
ROMA – La frattura era nell’aria, ma i toni dello scontro frontale confermano che tra Roberto Vannacci e la Lega il divorzio non sarà consensuale, né tantomeno silenzioso. Dopo l’addio ufficiale di martedì, il generale ed eurodeputato ha affidato ai social una replica al vetriolo contro chi, dai vertici del partito di via Bellerio, ne chiede ora le dimissioni dallo scranno di Bruxelles.
“Una questione di coerenza”
Vannacci non usa giri di parole e rivendica la paternità del consenso ottenuto alle ultime elezioni europee. “No, non mi dimetto da europarlamentare: i voti sono miei!“, ha tuonato l’autore de Il mondo al contrario. Per l’eurodeputato, la scelta di lasciare il gruppo non è un tradimento del mandato, bensì un atto di fedeltà verso i propri elettori.
Secondo il generale, la decisione affonda le radici in una “questione di valori, principi, ideali e, soprattutto, di coerenza“. Una difesa identitaria che mira a spostare il piano del confronto dal regolamento di partito alla sfera dell’etica politica personale.
L’attacco ai “voltagabbana” del passato
Nella sua controffensiva, Vannacci solleva un polverone interno al centrodestra, citando esplicitamente i colleghi che, nell’ultimo anno, hanno compiuto percorsi analoghi senza subire lo stesso pressing mediatico e politico.
“Chissà perché questa zelante richiesta nei miei confronti non è stata fatta nei confronti dei parlamentari Minardo, Bellomo, Pierro e Bergamini che, solo negli ultimi 12 mesi, hanno lasciato la Lega approdando in altri partiti?”
Un interrogativo che suona come una sfida aperta a Matteo Salvini e ai vertici leghisti, accusati implicitamente di usare “due pesi e due misure” a seconda della convenienza politica o del peso specifico del “dissidente” di turno.
Gli scenari futuri
L’uscita di Vannacci priva la Lega del suo principale catalizzatore di voti alle scorse europee, aprendo un’incognita sulla tenuta del gruppo a Bruxelles e sui futuri equilibri del fronte sovranista in Italia. Resta da capire se il generale sceglierà la via del Gruppo Misto o se sia già in vista un approdo verso nuove formazioni politiche che meglio rispecchino quel “mondo” che lo ha portato fino al Parlamento Europeo.


