, figura ritenuta centrale per ricostruire la dinamica della strage. Il suo nome sarebbe stato inserito nel registro degli indagati.

La svolta giudiziaria arriva mentre proseguono gli accertamenti tecnici affidati ai carabinieri del Ris, chiamati a chiarire una dinamica che, fin dall’inizio, è apparsa tutt’altro che lineare. Al centro dell’inchiesta restano gli esami balistici sui proiettili e sulle armi rinvenute accanto ai corpi, ma soprattutto l’assenza di un fucile dal quale, secondo gli investigatori, potrebbe essere partito uno dei colpi mortali.
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I tre corpi e l’arma che manca

Le vittime sono Davis Pino, 26 anni, il fratello Giuseppe Pino, 44 anni, e Antonio Gatani, 82 anni. I due fratelli, secondo quanto accertato, non conoscevano l’anziano. Un dettaglio che alimenta i dubbi su come e perché i tre si siano trovati nello stesso punto del bosco quella mattina.

I cadaveri sono stati rinvenuti a circa 30 metri di distanza l’uno dall’altro. Accanto ai corpi sono stati trovati tre fucili, ora sotto sequestro, ma agli atti dell’indagine risulterebbe mancare un’arma. Proprio questa assenza rafforza il sospetto che uno dei colpi, in particolare quello risultato fatale al più giovane dei tre, sia stato esploso da un’arma diversa da quelle recuperate sul posto.

La mattina della tragedia e i punti oscuri

Secondo la ricostruzione finora disponibile, la tragedia si sarebbe consumata intorno alle 8 del mattino. I carabinieri hanno ascoltato in queste ore l’amico di caccia dell’82enne, l’ultimo ad aver visto Gatani in vita. L’uomo ha riferito di averlo incontrato intorno alle 6, di averlo accompagnato nel bosco e poi di essere tornato indietro, facendo rientro a casa.

Un racconto che lascia però diversi interrogativi aperti. Non è chiaro, ad esempio, il motivo per cui i due si siano separati poco dopo l’arrivo, né perché il cane dell’anziano non sia mai stato fatto scendere dall’auto, rimanendo per tutta la mattina all’interno del veicolo. Elementi considerati anomali dagli investigatori e ora al vaglio degli inquirenti.

Le ipotesi: incidente o lite degenerata

Tra le piste seguite dagli investigatori c’è quella di un colpo accidentale che avrebbe innescato una reazione a catena, trasformando un incidente di caccia in una sparatoria. Non viene esclusa, però, neppure l’ipotesi di una lite improvvisa, degenerata fino all’uso delle armi.

Dalla prima ricostruzione dell’ordine degli eventi emerge che il primo a perdere la vita sarebbe stato Giuseppe Pino, seguito dall’anziano Antonio Gatani. Infine Davis Pino, colpito al fianco da un proiettile sparato da lontano, ma ucciso da un secondo colpo esploso a distanza ravvicinata. Ed è proprio quest’ultimo proiettile a destare i maggiori sospetti: secondo gli inquirenti non sarebbe partito da nessuna delle armi trovate accanto ai corpi.

L’indagine e il ruolo dell’indagato

Alla luce di questi elementi, la Procura di Patti ha deciso di indagare l’amico della vittima più anziana. Tutte le sue armi sono state sequestrate e saranno sottoposte a un rigoroso esame balistico, decisivo per stabilire se uno dei proiettili, in particolare quello che ha ucciso il 26enne, possa essere stato esploso da una di esse.

Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma il quadro che emerge è quello di una vicenda complessa, ancora lontana da una spiegazione definitiva. I risultati scientifici attesi nei prossimi giorni potrebbero chiarire se nel bosco dei Nebrodi si sia consumato un tragico incidente o un triplice omicidio maturato in pochi, drammatici minuti.

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Ultimo Aggiornamento: 04/02/2026 18:40

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